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Cognome dalla madre ai figli, arriva il sì della Consulta
di Redazione

La Corte ha dichiarato illegittima l’automatica attribuzione del patronimico al figlio legittimo. Cirinnà (Pd): “Ora tocca al Parlamento, stiamo lavorando al testo di recepimento”

Tags: Monica Cirinnà, Cognome, Mamma



ROMA - La Corte costituzionale ha accolto martedì la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio e ha dichiarato “l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al figlio legittimo, in presenza di una diversa volontà dei genitori”. Lo ha comunicato la stessa Consulta.

Il caso in esame davanti ai giudici di Genova riguarda un bambino, nato nel 2012, che ha cittadinanza italo-brasiliana e che, dunque, finora è stato identificato con nomi diversi nei due Stati. Sulla decisione del giudice delle leggi, rileva Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha pesato con ogni probabilità la condanna emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo a carico dell’Italia perché l’impossibilità di derogare alla regola del patronimico è discriminatoria verso le donne. E in precedenza si ricorda un’ordinanza della Cassazione che già nel 2008 chiedeva di sciogliere il nodo. Nel 2006 la Consulta aveva dichiarato inammissibile la questione sostenendo che la soluzione del problema spettasse al legislatore pur definendo l’attribuzione automatica del cognome del padre un “retaggio di una concezione patriarcale della famiglia”.
 
La regola del patronimico era desumibile da alcuni articoli del codice civile, da un regio decreto del 1939 e da un decreto del presidente della Repubblica del 2000. Vittoria per i genitori del bambino; la controversia è promossa dalla coppia assistita dall’avvocata Susanna Schivo dopo il no dell’ufficiale di stato civile di apporre al figlio, nato nel 2012, anche il cognome della mamma. Ora l’impiegato dell’anagrafe non potrà più rifiutarsi di fronte alla volontà dei genitori: la norma cade per la violazione dell’uguaglianza e la pari dignità dei genitori. La decisione della Corte costituzionale rappresenta una svolta: risale a quasi quarant’anni orsono la prima proposta in Parlamento per poter dare ai figli il cognome della mamma, mentre risulta bloccato da due anni l’iter alle Camere per una modifica normativa in tal senso.

“La decisione della Consulta - ha dichiarato la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà - fa fare un nuovo passo in avanti al nostro Paese sul terreno dei diritti. Si mette così un altro importante tassello giuridico - ha detto - alla parità di genere, per altro sancita nel nuovo testo della riforma costituzionale, legittimando in Italia ciò che in tutte le società evolute è da tempo riconosciuto. Una decisione che darà alle famiglie italiane una nuova libertà di scelta. Ora tocca al Parlamento, in commissione Giustizia stiamo lavorando su un testo che già recepisce questa indicazione della Consulta e sono certa che la si vorrà approvare in tempi brevissimi per dare nuova civiltà al nostro ordinamento”.

Soddisfatta anche la senatrice dem Francesca Puglisi, esponente della segreteria nazionale: “Finalmente pari dignità nella coppia nei confronti dei figli. Ora acceleriamo il disegno di legge, da troppo tempo fermo in Senato”. Auspicio condiviso dalla deputata democratica Fabrizia Giuliani, la quale ha voluto “ricordare che la Camera era intervenuta sulla materia votando un provvedimento che superava l’anacronistica attribuzione automatica del cognome paterno, consentendo alle donne, finalmente, di trasmettere il loro cognome. Quel testo è fermo da tempo al Senato: ora cade ogni alibi, lo votino al più presto”, e della senatrice Anna Finocchiaro, presidente della Commissione Affari costituzionali. La lentezza della politica rispetto alla magistratura è stata sottolineata anche dalla vicepresidente Pd del Senato Valeria Fedeli: Si tratta di una novità positiva per l’uguaglianza e la libertà degli uomini e delle donne e per il riconoscimento pieno della maternità. Oggi però la politica si mostra in fallo: ancora una volta viene anticipata dalla magistratura. Dobbiamo rimediare il prima possibile, votando in Senato la legge che è già passata alla Camera, è una nostra responsabilità e diventerà una mia priorità su cui intendo spendermi con forza. La politica deve ritrovare credibilità in materia di diritti: il cambiamento non si può fermare, per troppo tempo lo abbiamo frenato, adesso dobbiamo promuoverlo”.

Reazioni positive anche sul fronte politico di destra. “La sentenza della Consulta è un passo avanti verso il completo superamento degli ostacoli che ancora si frappongono ad una piena e totale parità di genere nel campo lavorativo, economico, sociale e anche familiare” - ha dichiarato a deputata di Forza Italia Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and non Discrimination del Consiglio d’Europa. “L’evoluzione nei rapporti familiari e la progressiva emancipazione dalla famiglia patriarcale, trovano in questa sentenza un riconoscimento che adegua la società ai tempi moderni”, ha concluso.

“Condivido il merito della sentenza della Corte Costituzionale però, per quanto riguarda il metodo, suggerisco a me stesso e ai miei colleghi un supplemento di riflessione sulla evidente sconfitta della politica che non è riuscita a decidere nemmeno su un tema così largamente condiviso”, ha aggiunto il senatore di Ala Antonio Milo. 

Articolo pubblicato il 10 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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