Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

La Corte dei Conti stronca la Regione
di Carlo Alberto Tregua

Poche luci, troppe ombre

Tags: Corte Dei Conti, Regione Siciliana



Dalle Relazioni del Presidente della Corte dei Conti, Maurizio Graffeo, e del procuratore generale, Diana Calaciura Traina, emerge un dato spaventoso e cioè che i debiti della Regione sono ben 5,750 miliardi al 31/12/2015, oltre ad un’anticipazione di liquidità per 1,776 miliardi, il doppio del 2014. Mentre il netto patrimoniale presenta un saldo negativo di 8,553 miliardi di euro. Sommando i tre dati, risulta un indebitamento per 16,079 miliardi, tutti caricati sulle spalle delle inconsapevoli future generazioni.
Ma c’è di più. Le anticipazioni di liquidità comportano una spesa per interessi di ben 356 milioni di euro che peseranno sulle già esangui casse della Regione siciliana per un trentennio e cioè dal 2015 al 2045.
Poi vi è la questione dei contratti derivati, cioè attività tossiche per i quali la Regione non ha predisposto un sufficiente Fondo di Riserva, per cui non potrebbe affrontare la chiusura neanche di uno solo dei contratti derivati in essere.
Come vedete, la situazione disastrosa non può certo essere affrontata da incapaci che in parte l’hanno generata. Da essi escludiamo Alessandro Baccei, che ha fatto miracoli.  

Nella Relazione del Pg risulta impietosa l’analisi del personale: ben 16.341 unità che costano 900 milioni, cui vanno aggiunte 7.000 unità delle società partecipate, che costano ulteriori 190 milioni.
Il Pg lamenta che i dati forniti dalla Ragioneria generale della Regione sono incompleti e parziali, come se volessero nascondere la realtà, conseguente al diffuso clientelismo di quest’ultimo trentennio.
Il Pg sottolinea l’inadeguatezza dei controlli effettuati dalla Regione nei confronti delle società partecipate, non essendo ammissibile che gli organi e l’amministrazione di tali società non rispondano adeguatamente alla Ragioneria generale.
Riscossione Sicilia Spa ha incassato il 12% in meno dell’anno precedente. Ciò è dovuto in parte alla crisi, ma anche all’inefficiente organizzazione della Società, inutile perché lo stesso servizio potrebbe essere delegato a Equitalia, con costi minori e risultati migliori.
 
I pensionati sono tutti a carico della Regione e costano 602 milioni di euro. Per cui sommando la spesa del personale in servizio e quella in quiescenza si arriva all’enorme cifra di 1,511 miliardi di euro; come dire, un meraviglioso stipendificio cui tutti i siciliani vorrebbero accedere, se vi fosse la possibilità.
Dalle Relazioni emerge il livello improduttivo di spesa corrente e l’assenza di una politica di effettivo sostegno allo sviluppo del territorio.
E poi, una parte importante è stata dedicata alla corruzione che inquina i rapporti fra i cittadini e le istituzioni, sostiene le imprese mafiose e quelle che evadono imposte e previdenza, altera la concorrenza, alimenta i privilegiati.
La corruzione è una ruggine che corrode le fondamenta del sistema, è una piaga, una vera e propria malattia sociale.
Come curarla? Con la trasparenza, l’assoluta trasparenza e la semplificazione delle procedure. Infatti, sostiene il Pg, che la complessità dell’iter procedurale dà potere al corrotto, che può bloccare o accelerare una pratica. E poi serve la certezza della punizione perché chi delinque ha davanti a sé, invece, una prospettiva di impunità. 

L’adozione della nuova contabilità per cassa e per competenza ha fatto emergere molti debiti pregressi e pochi crediti precedenti, che hanno portato ad evidenziare l’indebitamento complessivo cui si accennava prima.
Per anni, nei bilanci della Regione è stato inserito quel dato falso relativo ai residui attivi, che rappresentavano crediti inesigibili ed ora, col piano di ripulitura, sono stati fortemente ridotti.
La Regione ha beni immobili, oggetti d’arte e beni mobili per 797,6 milioni, ma certamente il loro valore effettivo è minore. Tuttavia, non si capisce perché i beni immobili non vengano messi a reddito pur rappresentando un importo di 402,3 milioni di euro.
Ma l’intero sottoconto degli immobili non risulta attendibile né documentato a causa della mancanza di un inventario completo ed aggiornato . Tale grave anomalia, si protrae da oltre un decennio.
Dagli elementi indicati, ognuno può capire come la malattia della Regione sia più grave di quanto non sembri. Senza medici capaci, il decesso è annunciato!

Articolo pubblicato il 13 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus