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Quotidiano di Sicilia

Con Brexit l'UK è ritornato libero
di Carlo Alberto Tregua

Divorzio consensuale con l’UE

Tags: Brexit



Il Regno Unito si è costituito nel 1707 sotto il governo di Anna Stuart (1665-1714). Le sue navi avevano solcato tutti i mari del mondo e i commerci erano fiorenti, sia con l’Oriente che con l’Occidente. è un Paese che ne avrà combinate tante, ma ha ancora una grande egemonia culturale, non solo sul mondo occidentale.
I britannici hanno esercitato la propria autorità coloniale, nel bene e nel male, su almeno 53 Paesi che oggi contano 2 miliardi sui 7,2 miliardi di abitanti del globo. Per questa ragione la loro adesione all’Unione Europea è risultata sempre stretta. Lo stesso Winston Churchill (1874–1965) soleva dire che quando c’era nebbia l’Europa non si vedeva. Una sorta di presunzione che la diceva lunga sulla mentalità di quel popolo.
Forse anche per questo, la stretta maggioranza degli isolani ha detto “No” all’Europa e si è riappropriata dell’autonomia di Paese cerniera fra gli Stati Uniti d’America e l’Europa stessa.

Dopo il responso del popolo sovrano, il Primo ministro che aveva proposto il referendum, David Cameron, convinto europeista, ha dichiarato che non avrebbe gestito l’uscita dell’UK dall’UE, per cui si è prontamente dimesso e ha passato la mano al nuovo primo ministro. Esso è stato scelto dal Partito conservatore in 24 ore, nella persona del segretario degli Affari interni Theresa May, la quale ha giurato nelle mani della novantenne Regina e ha preso subito possesso del numero 10 di Downing Street.
Ha iniziato a contattare i Capi di Stato più importanti per avviare la procedura di distacco che, secondo gli esperti, durerà un paio d’anni, salvaguardando, con molta probabilità, tutti i rapporti commerciali esistenti e anche quelli di lavoro, in modo da rendere quasi indolore il nuovo rapporto fra UE e UK, non più intrinseco come partenariato, bensì legato da interessi reciproci.
Del resto, la Gran Bretagna è stata sempre una spina nel fianco dell’Unione Europea, chiedendo privilegi, eccezioni e meccanismi diversi dagli interessi generali. Quindi, tutto sommato, non è male che essa se ne sia andata per la propria strada e l’Unione per la sua. Un divorzio consensuale che non farà morti e feriti.
 
Janet Yellen , presidente della Fed, aveva in qualche modo previsto questo divorzio, anche perché lo stato di salute dell’economia e dell’occupazione in Gran Bretagna sono migliori di quelli medi dell’Unione Europea, la quale fu improvvidamente allargata, per mano di Romano Prodi, a una serie di Stati orientali, quali Bulgaria e Romania, ancora molto arretrati. Ma questi facevano comodo alla Germania.
La Brexit è stata fortemente voluta dal popolo, che in questa occasione è stato presente alle elezioni con la più alta affluenza della storia del Regno.
A Londra, dopo la Brexit, non è cambiato nulla. Nei quattro Stati che lo compongono (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) tutto procede come prima. Anche le alte proteste della Scozia, che vuole diventare indipendente e quindi aderire autonomamente all’UE, si sono calmate e tutto sembra essere rientrato nella normalità: una normalità post divorzio e ante adesione del Regno all’UE.

Dunque, ognuno per la propria strada. Il che non significa che cesseranno i rapporti commerciali fra i due soggetti, tutt’altro. Ma avranno un’altra forma e si realizzeranno per convenienza reciproca, non per costrizione.
D’altra parte, l’Unione Europea a 27 Stati potrà finalmente comprendere che deve darsi regole uguali e valide al proprio interno, per evitare squilibri di ogni tipo  nel rapporto fra essi.
Non vi possono essere regimi fiscali tanto differenziati, burocrazie con regole opposte, contratti di lavoro che non consentano l’applicazione vera della libera circolazione dei cittadini europei in tutti gli Stati membri.
Occorre che l’Europa affronti con decisione la questione dell’immigrazione, stabilendo regole ferree anche nei confronti di quei Paesi, come l’Italia, che dissennatamente accoglie tutti, fermo restando l’obbligo umanitario e morale di salvarli mentre sono in pericolo di vita. Ma poi, controllarli e definire chi possa restare in Europa e chi vada rimandato nel Paese d’origine. Anche per questo l’UK è uscito  dall’Europa.

Articolo pubblicato il 13 agosto 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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