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Quotidiano di Sicilia

Grano italiano: -43% del valore e alto rischio di desertificazione
di Elio Sofia

Tagli ai compensi degli agricoltori che sono tornati ad attestarsi su livelli di circa 30 anni fa. Mercato al collasso, oggi il grano duro viene pagato 18 centesimi al chilogrammo

Tags: Agricoltura, Grano, Coldiretti



ROMA – In occasione della Giornata mondiale del Pane tenutasi lo scorso 16 Ottobre, la Coldiretti ha analizzato lo stato di “salute” del mercato delle farine e della vendita del pane, che nel nostro paese nel giro di circa 15 anni risulta essere quasi dimezzata (46% di consumo e presenza in meno sulle tavole degli italiani).

Coldiretti ha evidenziato come nel giro di un anno le quotazioni del grano duro abbiano perso il 43% del valore, evidenziando anche un calo del 19% del prezzo del grano tenero.

Numeri senza precedenti che mettono in ginocchio il settore della produzione italiana, sfociando su tagli ai compensi degli agricoltori che sono tornati ad attestarsi su livelli di circa 30 anni fa.
Coldiretti denuncia che lo stato attuale è stato reso possibile anche grazie a chi effettua manovre speculative sui mercati esteri di grano da spacciare poi come prodotto, pasta o pane, Made in Italy.

Mancando l’obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato (cosa che per fortuna ora sembra esse stata scongiurata per i prodotti caseari) si fomenta la produzione di prodotti derivati dal grano che non hanno nulla di italiano se non l’imbustamento se non addirittura il solo trasporto, il tutto in frode alla genuinità del prodotto italiano e del rispetto del consumatore che si ritrova a comprare della pasta spacciata per italiana, avendo riportato in etichetta “pasta italiana” che di italiano ha ben poco se non nulla.

Il risultato di un mercato come questo al collasso è che oggi il grano duro viene pagato anche 18 centesimi al chilo mentre il grano tenero che viene impiegato per la produzione del pane è sceso persino a 16 centesimi al chilo.

I posti di lavoro messi in serio pericolo da questo sistema perverso di speculazione sul prezzo dei cereali, sono circa trecentomila ai quali si aggiunge un’altra tragica e nefasta conseguenza secondo quanto denunciato da Coldiretti: “C’è il rischio desertificazione per 2 milioni di ettari, ovvero il 15% dell’intero territorio nazionale. Calando il prezzo del grano è calata anche la produzione dei pani della tradizione popolare italiana tra i quali l’Unione Europea ha riconosciuto per ben cinque di essi un valore superiore degno di tutela.
La Coppia ferrarese, la pagnotta del Dittaino, il pane casareccio di Genzano, il pane di Altamura e il pane di Matera sono i prodotti registrati e tutelati a livello comunitario che hanno permesso all’Italia di conquistare il primato Europeo, ma - prosegue la Coldiretti - sono centinaia le specialità tradizionali censite dalle diverse regioni” che rischiano di sparire.

Gettando uno sguardo alla domanda del consumatore, Coldiretti segnala che aumentando anche i disturbi di tipo alimentare (allergie, intolleranze) i consumatori sono sempre più inclini a preferire prodotti biologici, tra cui quelli senza glutine e a base di cereali alternativi al frumento tra cui spiccano quelli di kamut e di farro.

Molto apprezzate stando ai dati di vendita sono quindi le varianti “salutistiche” e ad alto valore nutrizionale come il pane realizzato direttamente dai produttori agricoli di Campagna amica che si preoccupano di recuperare e ripopolare il suolo agricolo di grani antichi della tradizione, salvandoli dall’estinzione.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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