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Riforma Madia, ecco gli ultimi 5 decreti
di Redazione

Ok del Cdm a nuove regole per Servizi pubblici locali, dirigenza, Camere di commercio, attività enti di ricerca e regimi amministrativi. Alla dirigenza si accede per corso-concorso o per concorso. Sforbiciata agli enti camerali: da 105 a 60

Tags: Riforma Madia, Pubblica Amministrazione



ROMA - Il Consiglio dei ministri del 24 novembre ha approvato in via definitiva cinque decreti attuativi della legge di riforma della Pubblica amministrazione (legge 7 agosto 2015, n. 124). I cinque decreti riguardano i servizi pubblici locali, la riforma della dirigenza, il riordino delle Camere di commercio, la semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca e il secondo provvedimento sui procedimenti per le autorizzazioni.
Ecco cosa contengono, in sintesi, i decreti legislativi della riforma Madia approvati:

1 Disciplina della dirigenza della Repubblica.

Sono stati acquisiti i pareri parlamentari e si è tenuto conto delle indicazioni del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata. Nello specifico, il sistema della dirigenza sarà costituito dal ruolo dei dirigenti statali, dal ruolo dei dirigenti regionali e dal ruolo dei dirigenti locali. Ogni dirigente può ricoprire qualsiasi ruolo dirigenziale; la qualifica dirigenziale è infatti unica. Alla dirigenza si accede per corso-concorso o per concorso.

2 Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale.
E' un decreto legislativo recante il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale. Sono stati acquisiti i pareri parlamentari e si è tenuto conto delle indicazioni del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata.
Nello specifico, al fine di garantire ai cittadini qualità e efficienza dei servizi sono previsti, tra l'altro, modalità competitive per l'affidamento, costi standard e livelli dimensionali almeno provinciali degli ambiti di erogazione dei servizi.

3 Norme in materia di regimi amministrativi delle attività private (SCIA 2).
Decreto legislativo in materia di individuazione di procedimenti oggetto di autorizzazione, segnalazione certificata di inizio attività (Scia), silenzio assenso e comunicazione e di definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti, al sensi dell’articolo 5 della legge 7 agosto 2015, n. 124. Sono stati acquisiti i pareri parlamentari e si è tenuto conto delle indicazioni del Consiglio di Stato e della Conferenza unificata.
Nello specifico, il decreto provvede alla mappatura completa e alla precisa individuazione delle attività oggetto di procedimento di mera comunicazione o segnalazione certificata di inizio attività o di silenzio assenso, nonché quelle per le quali è necessario il titolo espresso e introduce le conseguenti disposizioni normative di coordinamento.
Inoltre è prevista la semplificazione dei regimi amministrativi in materia edilizia.

4 Riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura.
Nello specifico, il provvedimento prevede un piano di razionalizzazione, in un'ottica di efficientamento, di efficacia e di riforma della governance delle Camere di commercio.
Più nel dettaglio, entro 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto, il numero complessivo delle Camere si ridurrà dalle attuali 105 a non più di 60 nel rispetto dei seguenti vincoli direttivi: almeno una Camera di commercio per Regione; accorpamento delle Camere di commercio con meno di 75mila imprese iscritte.
Al fine di alleggerire i costi di funzionamento delle Camere, il decreto prevede 4 ulteriori azioni che riguardano: la riduzione del diritto annuale a carico delle imprese del 50%; la riduzione del 30% del numero dei consiglieri; la gratuità per tutti gli incarichi degli organi diversi dai collegi dei revisori; una razionalizzazione del sistema attraverso l'accorpamento di tutte le aziende speciali che svolgono compiti simili, la limitazione del numero delle Unioni regionali ed una nuova disciplina delle partecipazioni in portafoglio.
Il provvedimento introduce quindi maggiore chiarezza sui compiti delle Camere con l'obiettivo di focalizzarne l'attività su attività istituzionali evitando, al contempo, duplicazioni di responsabilità con altri enti pubblici.
Viene infine rafforzata la vigilanza del Ministero dello sviluppo economico, che attraverso un comitato indipendente di esperti valuterà le performance delle Camere di commercio.
Nell'ambito di questo piano complessivo di razionalizzazione organizzativa ricade anche la rideterminazione delle dotazioni organiche di personale dipendente delle Camere di commercio con possibilità di realizzare processi di mobilità tra le medesime Camere e definizione dei criteri di ricollocazione presso altre amministrazioni pubbliche.

5 Semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca
Il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame definitivo, un decreto legislativo recante norme di semplificazione delle attività degli enti pubblici di ricerca ai sensi dell'articolo 13 della legge 7 agosto 2015, n.124. Nello specifico, per la prima volta gli Enti pubblici di ricerca (Epr) avranno un riferimento normativo comune, che elimina molti dei vincoli gestionali previsti per la PA.
Un sistema di regole più snello e più appropriato alle esigenze del settore. Il decreto prevede autonomia gestionale e statutaria per gli Enti, il recepimento della Carta europea dei ricercatori e più libertà nelle assunzioni dei ricercatori.
Come accade già per le Università, gli Enti che hanno risorse per farlo potranno assumere liberamente entro il limite dell'80% del proprio bilancio. L'unico vincolo sarà il rispetto del budget.
 

 
Fulmine a ciel sereno dalla Consulta: la riforma è parzialmente illegittima
 
La Corte Costituzionale dà ragione alla Regione Veneto e dichiara parzialmente illegittima la riforma Madia della Pa. Su alcuni temi non è stata cercata l'intesa con le Regioni, ma è stato chiesto solo un parere. In particolare la Consulta punta l’indice sulle norme contenenti la delega al governo per l’attuazione di alcuni decreti, “nella parte in cui, pur incidendo su materie di competenza sia statale sia regionale” le norme prevedono che “i decreti attuativi siano adottati sulla base di una forma di raccordo con le Regioni, che non è l’intesa, ma il semplice parere”. Per la Corte “anche la sede individuata dalle norme impugnate non è idonea. Il luogo idoneo per l’intesa è, dunque, la Conferenza Stato-Regioni e non la Conferenza unificata”. “Le pronunce di illegittimità costituzionale colpiscono le disposizioni impugnate solo nella parte in cui prevedono che i decreti legislativi siano adottati previo parere e non previa intesa. Le eventuali impugnazioni delle norme attuative dovranno tener conto delle concrete lesioni delle competenze regionali, alla luce delle soluzioni correttive che il Governo riterrà di apprestare in ossequio al principio di collaborazione”.
 

 
Riforma Pubblica amministrazione, 16 i decreti approvati fino ad ora
 
Sono sedici, finora, i decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione approvati definitivamente. A poco più di un anno dall’approvazione della delega sono diventati legge oltre alla dirigenza, ai servizi pubblici locali, alle Camere di commercio, agli enti di ricerca e al secondo decreto sui procedimenti autorizzativi, anche il testo unico sullo partecipate, la cittadinanza digitale, lo sblocca procedimenti per i grandi investimenti, la nuova conferenza dei servizi, la semplificazione dei procedimenti per le autorizzazioni,  la riforma delle procedure di nomina dei direttori sanitari, la riforma della autorità portuali, la revisione del processo contabile, la riduzione dei corpi di polizia, procedimenti disciplinari per chi truffa sulla presenza sul luogo di lavoro, il Freedom of Information Act. Sono inoltre in vigore dall’agosto 2015, perché misure  auto-applicative, il silenzio assenso tra le amministrazioni e la riforma dell’autotutela.

Articolo pubblicato il 26 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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