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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia piegata dalle fitopatie
di Chiara Borzì

Xylosandrus compactus, entro febbraio l’obbligo di distruggere i carrubbi infestati. La zona di Ragusa la più colpita. Virus Tristeza, Punteruolo Rosso: da anni si susseguono le emergenze per la nostra agricoltura

Tags: Sicilia, Fitopatie



RAGUSA – Arriva dopo circa un anno di disagi l’appoggio della Regione Sicilia agli agricoltori della provincia di Ragusa che hanno combattuto contro lo Xylosandrus compactus, coleottero che ha distrutto i carrubi iblei. La nuova fitopatia, che a questo punto si associa ad altre già presenti come il virus tristeza, ha stavolta colpito nella zona sud-est della Sicilia, tanto da essere stata disposta l’estirpazione degli arbusti.

All’Ars è stato il deputato sciclitano Orazio Ragusa (Udc) ad essere intervenuto sulla questione, sposando la causa e chiedendo l'intervento dell’assessore regionale all’Agricoltura Antonello Cracolici. Lo stesso Ragusa, in assenza di una iniziale risposta da parte dell’assessore, ha chiesto anche il coinvolgimento dell’Università di Catania. A Ragusa, intanto, gli agronomi locali si sono mossi autonomamente per avere un primo riscontro della questione. Giovedì 13 ottobre presso l’Ispettorato dell’Agricoltura di Ragusa, si è tenuto, però, il primo incontro informativo, organizzato di concerto con il Servizio Fitosanitario Regionale, al quale erano presenti agricoltori, portatori d’interesse della filiera carrubo, rappresentati delle Organizzazioni di categoria degli agricoltori, tecnici privati, amministratori di alcuni comuni iblei, personalità politiche e funzionari dei Dipartimenti Regionali dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale e Territoriale. I funzionari del SFR hanno illustrato i principali aspetti bio-etologici dell’insetto, le misure d’intervento per cercare di contenere le infestazioni e la diffusione allo stato attuale del parassita nel territorio. Il cerchio si è così chiuso, si deve lavorare ora per debellare la nuova fitopatia.

Lo Xylosandrus sarebbe arrivato per la prima volta in Italia nel 2012 in Campania, Toscana, Liguria, è una specie diffusa in Asia, Africa, isole del Pacifico, Nuova Zelanda, Nord e Sud America, capace di attaccare diverse piante d’interesse agrario, forestale e ornamentale. “Considerato il ciclo biologico dell’insetto, al fine di contenere l’espansione della popolazione – ha evidenziato l'onorevole Ragusa – l’unico intervento razionale possibile è quello di ricorrere al taglio e alla distruzione dei rametti colpiti. Mi sono già interessato della problematica presentando una interrogazione rivolta all’assessore regionale alle Politiche agricole, Antonello Cracolici, in cui si chiede di individuare misure adatte a contenere il diffondersi di questo coleottero ed ho altresì interessato, con una lettera, il rettore dell’Università di Catania”.

Al termine della seconda settimana di ottobre è arrivata l’attesa risposta dell’assessore Cracolici, che ha confermato la necessità di tagliare le parti colpite dell’albero per contenere i danni. “Si è raccomandato di asportare entro il mese di febbraio i rami infestati e bruciarli immediatamente – ha dichiarato l’assessore all’agricoltura - oltre che attuare tutte quelle pratiche agronomiche che mettano gli alberi nelle migliori condizioni vegetative”.

Il coleottero, infatti, predilige piante che hanno subito uno stress fisiologico dovuto a condizioni climatiche, quali siccità, e a condizioni agronomiche non ottimali, dunque, serve una maggiore cura anche da parte degli agricoltori per salvaguardare storicità e preghi della coltura di Carrubbo a Ragusa.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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