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L'aria che tira in Sicilia? Da migliorare
di Rosario Battiato

Ultimo rapporto Arpa: servono piani per l’inquinamento urbano e industriale. C’è anche un’infrazione Ue. Migliorano i parametri di qualità, anche se restano superamenti per diversi agenti inquinanti

Tags: Ambiente, Sicilia, Inquinamento, Arpa



PALERMO – Migliora la qualità dell’aria in Sicilia. Lo ha scritto l’Arpa nell’ultimo rapporto regionale che espone tutti i dettagli relativi alle campagne condotte nel 2015 e ai dati storici del triennio precedente. Tuttavia non mancano ancora le criticità da risolvere, infatti sulla Sicilia incombe una procedura di infrazione (allo stato di “messa in mora”) per il mancato rispetto delle norme in materia ambientale in relazione al rispetto del limite annuale del biossido di azoto. Le difficoltà non si fermano qui: nel mirino ci sono infatti i superamenti dei limiti relativi agli ossidi di azoto, al particolato fine (pm10) e all’ozono.

Si comincia dal biossido di azoto, dal momento che, secondo quanto riportato dall’Agenzia regionale, negli anni 2012-2015 si sono registrati diversi superamenti. “Negli agglomerati urbani il settore maggiormente impattante è sicuramente quello del traffico stradale, causa primaria delle emissioni di NO2 – si legge nel report –, ed in particolare il traffico nelle strade urbane determinato dai veicoli pesanti maggiori di 3.5 t e dalle automobili a gasolio”. Segnalati, inoltre, anche  superamenti di NO2 nella stazione di Niscemi, facente parte delle aree industriali, che l’Arpa ritiene “possano ascriversi alle stesse cause individuate negli agglomerati urbani, per quanto tali dati meritino un attento approfondimento”. 

Interventi per migliorare i risultati del monitoraggio del biossido di azoto dovrebbero arrivare tramite il  rinnovo e potenziamento del trasporto pubblico, ma anche con i piani di riduzione delle emissioni provenienti dalle aree portuali e aeroportuali. Azioni che potrebbero avere del resto un impatto positivo anche nel capitolo relativo al particolato.

La concentrazione dell’ozono in aria, considerando i superamenti registrati nelle aree industriali, impone di agire sugli inquinanti precursori (ad esempio gli ossidi di azoto o il benzene), dal momento che si tratta di un inquinante secondario. “Nelle aree industriali dovranno essere individuate misure specifiche in relazione alle tipologie di impianti presenti, raffinerie, centrali termoelettriche e cementerie, per la riduzione delle emissioni sia convogliate che diffuse derivanti dalle suddette attività produttive”.

L’Agenzia regionale consiglia anche misure per il settore degli impianti di combustione domestici alimentati a legna “per disincentivare l’uso della legna come combustibile al fine di ridurre la produzione di polveri”.

Intanto anche le città metropolitane si organizzano. “Palermo, Catania e Messina hanno adottato piani urbani del traffico, piani di mobilità e Ztl per migliorare le condizioni di circolazione degli autoveicoli in area urbana e ridurre le emissioni in atmosfera”. All’interno del rapporto l’Arpa spiega che è “attualmente in corso, in collaborazione con la Techne Consulting S.r.l., un’attività di modellizzazione per stimare l’effetto di tali misure, insieme agli scenari futuri macroeconomici, energetici ed industriali, sui livelli emissivi nel corso dei prossimi anni”. Soltanto alla fine del lavoro sarà possibile “effettuare una valutazione più dettagliata circa l’efficacia delle misure individuate a livello locale e sulla necessità di individuare misure aggiuntive per il miglioramento della qualità dell’aria”.

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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