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Jobs act: i numeri di un fallimento che ha favorito solo gli imprenditori
di Redazione

La riforma non è riuscita a smuovere il mercato del lavoro

Tags: Jobs Act, Lavoro, Matteo Renzi



Come volevasi dimostrare. Dopo oltre un anno, dalla nuova riforma del lavoro - ultima dopo quelle dei governi Monti e Letta, che già tanto avevano tolto ai lavoratori - e dopo aver sbandierato ai quattro venti l’importanza del Jobs act, gli ultimi dati Inps hanno dimostrato come i numeri siano sostanzialmente negativi.

La riforma, in pratica, non è riuscita a smuovere il mercato del lavoro in modo positivo, incapace di creare quei posti di lavoro promessi.

Certo, il Jobs act qualcuno ha favorito, ma non di certo i lavoratori, che da queste norme si sono visti togliere diritti conquistati in anni di lotte sindacali che avevano fatto acquisire dignità e potere contrattuale e mettevano i lavoratori in grado di discutere con i datori di lavoro il loro avvenire nelle aziende. Ci riferiamo in particolare all’articolo 18 della legge 300 dello Statuto dei lavoratori, da sempre baluardo di democrazia all’interno delle aziende.

Il Governo guidato da Matteo Renzi è riuscito a fare ciò che non era stato possibile agli ultimi governi di centrodestra, rottamando i diritti dei lavoratori e i lavoratori stessi.

Grazie Renzi, dicono gli imprenditori che non sarebbero riusciti a licenziare così facilmente senza queste nuove norme.
Grazie Renzi, dicono i pensionati Vip con pensioni superiori ai 4.500 euro che non gli verranno più decurtate dal contributo di solidarietà.
Grazie Renzi, dicono coloro che percepiscono pensioni superiori ai 90.000 euro che non sono mai state toccate.
Grazie Renzi, dicono i lavoratori che il lavoro l’hanno perso e i pensionati più deboli che non arrivano ai primi 10 giorni del mese.

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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