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Riforma Costituzione, guida minima per recarsi alle urne più consapevoli
di Pierangelo Bonanno

Il 4 dicembre si vota per modificare la Carta fondamentale. Non c’è quorum: disertare i seggi significa lasciare ad altri la decisione

Tags: Referendum, Matteo Renzi, COSTITUZIONE



Il prossimo 4 dicembre si voterà per il Referedum costituzionale e dietro i risultati finali ci sono molte attese . I cittadini, per giungere ad una scelta consapevole, hanno necessità di capire i contenuti di una riforma complessa e articolata. Occorre premettere che per questo tipo di referendum, chiamato anche confermativo o sospensivo, non è necessario il raggiungimento del quorum, cioè vincerà l’opzione (Sì o No) che ha ottenuto la maggioranza dei consensi a prescindere dal numero di votanti.

Il testo della riforma introduce diverse novità, tra cui l’abolizione del bicameralismo paritario e del Cnel, la riduzione del numero dei parlamentari, la modifica del quorum per l’elezione del presidente della Repubblica e l’aumento del numero delle firme necessarie per proporre una legge di iniziativa popolare.

CAMERA E SENATO, CHE SUCCEDE SE VINCE IL SI'
Il Parlamento si articolerà sempre in Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, ma i due organi avranno composizione e funzioni diverse. La Camera dei Deputati, che rimarrebbe intatta per funzione e composizione, avrebbe la titolarità del rapporto fiduciario, la funzione di indirizzo politico, nonché il controllo dell'operato del Governo, il Senato della Repubblica diverrebbe organo ad elezione indiretta e sede di rappresentanza delle istituzioni territoriali. Da 315 componenti, i Senatori diventeranno 100, di cui 95verranno nominati dai consigli regionali,  mentre 5 saranno di nomina presidenziale con un mandato di sette anni.
Il Senato della Repubblica, secondo il progetto di riforma, eserciterà, eventualmente, funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica, concorrerà all'esercizio della funzione legislativa insieme alla Camera in determinate materie.  In altre parole sarà solo la Camera dei Deputati a dare la fiducia al governo.

LA FUNZIONE LEGISLATIVA
In base all’art. 70 Cost., attualmente la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere. Secondo la proposta di modifica della Costituzione, invece, sarebbe la sola Camera dei Deputati ad esercitare la funzione legislativa, tranne che nelle materie in cui la funzione è esercitata collettivamente dai due rami del Parlamento. La riforma, inoltre,introduce diversi procedimenti legislativi.

BICAMERALISMO PERFETTO SOLO PER ALCUNE MATERIE
Solo in alcune materie tassativamente elencate nella nuova versione dell’art. 70, la funzione legislativa sarebbe esercitata da Camera e Senato, come in materia di:
1 Revisione costituzionale e leggi costituzionali;
2 Attuazione della Costituzione in materia delle minoranze linguistiche;  di referendum;
3 Sistema elettorale del Senato;
4 Ordinamento, funzioni e legislazione elettorale di Comuni e città metropolitane;
5 Attribuzioni alle Regioni di autonomia ulteriore rispetto a quella ordinaria.

CHE COSA SUCCEDE PER LE ALTRE MATERIE?
Nelle altre materie non bicamerali, la Camera dopo aver approvato i disegni di legge, li trasmette, in ogni caso, al Senato il quale, se decide di esaminarli, può proporre modifiche al testo. La Camera, a quel punto, potrà scegliere se accoglierle o meno.
Nel rapporto tra Stato e Regioni sarebbe prevista l'eliminazione della cd. “materia concorrente” cioè verrebbe ripristinata la “clausola di supremazia”, per cui lo Stato, su proposta del Governo, può intervenire, nei confronti delle regioni, in materie non riservate alla sua competenza per “tutelare l'unità giuridica o economica del Paese o l'interesse nazionale”.

REFERENDUM ABROGATIVO: PIù FIRME, QUORUM PIU' BASSO
Verrebbe, inoltre, introdotto un nuovo quorum per la validità del referendum abrogativo nel caso in cui la richiesta sia avanzata da 800.000 elettori. In questo caso, per la validità sarà sufficiente raggiungere la maggioranza dei votanti alle elezioni politiche precedenti. Rimangono invariate le proposte referendarie presentate con 500.000 firme. Vengono poi introdotti i referendum di indirizzo e propositivi.
 

 
Le ragioni del Sì.
Antonella Sciortino, Università Palermo: “Senato delle regioni, scelta coerente”
 
Il QdS ha incontrato la Antonella Sciortino, ordinaria di diritto costituzionale all’Università di Palermo, per capire perché i cittadini dovrebbero sostenere la riforma.

Quali sono a suo avviso i punti essenziali che dovrebbero motivare un voto a favore della riforma costituzionale?

“I punti essenziali che dovrebbero motivare un voto a favore della riforma sono in primo luogo il superamento del bicameralismo paritario che nella nostra storia repubblicana non ha dato buona prova di sé. La scelta di voler declinare in chiave territoriale la rappresentanza all’interno del Senato è non solo coerente con il modello originario immaginato dai Costituenti, ma anche con il ridisegno dei rapporti Stato-Regioni.
Il modellino rimessoci dal legislatore costituzionale mantiene ferma la struttura bicamerale del Parlamento e la medesima denominazione “Senato della Repubblica” prevedendo invece una differenziazione quanto al titolo di legittimazione, alla composizione, alle funzioni e alle modalità diverse di partecipazione all’iter formativo delle leggi ed escludendolo dal rapporto di fiducia con il governo. In questo quadro la Camera dei deputati diventerebbe la sola sede della rappresentanza politica dell’intera comunità nazionale e per ciò stesso legittimata dalla diretta investitura popolare; il Senato invece troverebbe la sua legittimazione in una elezione di secondo grado”.

Ravvede degli elementi negativi della riforma proposta?
“Volendo procedere ad una valutazione d’insieme circa la congruità tra gli obiettivi che i riformatori si sono posti (cooperazione centro-periferia, maggiore speditezza nei processi decisionali, riduzione del contenzioso Stato-Regioni dinanzi la Corte costituzionale, contenimento dei costi della politica) e le soluzioni cui si è giunti, il saldo a mio avviso è positivo e invita a ad esprimere un convinto sì al referendum costituzionale”.
 


Le ragioni del No
Alfonso Celotto, Università Roma Tre: “Riforma frettolosa e sistema incerto”
 
Per comprendere i motivi dei contrarti alle modifiche della Costituzione, abbiamo incontrato anche Alfonso Celotto, ordinario di diritto costituzionale presso l’Università “Roma Tre” della Capitale.

Quali sono a suo avviso i punti essenziali che dovrebbero motivare un voto contrario  alla riforma della Carta costituzionale?

“A mio avviso, si tratta di una riforma frettolosa e confusa che crea un sistema ancora più incerto. Mi spiego. Da un lato si torna indietro sul regionalismo, togliendo competenze legislative alle Regioni. Ma allo stesso tempo contraddittoriamente, si crea un Senato delle autonomie territoriali, in cui siedono consiglieri regionali e sindaci. Da un lato si riduce il regionalismo, dall’altro se ne aumenta la rappresentanza.
Molte perplessità sono legate a questo piccolo Senato. Piccolo nei numeri, ma grande nelle competenze. Deve approvare comunque le leggi principali. E ha il potere di richiamare e riesaminare tutte le leggi. Restiamo, quindi, bicamerali. Ma con un Senato poco rappresentativo. Composto da 21 sindaci (di comuni medi e piccoli) e 74 consiglieri regionali. Forse per semplificazione ed efficienza era meglio abolire il Senato e basta”.
 
Ravvede degli elementi di positività nella riforma proposta?
“Si modificano 54 articoli e si toccano almeno 20 istituti costituzionali. Alcune cose sono positive, tipo la abolizione del Cnel e i limiti più rigorosi per il decreto-legge. Ma è nel complesso che la riforma non funziona. Si mescolano insieme tante cose senza essersi domandati se il sistema poi funzionerà meglio o peggio. Se la mia automobile funziona male, non cambierò certo le ruote, il volante, il motore e la marmitta tutto insieme, senza chiedermi che incidenza hanno le modifiche, una con l’altra”.

Articolo pubblicato il 01 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nella foto una parte dell
Nella foto una parte dell'infografica diffusa dal Governo
Antonella Sciortino, Università Palermo
Antonella Sciortino, Università Palermo
Alfonso Celotto, Università Roma Tre
Alfonso Celotto, Università Roma Tre