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Elezioni Regionali, i partiti divisi favoriscono il M5S
di Raffaella Pessina

Il centrosinistra rischia la rottura, soprattutto in vista del risultato referendario. Si fanno strada l’Ncd di Alfano e i nuovi Centristi per la Sicilia

Tags: Ars, Elezioni, M5s



PALERMO - Sempre più in movimento i partiti per il Sì e il No al referendum del prossimo 4 dicembre. Ma i problemi all’interno dei partiti, soprattutto quelli più storici, rendono difficili le strategie da portare avanti anche in vista delle elezioni regionali. Questa situazione porta enorme vantaggio al movimento più recente, ma che in termini di numeri raggiunge il primo posto, il Movimento cinquestelle. Contrapposizioni, scissioni e implosioni all’interno sia del centrodestra che nel centrosinistra, soprattutto sulla riforma costituzionale, fanno aumentare la fiducia degli elettori nei confronti dell’unica forza politica che non litiga al suo interno.
 
Dalle guerre interne non si sta salvando alcun partito: da Forza Italia, al partito di Salvini (Noi con Salvini) che non riesce a trovare un accordo con il delfino di Berlusconi, Parisi. Sarà proprio l’esito del referendum a determinare i futuri assetti politici, di destra e sinistra, dando così vita alle nuove alleanze che condurranno i partiti alle prossime elezioni in Sicilia, in particolare con le regionali previste per il prossimo anno. E sarà proprio la Sicilia a diventare il banco di prova per queste alleanze e per comprendere quali fazioni all’interno dei partiti avranno la meglio sugli altri. Nella nostra Isola però i partiti devono fare i conti anche con coloro che desiderano conquistare la poltrona di Palazzo d’Orléans.
 
Oltre all’uscente Crocetta, deciso a ricandidarsi, si riconferma nella sua volontà di essere il presidente della Sicilia il leader di centrodestra Nello Musumeci, ma anche Gianfranco Miccichè, nel tentativo di riconquistare la Sicilia con la sua Forza Italia, anela a riconquistare il risultato, ormai lontano del 61 a 0. Un’altra forza politica si sta facendo prepotentemente strada ed è quella che vede alleati le forze del centro: sono l’Ncd di Alfano e i Centristi per la Sicilia di Gianpiero D’Alia e Giovanni Ardizzone, che hanno lasciato Lorenzo Cesa, e scelto l’alleanza con il centrosinistra. Il centrosinistra rischia la rottura soprattutto sul referendum con l’ex segretario Bersani che guida le ragioni del No, contro le intenzioni del premier Renzi.

Restano affacciati alla finestra i Cinquestelle, che dai litigi dei propri avversari ne trarranno un sicuro vantaggio. Mentre si discute per le vie siciliane di referendum ed elezioni, dentro le mura di Palazzo dei Normanni si discute invece del nuovo ed ennesimo monito che viene fatto al Parlamento siciliano in merito a questioni giudiziarie: Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha inviato un monito all’Assemblea regionale siciliana: “Il Parlamento siciliano non può far finta che non sia successo nulla. Ci sono due deputati condannati dal tribunale di Palermo, uno per truffa nello scandalo legato al Ciapi e il secondo per corruzione, che continuano a legiferare all’Assemblea siciliana e percepire gli emolumenti, malgrado i danni all’erario. Sarebbe opportuno che il presidente dell’Ars si attivi per chiudere prima possibile questa ignobile vicenda”. Giovanni Ardizzone, rispondendo da Marrakech dove sta  partecipando, quale componente del bureau del Comitato delle Regioni,  al Cop22, la conferenza sul clima, ha risposto a Boccia che “ha commesso un  errore di persona. Sarebbe stato più corretto, infatti, rivolgersi  alla presidenza del Consiglio dei ministri, piuttosto che a quella dell’Assemblea regionale siciliana”.

Articolo pubblicato il 15 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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