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Palermo - Tari più bassa nel capoluogo dopo i tagli della giunta Orlando
di Gaspare Ingargiola

Nel capoluogo la tassa è sopra la media nazionale ma meno cara rispetto alle altre Città Metropolitane. L’assessore al Bilancio, Luciano Abbonato: “Riduzione del 15% in due anni”

Tags: Tari, Palermo, Tasse, Rifiuti, Leoluca Orlando



PALERMO - Una Tari sopra la media nazionale ma più bassa rispetto alle altre Città Metropolitane: è questo il dato che emerge da un’indagine di Federconsumatori sull’imposta sui rifiuti.

L’amministrazione Orlando ha mantenuto la promessa: fra le 44 città italiane con popolazione superiore ai 100mila abitanti nel 2016 Palermo è risultata al quarto posto per il più vigoroso taglio alla Tari, con il -5,83%, e al dodicesimo assoluto tra le 105 città capoluogo di provincia. Palermo conquista la seconda piazza nell’isola alle spalle di Caltanissetta per la tassa dei rifiuti meno cara. Secondo il report di Federconsumatori, la spesa media annua per la Tari 2016 per una famiglia tipo composta da tre persone in un appartamento di 100 metri quadrati - per un campione di 109 comuni capoluogo di provincia con una popolazione di circa 17.904.000 abitanti - è stata mediamente di 296 euro, lo stesso importo del 2015. Un andamento, dunque, pressoché inalterato, tranne alcune significative eccezione in positivo e in negativo: Isernia +29.5%, l’Aquila +17.75% e Ascoli Piceno +13,4% da una parte, contro Matera -37%, Sanluri -17% e Chieti -14% dall’altra. Nelle 22 città capoluogo del Nord-Est la spesa media si attesta a 246 euro (come l’anno scorso), nelle 24 città capoluogo del Nord-Ovest a 265,5 euro (cifra anch’essa inalterata rispetto al 2015), nelle 24 del Centro a 303 euro (con aumento sul 2015 di circa 6 euro annui), nelle 39 del Sud e Isole di 338 euro (-3 euro annui sul 2015).

Nel settentrione d’Italia, insomma, si paga di meno e i servizi sono più efficienti, con, ad esempio, più alti livelli di raccolta differenziata. Non è certo una sorpresa. La spesa media nazionale, si diceva, è di 296 euro ma in Sicilia se ne pagano (senza risultati) quasi 100 in più: 381 euro all’anno in media. Sempre prendendo come punto di riferimento una famiglia di tre persone in un appartamento di 100 mq, i capoluoghi di provincia più cari sono Siracusa 502 euro, Cagliari 497 euro, Reggio Calabria 481 euro, Salerno 468 euro, Benevento 465 euro, Napoli 448 euro, Pisa 445 euro, Grosseto 429 euro, Catania 427 euro, Messina 413 euro. Ben tre siciliane nella top ten, dunque.

Le 10 città meno care sono invece: Belluno 149 euro, Sanluri 161 euro, Udine 162 euro, Vibo Valentia 164 euro, Brescia 165 euro, Pordenone e Mantova 190 euro, Trento 192 euro, Verona 193 euro, Cremona 195 euro. Cagliari è il capoluogo di regione più caro con 496 euro, Palermo è a metà classifica, 10^ con 308 euro. Per intendersi, nelle altre quattro grandi città metropolitane si pagano fino a 140 euro in più a famiglia, come nel caso di Napoli (448), a Roma 389, a Genova 352, a Milano 324. Una bella differenza.
La sforbiciata decisa dalla giunta Orlando risulta ancora più significativa se si pensa che la tassa sui rifiuti è aumentata mediamente dello 0,1% a livello nazionale e dello 0,3% nelle grandi città.

“I più recenti dati statistici, forniti da un soggetto esterno, confermano, come abbiamo sempre sostenuto - sottolinea il sindaco Leoluca Orlando – l’operato dell’Amministrazione comunale per la riduzione delle tasse a Palermo, resa possibile grazie a due assi di intervento: ridurre gli sprechi e razionalizzare i costi da un lato e fare in modo che diventi concreto lo slogan pagare tutti per pagare tutti di meno”.

Per l'assessore comunale al Bilancio, Luciano Abbonato “si dimostra che non è vero che per avere la città più pulita occorre spendere di più, ma esattamente il contrario: si devono continuare a ridurre gli sprechi per rendere il servizio più efficiente e incrementare la lotta all’evasione”.

Proprio questi sono i due fattori decisivi: la riduzione dei costi del servizio (128 milioni di euro nel 2013, 122 milioni nel 2014 e 118 milioni nel 2015) mediante interventi di razionalizzazione organizzativa, di riduzione dei costi di personale e agevolazioni fiscali; e gli interventi di lotta all’evasione, attraverso l’accertamento di 700.000 mq. tassabili, tramite l’incrocio dei dati con il Catasto.

“Due leve - spiega Abbonato - che hanno consentito di ottenere una riduzione della Tari del 15% in due anni e portato il tributo a livelli così bassi rispetto alle altre città italiane. La collaborazione fra gli uffici dell’Amministrazione comunale, e tra questa e le altre Amministrazioni, ha infatti permesso di individuare gli evasori, anche per rendere giustizia a quei cittadini che le tasse le hanno sempre pagate”.

I costi decrescenti sono stati pertanto divisi fra un numero maggiore di metri quadri tassabili. Peraltro il dato sui nuovi mq tassabili scovati dagli uffici comunali è da rivedere al rialzo: nel 2016 sono stati già scoperti 846mila mq tassabili in più e sono già partiti oltre 40mila avvisi di accertamento. La caccia agli evasori frutta 50mila euro al giorno, circa 6 milioni in più rispetto al 2015 (da 30 a 36), più altri 5,5 evasi negli anni precedenti.

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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