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Depurazione, altra stangata in arrivo
di Rosario Battiato

La Commisione Ue ha chiesto alla Corte di giustizia di sanzionare l’Italia: nel mirino 80 agglomerati, di cui 51 in Sicilia. Inerzia Regione potrebbe costarci gran parte dei 60 mln € di condanna e dei 347 mila € per ogni giorno di ritardo

Tags: Depurazione, Sicilia, Unione Europea, Sanzioni



PALERMO – Una nuova minaccia di sanzioni pende sulla Sicilia. La Regione, che fino a qualche settimana fa aveva precisato al QdS di non aver ancora ricevuto ufficialmente nessun conto da saldare, potrebbe prendere una corposa porzione dei 63 milioni di euro che la Commissione europea ha chiesto alla Corte dell’Unione come sanzione per l’Italia a causa del ritardo nella messa in regola degli impianti di depurazione delle acque reflue. Sono passati quatto anni dall’ultima sentenza della Corte di giustizia in materia e ancora 80 agglomerati urbani (51 in Sicilia) non si sono adeguati alla direttiva comunitaria. Anche per questo si prevede una multa di 347mila euro per ogni ulteriore giorno di ritardo che l’Italia accumulerà in seguito al nuovo pronunciamento della Corte. Sanzioni che, qualora venissero confermate, Roma potrebbe girare direttamente alla Sicilia.

La Sicilia è nel mirino dell’Europa ormai da decenni. L’Isola, infatti, rientra in ben tre procedure di infrazione comunitarie nel settore della depurazione: “Attuazione della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue urbane”; “Cattiva applicazione della direttiva 1991/271/CE relativa al trattamento delle acque reflue urbane” e “Cattiva applicazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 1991/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane”. Ben due di queste procedure hanno già ricevuto una prima sentenza europea e la Commissione sarebbe pronta a presentare un secondo ricorso contro l’Italia per non essersi adeguata.

Intanto gli interventi languono: la delibera Cipe 60/2012 aveva stanziato oltre un miliardo di euro soltanto per gli interventi siciliani, ma senza esito. Nel 2014 il governo ha avviato la procedura sostitutiva nei confronti della Regione per avviare la spesa (è stato nominato commissario l’assessore Vania Contrafatto). Attualmente ci sono in itinere 80 interventi (8 i decreti di nomina del governo) e per alcuni di questi ci sono già le gare bandite, ma i tempi sono ancora lunghi.

L’obiettivo è di raggiungere un livello ottimale entro il 2020, ma intanto la scure dell’Unione europea potrebbe già abbattersi sull’Italia, e quindi sull’Isola, con questa recente richiesta di sanzioni. Ci sono dodici mesi di tempo per l’Italia che dovrà tentare di convincere la Corte della sua buona volontà, producendo ai giudici europei il materiale necessario per dimostrare che si sta agendo per regolarizzare gli agglomerati fuori legge.

In questo modo si potrà ridurre la sanzione che sarà proporzionale agli agglomerati che saranno riconosciuti irregolari tra un anno: ad esempio i 51 agglomerati isolani dovrebbero produrre circa 40 milioni di multe sul totale dei 60 milioni applicati gli 80 agglomerati nazionali. Sanzioni che comunque pioverebbero sulla Sicilia: nella scorsa legge di stabilità il governo aveva inserito un passaggio per ribadire che le sanzioni sarebbero state girate ai responsabili locali.

Alcuni degli agglomerati isolani coinvolti sono centri urbanisti di riferimento regionale, ma anche rotte obbligate per il turismo nell’Isola. Si passa da Acireale ad Agrigento, senza dimenticare Catania e Caltagirone, e ancora Marsala, Mazara del Vallo, Porto Empedocle, Ragusa e Sciacca, soltanto per citarne alcuni.
 

 
Sanzioni europee per scarichi a mare. Falcone (Fi): “Crocetta insostenibile”
 
PALERMO - “Ancora una volta il governo siciliano non si contraddistingue per recuperare fondi utili alla crescita del nostro territorio, ma per le sanzioni che si fa applicare in merito all’inquinamento ambientale e alla mancata realizzazione dei depuratori. La bassa qualità della vita in Sicilia, evidenziata dalle pessime posizioni delle nostre città nelle classifiche stilate da autorevoli quotidiani, deriva soprattutto dal fatto che chi ha responsabilità di governo dimostra oggi incompetenza, menefreghismo e superficialità. Questa ulteriore mazzata, che rischia di arrivare sulla nostra testa, non fa sicuramente onore all’esecutivo regionale. Il governo Crocetta rappresenta sempre più un fardello insostenibile, del quale i siciliani non vedono l’ora di liberarsi”, lo ha dichiarato l’onorevole Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana.

Articolo pubblicato il 10 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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