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Sciogliere i comuni per mafia. Soluzione, ma a lungo termine
di Francesco Sanfilippo

Il ministero dell’Interno può suggerire lo scioglimento dell’ente al Presidente della Repubblica. Incontro sul tema a Palermo

Tags: Mafia, Politica, Enti Locali, Palermo



PALERMO - Si è tenuto presso la facoltà di Giurisprudenza di Palermo un incontro sullo scioglimento per mafia dei comuni stessi, di recente, organizzato dall’associazione studentesca “Foro di Giurisprudenza”.

A quest’incontro, ha partecipato il presidente della Commissione antimafia dell’Assemblea regionale, On. Nello Musumeci. La relatrice Caterina Ventimiglia, docente di Diritto Amministrativo della Sicurezza Pubblica, e il suo collega Cesare Faiella, consigliere dell’Ordine degli Avvocati del Foro di Palermo hanno descritto la legge e i suoi effetti nei comuni disciolti.

Il prefetto nomina una commissione d’accesso agli atti in virtù dei poteri conferiti su delega del Ministero dell’Interno secondo quanto disposto dalla legge 30 dicembre 1991, n. 410. Questa commissione, formata da tre funzionari della pubblica amministrazione, svolge la propria attività per 3 mesi, prorogabili per altri 3. Scaduto il termine ultimo, la commissione compila una relazione finale che sarà mandata al prefetto che stilerà, a sua volta, un’altra relazione entro 45 giorni da indirizzare al ministero dell’Interno.

Il ministero dell’Interno, analizzato il dossier, può suggerire lo scioglimento dell’ente al Presidente della Repubblica, che emetterà il decreto di scioglimento, previa deliberazione del Consiglio dei ministri entro 3 mesi dalla presentazione della relazione al prefetto. L’Ente così commissariato, sarà retto da una commissione straordinaria per un periodo che sarà di 12 mesi prorogabili fino a 24. Questa commissione sarà composta da tre membri scelti tra funzionari dello Stato, in servizio o in quiescenza, e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa in quiescenza. Una volta nominata, la commissione svolgerà le funzioni degli organi politici. La sospensione degli organi politici non è l’unica, poiché anche i dirigenti e i dipendenti sono sospesi, laddove sono rilevati rapporti sospetti. Tra i provvedimenti repressivi, s’includono la sospensione del dipendente, ovvero la sua destinazione ad altro ufficio o altra mansione con obbligo di avvio del procedimento disciplinare da parte dell’autorità competente.

Nello Musumeci ha rilevato, però, alcune criticità in questa legge. La democrazia è sospesa per 18/24 mesi ed è amministrato da persone sconosciute. La bonifica prevista dalla legge, quindi, non è stata condotta con l’efficacia richiesta perché o i commissari non sono idonei o più spesso non hanno il tempo necessario per agire con efficacia. Se si vuole conseguire risultati, occorre sospendere la vita democratica del comune per anni, così da bonificare gli uffici pubblici inquinati.

Secondo Musumeci, “la burocrazia è la cerniera tra il potere politico e quello mafioso. La burocrazia cura le procedure, gli appalti e le trattative. O il burocrate è contiguo al politico che obbedisce al mafioso ed è colpevole, o è direttamente contiguo alla mafia ed è doppiamente colpevole”.

I commissari, però, vanno nel comune sciolto per uno o due giorni a settimana, perché non c’è l’unicità dell’incarico. In questo caso, la nomina a Commissario non interrompe il loro lavoro ordinario. Perciò, alla fine della vicenda, lo Sato perde la faccia e l’autorevoleza nei confronti dei cittadini.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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