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Sviluppo e sostenibilità per le isole minori
di Rosario Battiato

In particolare si punta alla creazione di “poli d’eccellenza green” attraverso l’adozione di tecnologie energetiche innovative. Siglato un protocollo tra Enea e Ancim per un rilancio delle attività produttive in queste aree

Tags: Sviluppo, Isole Minori, Enea, Ancim



PALERMO – Piccole isole di sostenibilità. Potrebbe essere questo lo slogan di lancio del tanto atteso protocollo tra Enea e Associazione nazionale comuni isole minori (Ancim) che è stato firmato mercoledì scorso. Un accordo green che riguarderà da vicino diverse realtà siciliane e che potrebbe dettare nuove regole e opportunità per le attività produttive che operano in quelle aree.

L’Ancim rappresenta 36 Comuni, oltre 200 mila residenti, e coinvolge ben otto amministrazioni isolane (Favignana, Lampedusa e Linosa, Leni, Lipari, Malfa, Pantelleria, S. Marina Salina, Ustica). Per loro un destino comune, visto che l’Enea definisce questo accordo “un’alleanza per lo sviluppo sostenibile” per creare dei “poli di eccellenza green”. Il protocollo permetterà di “lavorare insieme alla valorizzazione del patrimonio ambientale, culturale e sociale” tramite “la diffusione del risparmio e dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili, della mobilità alternativa e della sostenibilità nell’utilizzo dell’acqua, nello smaltimento dei rifiuti e nel turismo”.

C’è già stata un’esperienza in questo senso. Il Progetto Egadi ha consentito di realizzare diversi interventi nell’isola: “Impianto di compostaggio per la trasformazione della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata in fertilizzante per il terreno – leggiamo in una nota dell’Enea–; il trattamento e riuso delle acque reflue e l’installazione di una ‘casa dell’acqua’, alimentata con pannelli fotovoltaici, per ridurre l’utilizzo di bottiglie di plastica”. Nell’area Marina protetta delle Egadi è stato inoltre creato un marchio di qualità ambientale per le imprese locali che hanno avviato un percorso di miglioramento e riduzione dell’impatto ambientale. Nel novembre scorso già 60 imprese avevano ottenuto la certificazione.

Adesso si lavorerà per ampliare l’area di intervento alle altre isole visto che il protocollo prevede una “collaborazione per individuare le fonti di finanziamento, ma anche attività di formazione e informazione per amministratori, operatori, cittadini e vacanzieri”.
Innumerevoli i campi di azione su cui amministratori e attività produttive potranno concentrarsi. Si comincia dallo sfruttamento del patrimonio rinnovabile locale con “l’adozione di tecnologie energetiche innovative compatibili con il paesaggio e la sperimentazione di sistemi mobilità a basso impatto ambientale”. Sul fronte dei rifiuti si lavorerà per avviare una gestione con riciclaggio e smaltimento da mantenere integralmente in ogni singolo Comune. Altri due passaggi riguarderanno recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio e una piattaforma digitale per la gestione di servizi e turismo.

A posizionare l’ultimo tassello sono stati i due presidenti di Enea e Ancim, rispettivamente Federico Testa e Mario Corongiu. Per il responsabile dell’Agenzia nazionale si è trattato di un accordo che “apre la strada a iniziative e progetti congiunti per uno sviluppo energetico, ambientale ed economico sostenibile delle isole minori, attraverso la tutela e la valorizzazione delle risorse locali,  del patrimonio naturalistico e culturale oggi sottoposto ad una forte pressione dovuta principalmente ai flussi turistici”. Conferme, in questo senso, sono giunte da Corongiu che ha basato il suo intervento su “integrazione e sinergia”, due principi che hanno rappresentato le linee guida per “creare un modello di sviluppo economico e sociale nuovo”. Un’idea di sviluppo che è stata codificata anche nel ddl quadro sulle isole minori al momento in approvazione al Senato.

Articolo pubblicato il 16 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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