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"Il lavoro c'è fatti trovare"
di Carlo Alberto Tregua

Tags: Lavoro



Avrete sentito uno slogan pubblicitario: “Il lavoro c’è, fatti trovare”. È un incentivo a tutti i cosiddetti inattivi e disoccupati a scremare il mercato per fare emergere le migliaia e migliaia di opportunità che ci sono.
Ecco perché chi ha intenzioni serie nel cercare il lavoro non si deve stancare di inviare curricula, di presentarsi ovunque, di chiedere a conoscenti ove possano esservi occasioni di lavoro. Insomma, mettere in atto tutte quelle iniziative proprie di chi vuole fortemente lavorare.
Poi, ma non in secondo piano, c’è il lavoro autonomo, creativo, quello fatto di immaginazione e innovazione, ove l’unica limitazione è l’imitazione.
Guai a chi tira a campare senza un progetto di vita e senza voglia di metterlo in atto fissandosi traguardi anche impossibili, ma mai irraggiungibili.
È noto infatti che è in noi l’unico limite per noi stessi, senza voler essere presuntuosi, ma dotandosi di grande abnegazione e forza interiore, capaci di superare ostacoli e difficoltà e di generare soluzioni per superarle.  
 
Il cretino non sa di essere cretino. Se lo sapesse non lo sarebbe più. Il disoccupato non sa che ha le capacità per diventare occupato. Se lo sapesse lo diventerebbe. Sia ben chiaro, non ci riferiamo al cosiddetto posto di lavoro, bensì al lavoro in quanto tale. Infatti la Repubblica italiana non è fondata sul posto di lavoro, bensì sul lavoro che abbia qualunque forma e qualunque specie.
Purtroppo l’appiattimento verso il basso del 1968 ha evidenziato il diritto al lavoro e non il dovere al lavoro. Se un cittadino vuole lavorare deve trovare ogni forma ed ogni mezzo per farlo, non aspettare che qualcuno gli faccia il favore di trovargli un posticino, non accontentarsi dei mille euro al mese, ma pensare in modo più esteso, sapendo che si può fare di più, molto di più.
È vero che nel Meridione c’è meno lavoro privato e più lavoro pubblico. Tutti i precari della scuola si azzuffano per restare qui, mentre nelle otto regioni del Nord vi sono buchi vistosi di cattedre scoperte. I precari che dal Sud sono chiamati al Nord non si lamentano; quelli che hanno avuto la fortuna di avere assegnata la cattedra in via definitiva si sono dichiarati deportati.
 
“Il lavoro c’è, fatti trovare”. È una forte esortazione a non restare con le mani in mano, non avendo neanche la voglia di cacciare la mosca che disturba il viso. E se il lavoro momentaneamente non si trova, è bene si studi, si facciano ricerche, si cerchi di capire come funzionano i meccanismi microeconomici, insomma si alimentino le idee e ci si spinga su percorsi, anche nuovi, che possano consentire di utilizzare al meglio il nostro cervello e le nostre energie.
Dal piattume non vengono fuori lavoratori, né pubblici né privati, né dipendenti, né autonomi. Negli ambienti di lavoro, quando c’è disorganizzazione e inefficienza, avviene quanto previsto dalla nota legge di Gresham (1519 - 1579): “La moneta cattiva scaccia quelle buona”.
Al contrario, quando in un ambiente le cose funzionano, quando le regole di efficienza ed efficacia vengono osservate, quando le persone vengono premiate o sanzionate in relazione ai risultati piu o meno raggiunti, vi è la gara a migliorarsi e non a peggiorarsi.     

Si tratta di competere, nel lavoro e nella vita, per fare di più e di meglio. Chi aspetta Godot dovrebbe sapere che non arriverà mai, come nella famosa commedia di Samuel Beckett (1906 - 1989), quando Vladimiro ed Estragone chiacchierano fino a quando si stancano e vanno via.
Il chiacchiericcio, il parlare a casaccio, il dar fiato alla bocca, non solo non risolvono alcun problema ma anzi lo peggiorano, perché formano un’assordante accozzaglia di idiozie, di stupidaggini, di cui è pieno il mondo. Mentre occorrerebbe buon senso, buona volontà e umiltà per muoversi in senso positivo e propositivo cercando di risolvere i problemi, non di aggravarli.
Purtroppo delle buone intenzioni è cosparsa la strada dell’inferno. Esse non sono sufficienti. Ci vuole la voglia di far bene e di costruire per gli altri e per se stessi, senza stancarsi, e aspettando di avere soddisfazioni dalla propria abnegazione e dal proprio sacrificio: “I cavalli di razza emergono a corsa lunga”.

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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