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L'immigrazione finanzia turismo e Isis
di Carlo Alberto Tregua

La satira francese e le colpe italiane

Tags: Immigrazione, Migranti, Isis



Frontex e mezzi navali italiani salvano fra due e tremila poveracci al giorno che non provengono più dalla guerra siriana bensì da Sud Africa, per sfuggire alla fame. In gran parte, per conseguenza, non possono essere considerati rifugiati politici e quindi con diritto d’asilo.
La politica dell’accoglienza (necessario il salvataggio di chiunque rischi la vita in mare), fatta senza l’osservanza delle leggi italiane ed europee, né l’osservanza di alcuna regola etica di equità, non ci sembra una buona politica.
La ragione è semplice: bisogna decidere se il nostro Paese sia in grado di salvare un milione di migranti l’anno, se sia in condizione di spendere non più gli attuali 4,3 miliardi  ma forse il doppio, se le città possano ospitare tre migranti per mille abitanti attualmente stabiliti, che si raddoppiano in tempi brevi. Ovvero, spingere i due governi libici ad un accordo, controbilanciandolo con finanziamenti, formazione, commesse di petrolio ed altri strumenti economici che possano convincerli.

Convincerli a fare cosa? A fare quello che ha fatto la Turchia, cioè a impedire che tutti i migranti si possano imbarcare nei fatiscenti rottami capaci forse di percorrere una ventina di miglia, tanto lì ci sono tutte le navi pronte a prenderli. Una vera finzione perché a questo punto sarebbe più logico che le navi andassero a prelevare i migranti nei porti libici.
Non si capisce perché ciò che ha fatto la Turchia non possa essere fatto dalla Libia, seppure con due teste governative, le quali potrebbero fare gli accordi separatamente e limitatamente al proprio territorio.
Non sappiamo se il governo italiano stia tentando di raggiungere questo logico obiettivo; constatiamo, invece, che da cento migranti al giorno siamo passati a mille, poi duemila e si sta raggiungendo la soglia di tremila. Con ciò i migranti salvati quest’anno potrebbero diventare fra cinque e seicentomila.
Dove li piazzerà il ministro dell’Interno?
Continuerà a chiedere ai sindaci di mettere a disposizione ambienti di vario tipo e perfino palestre e stadi? Il disordine è completo. La cosiddetta macchina dell’accoglienza è andata in tilt. La spesa, esorbitante.
 
In questa drammatica vicenda vi è un aspetto positivo e cioè che la spesa di vitto e alloggio di circa trenta euro cadauno sta consentendo a tanti alberghi e pensioni di incrementare i loro affari e di coprire la bassa stagione con l’attività conseguente. Ma allora, diciamolo: collateralmente all’azione umanitaria, vi è un sostegno all’economia turistica.
E però, vi è un aspetto fortemente negativo di cui è lecito sospettare. Non impedire che i migranti partano dalla Libia, significa indirettamente finanziare Isis e mafie dei trafficanti.
Si dice che per ogni persona imbarcata (si fa per dire), la losca organizzazione percepisca mediamente duemila dollari. Facile conteggiare che se in Italia arrivano cinquecentomila migranti, tali losche organizzazioni, fra cui l’Isis, incassano circa un miliardo di dollari.
Con questo miliardo e un finanziamento che assieme a quello del petrolio, le cui raffinerie sono controllate da Isis, servono per comprare armi e materiali di sussitenza e di supporto all’insensata guerra.

Quindi, tagliare alla radice questo sporco traffico significa anche chiudere i rubinetti a Isis e mafie del luogo. Mantenerlo aperto, per contro, vuol dire diventare involontariamente conniventi della malavita organizzata, ed anche delle migliaia di morti.
Angela Merkel ha perso le elezioni nel Lander del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. In Austria, l’estrema destra potrebbe vincere le elezioni presidenziali. La conservatrice Theresa May e il socialista francese Francois Hollande hanno stipulato un contratto mediante il quale verrà costruito un muro a Calais alto quattro metri e lungo due chilometri.
Ungheria, Bulgaria e Polonia hanno chiuso le frontiere. In Svizzera non si entra. Alla frontiera francese prossima a Ventimiglia si è eretto un muro di Polizia.
Risultato: l’Italia è soffocata nei suoi confini a Nord e dall’invasione a Sud. Arriverà il momento dell’esplosione. Come non prevederlo?
Umanità e solidarietà al primo posto, ma se finisce l’ossigeno al popolo italiano non solo non sarà in grado di essere solidale, ma neanche di badare a se stesso.

Articolo pubblicato il 13 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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