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Quotidiano di Sicilia

Consulta dei cittadini migranti, un miraggio a Catania e Messina
di Chiara Borzì

Mirko Viola, segretario dell’associazione etnea Città insieme: “Ascoltare chi non ha diritto di voto”. Prevista dalla legge regionale 6/11, Palermo ha approvato il regolamento nel 2013

Tags: Migranti



CATANIA – In Sicilia ci sono almeno due Comuni di una certa importanza che andrebbero commissariati per la mancata adozione di una legge, quella che obbliga ogni amministrazione locale a dotarsi, tramite regolamento, di una Consulta dei cittadini migranti. Nell’Isola il 3,4 per cento della popolazione totale è composta da cittadini non europei: residenti che concorrono per il 3,1 per cento alla formazione del pil siciliano.

Gli stranieri sono dunque parte integrante del nostro contesto; integrante, ma non integrata, spesso senza rappresentanza. Quest'organo è previsto da quasi 6 anni, secondo quanto stabilito dalla legge regionale n° 6 del 5 aprile 2011, art. 12: “I comuni nel cui territorio siano presenti comunità di cittadini residenti provenienti da paesi non appartenenti all’Unione europea, istituiscono e disciplinano con regolamento la Consulta dei cittadini migranti. A tal fine i comuni adeguano i propri statuti alle disposizioni di cui al presente articolo entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. In caso di inosservanza l’assessore regionale per le Autonomie locali e la funzione pubblica provvede in via sostitutiva”.

I Comuni siciliani hanno provato ad adeguarsi, ma con risultati scarsi. Ad Enna il regolamento che disciplina la Consulta dei cittadini migranti è stato approvato con delibera del Consiglio comunale n° 59 del 2012, con un anno e mezzo di ritardo; a Palermo con delibera n° 49 del 15 maggio 2015, con quattro anni di ritardo; ad Agrigento con delibera n° 137 del 12 dicembre 2012, con quasi due anni di ritardo; a Trapani con delibera n°165 del 19 novembre del 2012, con un anno mezzo di ritardo; a Palermo con delibera n°49 del 15 maggio del 2013, con due anni e un mese di ritardo. Antesignana della consulta è Siracusa, città che ha approvato il regolamento prima dell’arrivo della legge regionale, con la delibera consiliare n° 31 del 16 febbraio del 2005, quattordici anni prima della Regione.

Mancano ancora i regolamenti a Catania e Messina, nonostante in entrambe le città metropolitane ci siano associazioni che si sono battute per veder garantito questo diritto. In particolare, sotto il vulcano si tiene duro. L’associazione Città Insieme con il sostegno di altre 30 associazioni ha chiesto al Comune di Catania l’istituzione della Consulta dei cittadini migranti con lettera depositata il 5 novembre del 2013, il 14 aprile 2014 la stessa associazione ha depositato all'ufficio protocollo una proposta di regolamento istitutivo che ha ottenuto l’interesse di alcuni consiglieri e l’appoggio iniziale dell’assessore alla Trasparenza Rosario D’Agata. Oggi si continua a spingere per vedere rispettata la legge. Dopo due anni dalla presentazione del testo (a cinque dall'approvazione della L.R 6/2011) non si riesce a votare l’approvazione del regolamento, sia perché all’ordine del giorno dei vari Consigli non è stata mai considerata una priorità, sia perché all’interno del Consiglio comunale catanese si stenta a raggiungere il numero legale per le votazioni.

“Voglio credere comunque che entro il 31 dicembre 2016 riusciremo a far approvare il testo di regolamento – ha dichiarato il segretario dell'associazione Mirko Viola – non voglio essere pessimista. È necessario ascoltare ufficialmente la parola di chi non può votare, ma ha qualcosa da dire. La Consulta dei migranti valorizzerebbe anche il consigliere aggiunto, che verrebbe eletto dalla Consulta stessa”. Un ruolo che responsabilizzerebbe davvero questa figura, risultata secondo gli ultimi dati diffusi, tra le più assenteiste del Consiglio Comunale catanese.

Articolo pubblicato il 16 settembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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