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Quotidiano di Sicilia

La famiglia siciliana non spende in cultura
di Dorotea Di Grazia

Dal 12° Rapporto annuale di Federculture emergono dati contrastanti per la nostra Isola (terz’ultima in Italia per livello di spesa). In media un nucleo familiare residente in Sicilia ha speso 72,5 €/mese nel 2015 per spettacoli, musei, ecc.

Tags: Sicilia, Cultura



CATANIA - Le famiglie siciliane investono poco nella cultura. Questo è ciò che si evince dal 12° Rapporto Annuale Federculture “Impresa Cultura. Creatività, partecipazione, competitività”, esaminando alcuni trend, che evidenziano l’aumento della spesa delle famiglie italiane (+4%) per la cultura e la ricreazione, nel 2015 pari a 67,8 miliardi di euro, riuscendo così a recuperare le perdite causate dalla crisi del 2012/2013.

Al contempo aumentano coloro che visitano i musei e le mostre (+7%), che vanno al teatro (+4%) ed ai concerti (+6%) così da rafforzare la fruizione culturale. Questa tendenza positiva è anche sostenuta dalla nuova considerazione che la cultura ha acquisito nelle politiche nazionali, dopo anni di tagli al settore culturale. Oltre ai fondi di bilancio infatti sono stati stanziati 100 milioni di euro l’anno, dal 2016 al 2019, per degli interventi a tutela del patrimonio artistico della nazione. Inoltre è da evidenziare il positivo calo dell’astensionismo culturale: dal 19,3% a 18,5% cioè 450 mila italiani in meno che durante il 2015 si sono astenuti.

Ma dal rapporto emergono anche delle disparità a livello regionale: se a livello nazionale nel 2015 la spesa media mensile per cultura, spettacoli e ricreazione è pari a 126,41 € , nelle regioni si passa dai 59 euro della Calabria ai 200 € del Trentino - Alto Adige. La Sicilia per il 2015 ha registrato una spesa media mensile delle famiglie in ricreazione, spettacoli e cultura pari a 72,52 €; un dato peggiore lo registrano solo la Basilicata (59,99€) e Calabria (59,08€).

La situazione non muta neanche analizzando i dati sulla fruizione culturale: nel Sud e nelle Isole i residenti hanno diminuito le visite al teatro, nei musei e al cinema tanto che nel Mezzogiorno le informazioni sulla partecipazione culturale sono inferiori alla media nazionale.

Sul fronte della lettura questi divari regionali non migliorano: nel Sud meno di una persona su tre ha preso in mano un libro, ovvero il 28,8 %, durante 12 mesi mentre nel Nord la media è del 49 %.

Questi risultati risentono sicuramente delle nuove disposizioni inerenti le tariffe e gli ingressi ai musei statali come l’abolizione della gratuità prevista per gli over 65 ma che sono stati prontamente compensati con gli ingressi gratuiti previsti per ogni prima domenica del mese. Federculture ha proposto alcune soluzioni per consolidare il ruolo della cultura nella crescita economica e sociale del Paese: l’estensione dell’Art bonus a ogni soggetto operante nell’ambito culturale, la defiscalizzazione del consumo culturale e sostenere il processo di autonomia delle fondazioni culturali.

“Le nostre sono alcune proposte – ha dichiarato il presidente di Federculture Andrea Cacellato - che potrebbero dare una nuova spinta ad un settore del Paese che è fortemente connesso con lo sviluppo dell'economia. In modo particolare, il sostegno al consumo culturale può rappresentare la grande svolta capace di mettere in gioco risorse inaspettate, che possono moltiplicare gli effetti nella produzione culturale e nella vita delle istituzioni”.

In questo quadro preoccupante, emerge un dato curioso confrontando i dati del 2015 con quelli del 2013, ovvero che le regioni del Sud pur arrancando rispetto al resto del Paese, vedono la spesa culturale crescere di più rispetto al resto della nazione, soprattutto in Sicilia e Sardegna: il raddoppio è rispettivamente da 36 a 72 € e da 47 a 94 € al mese per famiglia. Bisogna ripartire da questi piccoli segnali positivi per riaffermare il valore economico e sociale della cultura.

Articolo pubblicato il 16 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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