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Carceri, anche la Sicilia ripiomba nell'emergenza
di Antonio Leo

Antigone: aumenta il ricorso alla custodia cautelare e ci sono più stranieri. Sforata la capienza regolamentare, preoccupa soprattutto il trend

Tags: Carcere



PALERMO – Bastava osservare il trend degli ultimi mesi per rendersi conto che la Sicilia sarebbe tornata a sforare, dopo circa un anno e mezzo, la capienza regolamentare delle carceri. Già sul QdS dell’8 giugno scorso, si evidenziava come tra gennaio e maggio 2016 il saldo dei detenuti (tra ingressi e uscite) era cresciuto di 207 unità, portando il sistema penitenziario dell’Isola – considerato nel suo complesso - a un passo dal sovraffollamento (un’emergenza mai rientrata per molti istituti di pena, come quelli di Agrigento e Caltanissetta). Gli ultimi dati del ministero della Giustizia, aggiornati al 30 giugno scorso, segnano il giro di boa: in tutta la regione si trovano recluse 5.899 persone, 7 in più dell’attuale capienza regolamentare (5.892). Un numero esiguo, si capisce, ma che conferma l’andamento negativo degli ultimi mesi. La situazione peggiore si registra nella casa circondariale di Siracusa, dove si trovano 138 detenuti in più rispetto alla capienza prevista. Ma resta critica la situazione anche nel già citato carcere di Agrigento e a Catania Bicocca, che si aggirano – chi più, chi meno – intorno ai 100 esuberi.

Nonostante gli sforzi del ministro Orlando e il recente appello del capo dello Stato, Sergio Mattarella, affinché si applichi l’art. 27 della Costituzione, puntando dunque sulla rieducazione dei detenuti, la situazione è precipitata negli ultimi dodici mesi.
In tutta Italia, al 30 giugno 2016, sono presenti 54.072 detenuti, oltre 4.000 in più rispetto alla capienza regolamentare (49.701), cresciuti di 1.318 unità nel confronto con la stessa data del 2015 (52.754). Perché questo balzo indietro così evidente? Cosa non ha funzionato? Ha fatto due conti l’associazione Antigone Onlus nel “pre-rapporto 2016 sulle condizioni di detenzione”. L’indagine, prendendo in esame i dati del ministero,  evidenzia una serie di concause.

Anzitutto sono sempre più numerosi i presunti innocenti. I destinatari di custodia cautelare, infatti, sono 18.908, pari al 34,9% della popolazione carceraria. Erano oltre 1.000 in meno l’anno precedente: quasi quanto la crescita delle presenze registrata nell’ultimo anno. Poco importa che il tanto decantato art. 27 della Costituzione, al secondo comma, consideri l’imputato come non colpevole fino a condanna definitiva. Certo, ci sono casi in cui i rischi legati alla fuga, all’inquinamento delle prove o alla corruzione dei testimoni – giusto per citare alcune motivazioni - rendono necessaria la misura preventiva, ma resta qualche dubbio. Specie se si considerano i dati relativi all’ingiusta detenzione. Secondo un’inchiesta pubblicata su “La Stampa” il 24 aprile scorso, basata sui dati del ministero della Giustizia, dal 1992 a oggi il Tesoro ha pagato 630 milioni di euro per indennizzare quasi 25 mila vittime di ingiusta detenzione. Di questi ne ha versati 36 milioni nel 2015  e 11 milioni nei primi tre mesi del 2016.

Intanto, mentre le cautele crescono, restano sostanzialmente stabili le misure alternative. Proprio quelle che mirano a riabilitare e accompagnare il reo verso il ritorno in società. Secondo Antigone, su circa 20.000 detenuti con una pena residua inferiore a tre anni, oltre la metà potrebbe scontarla al di fuori delle sbarre. Proprio per questo motivo, la Onlus ha avviato una campagna per spingere l’Amministrazione penitenziaria a destinare, entro il 2020, il 20% del proprio bilancio per le misure alternative. Attualmente nemmeno il 5% delle spese riguarda tale ambito.

A pesare sull’affollamento degli istituti penitenziari è stata anche la crescita dei detenuti stranieri. Un anno fa erano poco più di 17 mila, mentre lo scorso mese hanno superato quota 18.000. Una crescita tripla rispetto a quella dei cittadini italiani, avanzati di circa 300 unità. Diminuiscono i rumeni, mentre aumentano i ristretti di origine nordafricana (su tutti marocchini e tunisini). In generale la stragrande maggioranza dei reclusi professa la religione cattolica, ma oltre 6 mila sono di fede islamica. Secondo il Dap gli estremisti sarebbero una quarantina.

Da ultimo, va rilevato che sempre più persone sono finite in carcere per violazione della legge sugli stupefacenti: negli ultimi dodici mesi se ne contano oltre 600 in più. Se fosse approvata la proposta di legge sulla legalizzazione della cannabis, attualmente in discussione alla Camera – scrive Antigone – un buon numero di questi tornerebbe in libertà.

Articolo pubblicato il 30 luglio 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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