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Legge elettorale: il Pd gongola. M5S: "Si tratta di legge Truffarellum"
di Valeria Arena

Nello Musumeci in Aula: “E' una minaccia in stile mafioso della maggioranza, un incaprettamento in piena regola”. Anselmo, capogruppo Pd : “Più stabilità negli enti locali. Portato avanti lavoro complesso e fatico”

Tags: Ars, Elezioni, Pd, M5s, Truffarellum, Nello Musumeci



PALERMO - Dopo una lunga maratona d’Aula, il Parlamento siciliano ha approvato la riforma elettorale per gli enti locali. Il sì al ddl fortemente voluto dal Partito democratico è arrivato in serata con 42 voti a favore, 23 contrari e due astenuti. Sono due le principali novità introdotte: la soglia necessaria per assicurarsi al primo turno l’elezione a sindaco, abbassata adesso al 40%, e un sostanzioso premio di maggioranza pari al 60% destinato alle liste collegate al vincitore, che di fatto dovrebbero rendere più stabili i consigli comunali. Come contrappeso, per sfiduciare il primo cittadino basterà il 60% dei consiglieri, quindi non più di due terzi. Altra importante novità è quella relativa al sistema maggioritario, applicato, con la riforma, ai comuni fino a 15 mila abitanti, superando il limite precedente di 10 mila.

Non è passata invece la norma sul terzo mandato per il sindaco, mentre è stata confermata, nonostante il tentativo di eliminarla col voto segreto su un emendamento di modifica, la doppia preferenza di genere, osteggiata dal centrodestra e dai Cinquestelle, e sulla cui importanza erano intervenute nei giorni scorsi il ministro Maria Elena Boschi Boschi, il presidente della Camera Laura Boldrini e, in Aula ieri, il presidente Crocetta.

La rabbia dell’opposizione non ha tardato a manifestarsi. Il M5S, che ha ribattezzato la nuova legge Truffarellum, ha accusato la maggioranza di voler danneggiare il Movimento.

“Ogni commento - ha dichiarato Giancarlo Cancelleri - è superfluo e il nome con cui abbiamo battezzato questa legge la dice tutta sulla sua essenza, una legge inutile, anzi dannosa pianificata a tavolino dai partiti per cercare di truccare le regole del gioco a proprio vantaggio. Volevano pure togliere i ballottaggi, ma hanno capito che l’effetto boomerang contro di loro sarebbe stato fortissimo e hanno fatto marcia indietro. I siciliani gliela faranno pagare cara”.

Ancora più duro, il deputato Nello Musumeci, uno dei principali osteggiatori del ddl: “Attenti: l’obiettivo della maggioranza dell’Ars non sono i cinquestelle ma tutti quei sindaci, amministratori e uomini politici che hanno consenso a prescindere dai partiti e che questi vogliono normalizzare, obbligare alle alleanze e poi ricattare con l’abbassamento del quorum sulla sfiducia: insomma, è una minaccia in stile mafioso, un incaprettamento in piena regola”. Mentre il capogruppo Fi Marco Falcone ha definito l’attuale riforma “avulsa rispetto alla Sicilia reale, alla Sicilia che soffre, che interpreta esclusivamente un concetto di autoconservazione. Forza Italia, alla luce del nuovo contesto politico tripolare, aveva proposto una norma che snellisse e semplificasse lo stesso quadro politico. Partito democratico e Udc hanno invece voluto utilizzare questa norma come strumento di coercizione”.

Il Pd, da parte sua, non può fare altro che festeggiare. “Quando si è aperta la discussione sulla legge elettorale, ben prima delle elezioni amministrative, pochi avrebbero scommesso su questo risultato: oggi abbiamo dimostrato che si poteva fare una legge più coesiva, più democratica, più equilibrata - ha detto il segretario regionale Raciti - Il punto è che la vita politica dei comuni, più che dal tripolarismo, è spesso caratterizzata dalla totale frammentazione che porta al secondo turno elettorale proposte dalla legittimazione molto bassa. Questa legge offre strumenti per aggregare le forze politiche e rendere più semplice e partecipata la vita politica dei comuni: sono soddisfatto di come Pd e maggioranza l’hanno portata avanti tenendo conto, con serietà, dei temi proposti dall’opposizione”.

Il segretario si è detto “soddisfatto anche dell’atteggiamento avuto rispetto ai punti sui quali non si potevano fare passi indietro come la doppia preferenza di genere, una soglia più alta della legge nazionale per la sfiducia dei sindaci e l’esigenza di mantenere, seppur rivista, una soglia per il ballottaggio”. Contenta anche la capogruppo Pd Anselmo: “Abbiamo scritto una riforma elettorale che garantisce stabilità negli enti locali. È stato fatto un lavoro complesso e faticoso, ed è stato portato avanti un dialogo costruttivo con le altre forze politiche, come è giusto che sia quando si discutono riforme di questo tipo. Dispiace che invece il M5S abbia scelto l’auto-isolamento per ragioni di pura propaganda”.

Articolo pubblicato il 11 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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