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Rifiuti, l'ultimatum dell'Anac alla Sicilia
di Redazione

L’Autorità nazionale anticorruzione ha dato due mesi alla Regione per indicare quali misure intende adottare sul ciclo dei rifiuti. L’assessore Vania Contrafatto: “La relazione riconosce che il lavoro fatto va nella giusta direzione”

Tags: Piano Rifiuti, Vania Contrafatto, Anac, Sicilia



ROMA - Sulla gestione dei rifiuti in Sicilia, segnata da un passato di “logiche clientelari”, da “condizioni di oligopolio”, da un quadro economico “disastroso”, incombe il rischio di un’interminabile fase transitoria, che si trascina da anni e non si è ancora chiusa.
L’ultimo intervento legislativo predisposto dalla Regione nel 2016 è positivo, ma nell’immediato non supera questa logica e si affida anch’esso a un periodo transitorio, che può arrivare fino a un anno, in cui continueranno ad operare le società in liquidazione. è l’esito di un’indagine conoscitiva dell’Autorità anticorruzione sul ciclo rifiuti, avviata a seguito di numerose segnalazioni e finalizzata a verificare “fenomeni distorsivi” del sistema. Ora la Regione ha due mesi di tempo per indicare che misure intende adottare.

Nel corso dell’indagine sono stati sentiti l’assessore regionale all’Energia, Vania Contraffatto, che ha segnalato il fenomeno dei comuni che in regime di proroga affidano il servizio sempre alle stesse ditte e il presidente dell’Anci Sicilia, Leoluca Orlando, che ha sottolineato la permanenza delle Autorità d’ambito, gli Ato, e l’assenza di un Piano regionale dei rifiuti che favorisce “condizioni di oligopolio”.

Anac ha esaminato la riforma che la Regione varò nel 2010 e mise gli Ato in liquidazione. Il quadro che la Corte dei conti tracciò sulla gestione 2007/2009 fu impietoso: costi lievitati, un’esposizione debitoria che sfiorava i 900 milioni di euro, incapacità di riscuotere i crediti, modestissima percentuale di raccolta differenziata.

Eppure le competenze in capo agli Ato furono prorogate e gli Ato ridotti a 18, ma non superati. Per Anac quella riforma si è rivelata contraddittoria e di difficile applicazione. E il numero eccessivo di soggetti titolari di competenze e funzioni, ha prodotto e produce “rischi di paralisi decisionale”.

Ora le aspettative si appuntano sul ddl presentato dal governatore Rosario Crocetta il 27 luglio 2016. La nuova riforma riduce gli Ato a 9, per ciascuno istituisce un ente di governo con i comuni, rinnova le strutture tecnico-amministrative, prevede un’unica stazione regionale per l’affidamento dei servizi, istituisce un Consiglio di sorveglianza. Un passo avanti, dice Anac, ma restano criticità.

Gli Ato sono 9 quando l’indicazione del ministero dell’Ambiente era di portarli a 5. La loro dimensione coincide con quella delle province ed è troppo piccola per garantire un buon livello di concorrenza. Nell’affidamento delle procedure di gara permane un sistema che rischia di provocare sovrapposizioni di competenze. E inoltre la legge prevede comunque una fase transitoria che può arrivare fino a 12 mesi durante la quale la gestione rifiuti è assicurata sempre dalle società d’ambito in liquidazione.
Proprio l’incapacità di gestire la fase transitoria completando il processo di liquidazione della società rischia di pregiudicare l’avvio del futuro sistema di governance.

“Sono soddisfatta – ha commentato l’assessore regionale Contrafatto -, nella sua relazione l’ Anac riconosce che il lavoro che abbiamo fatto va nella giusta direzione. Accoglieremo i suggerimenti che vengono forniti per rendere più efficaci le nuove disposizioni”.

“Anac - sottolinea l’assessore - non ha mancato di sottolineare l’importanza di una sezione per la gestione degli affidamenti dell’intero sistema e spiegheremo le nostre scelte sugli Ato e illustreremo la riforma sugli Urega, dimostrando che la Sicilia è pronta a uscire da una fase transitoria infinita ma che adesso volge al termine”.

Articolo pubblicato il 14 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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