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Spiati politici e istituzioni fra cui Renzi, Monti e Draghi
di Redazione

Cybercrime: nella Rete anche gli indirizzi di Piero Fassino, Ignazio La Russa, Daniele Capezzone

Tags: Matteo Renzi, Cybercrime



ROMA - La massoneria e la conoscenza del web, un database con migliaia di indirizzi ed i malware capaci di carpire quanto contenuto in una qualunque casella di posta elettronica. I confini della vicenda che riguarda l’ingegnere Giulio Occhionero e la sorella Francesca Maria sono tutti descritti nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip Maria Paola Tomaselli eseguita ieri dagli investigatori della polizia postale. Il manager che si era rivolto ad un cacciatore di teste e stava per trasferirsi nel Regno Unito od in Irlanda, ed aveva anche trattative con l’est Europa e gli Stati Uniti, secondo chi indaga era al centro di una rete i cui confini non sono chiari tuttora.

È un interrogativo non ancora chiaro sul perché si svolgessero attività di questo tipo a partire almeno dal 2012. Il giudice spiega che l’universo di Occhionero è “un elenco di 18327 username univoche alcune delle quali con precisione 1793 corredate da password catalogate in 122 categorie denominate Nick che indicano la tipologia di target politica affari ecc oppure le iniziali dei primi due caratteri del loro nome e cognome”.

Questo “database contiene un elenco di persone attenzionate dagli indagati che siano state oggetto di tentativi di infezione più o meno riusciti”. Gli investigatori risalendo la catena di studi legali e di commercialisti hanno accertato che tra i nomi finiti nell’occhio del ciclone ci sono ex premier come Matteo Renzi e Mario Monti, spurmanager quali Mario Draghi, od il comandante generale della Guardia di Finanza Saverio Capolupo, il banchiere Fabrizio Saccomanni, il cardinale Gianfranco Ravasi.

Gli elenchi si complentano con numerosi parlamentari tra cui Piero Fassino, Daniele Capezzone, Ignazio La Russa e Vincenzo Scotti, Alfonso Papa, Walter Ferrara, Paolo Bonaiuti, Michela Brambilla, Luca Sbardella, Fabrizio Cicchitto. Ai fratelli Occhionero vengono contestati i reati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo a sistema informatico aggravato e intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.

L’inchiesta del pm Eugenio Albamonte era in qualche modo conosciuta dagli indagati, secondo il giudice. Residenti a Londra e domiciliati a Roma, lei nata negli Usa, si dice che avevano un bel nome nel mondo della finanza, degli affari a cavallo delle frontiere e che usano il cyber per guadagnare.

Il gip indica il movente di tutto nella appartenenza alla massoneria di Giulio Occhionero e forse nella necessità di scoprire i passi degli avversari dell’ingegnere. Il dubbio degli esperti del ramo è che quel malware denominato EyePyramid (dal quale prende anche il nome l’operazione), gli Occhionero abbia raccolto dati anche a loro insaputa. La presenza di quegli estremi su impianti informatici statunitensi, ora sequestrati dagli operatori della Postale, con l’aiuto dei colleghi della Cyber Division dell’Fbi, è però la domanda a cui gli Occhionero dovranno rispondere.

Resta che nell’archivio ‘Bros’ sono stati incasellati altri ‘fratelli’ di loggia. Ed è forse questo l’aspetto che potrebbe portare ulteriori e inquietanti sviluppi. Anche perché l’indagine ha preso il via “dal tentativo di hackeraggio del sistema informatico dell’Enav, contenente informazioni e dati relativi alla sicurezza pubblica nel settore dell’aviazione civile. Inutile spiegare quanto delicate - e cruciali per la sicurezza nazionale - siano informazioni relative all’ente nazionale aviazione, alle rotte di volo, ai dati dei dipendenti, ove soprattutto si consideri il clima politico mondiale odierno”.

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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