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Art.18, la Consulta boccia il referendum
di Redazione

Dichiarati ammissibili dai giudici costituzionali, invece, quelli sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti

Tags: Articolo 18, Lavoro, Referendum, Cgil, Corte Costituzionale



ROMA - La Consulta ha bocciato il referendum proposto dalla Cgil sull'articolo 18. Lo hanno deciso i giudici della Corte Costituzionale riuniti in Camera di Consiglio per oltre due ore. Sì, invece, ai referendum sulla cancellazione dei voucher e sulla reintroduzione della piena responsabilità solidale in tema di appalti.

A proposito dell’articolo 18, la Cgil, nel quesito, chiedeva, una "nuova tutela reintegratoria nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo per tutte le aziende al disopra dei cinque dipendenti". Il quesito proposto dalla Cgil, in pratica, ampliava il raggio di applicazione dell'articolo 18, dal momento che chiedeva di estenderlo alle imprese con più di cinque addetti. Prima delle nuove regole introdotte dal Jobs Act, infatti, il reintegro era limitato alle aziende con più di 15 dipendenti.

Il Jobs act, una delle “bandiere” del governo Renzi, ha introdotto una novità “storica” rappresentata dal superamento definitivo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e ha sostituito il diritto al reintegro con un indennizzo economico in caso di licenziamento senza giusta causa. La riforma si applica ai contratti di lavoro stipulati dopo il 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali.

Il quesito sui voucher chiede l'abrogazione del decreto legislativo 15 giugno 2015 n.81 (uno dei decreti applicativi del Jobs Act) che prevede un'ampia applicazione dei buoni lavoro da 10 euro lordi, inizialmente introdotti per il solo settore agrario e poi gradualmente estesi ad altri settori produttivi.

Il quesito sugli appalti interviene invece sulla legge Biagi del 2003, che aveva cancellato la responsabilità solidale della prima società appaltante nei confronti di quella sub appaltatrice.
L’abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti, nelle intenzioni della Cgil, punta a "difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell’occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo".
Immediate le reazioni da tutto il mondo politico. Salvini, leader della Lega, ha parlato di “sentenza politica”.

La capogruppo del M5s in commissione Affari Costituzionali, Federica Dieni, ha scritto su Facebook: “Le sentenze della Corte Costituzionale si rispettano. Tuttavia, a chi gioisce di questo risultato, sperando che questo aiuti un barcollante Partito Democratico, va ricordato che la bocciatura della Consulta riguarda la formulazione del quesito referendario e non il merito della questione. Non illudetevi: la nostra battaglia per smantellare i frutti avvelenati del renzismo, che ha fatto carne da macello dei diritti dei lavoratori, continua con ancora più forza e convinzione".

Susanna Camusso, leader Cgil, in conferenza stampa ha fatto sapere che la sentenza della Corte costituzionale non fermerà la battaglia dei sindacati a favore della tutela dei diritti dei lavoratori e non esclude il ricorso alla Corte europea di Strasburgo.(pp)

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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