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Rosario Crocetta, il peggiore presidente d'Italia
di Raffaella Pessina

Indagine Governance Poll 2017: solo il 27% dei siciliani lo rivoterebbe. Il commento: “Con più coesione avrei avuto 4/5 punti in più”

Tags: Rosario Crocetta, Sole24ore



PALERMO - La Sicilia si trova a dover incassare un altro colpo basso: Rosario Crocetta è all’ultimo posto tra i presidente di Regione di tutta Italia in termini di gradimento da parte dei cittadini. I risultati di un sondaggio realizzato da Ipr per il quotidiano Il Sole 24ore, sono stati pubblicati ieri.

Il sondaggio ha previsto che mille elettori in ogni Regione, disaggregati per sesso, età ed area di residenza, rispondessero alla domanda: “le chiedo un giudizio complessivo sull’operato del presidente della Regione nell’arco del 2016. Se domani ci fossero le elezioni regionali, lei voterebbe a favore o contro l’attuale presidente della Regione?”. Secondo i risultati Crocetta ha raccolto una percentuale del 27 % di gradimento, calando del 3,5% rispetto alla data della sua elezione. Per la cronaca, i migliori presidenti sono risultati essere quelli del Veneto (Luca Zaia), della Toscana (Enrico Rossi) e della Lombardia (Roberto Maroni), i cui consensi sono invece aumentati rispetto alla percentuale delle ultime elezioni e si sono attestati rispettivamente al 60%, 57% e 54%.

A far compagnia a Crocetta vi sono Debora Serracchiani del Friuli Venezia-Giulia e Francesco Pigliaru della Sardegna, in penultima e terz’ultima posizione. Negativo in generale, secondo il dossier pubblicato, il consenso dei cittadini verso i presidenti di Regione che “si attesta in media al 43%, sotto il livello di sufficienza”.
 
Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars, commenta amaramente: “Nessuna condanna ingiustificata, bensì un giudizio totalmente chiaro e motivato sull’operato di un presidente e di una maggioranza, che in quattro anni e tre mesi di governo della Regione hanno fatto solo danni. L’ultimo posto di Rosario Crocetta nella classifica sul gradimento degli amministratori del Il Sole 24 Ore ben racconta la drammatica situazione di una Sicilia in grave difficoltà, dove manca il lavoro, i tempi degli appalti sono biblici e l’economia arranca sempre più. A Crocetta, corresponsabile insieme al Pd di una gestione scellerata della cosa pubblica, e ostaggio di alcuni partiti centristi, va una maglia nera che infanga la Sicilia e i siciliani. Nessuna riforma portata a termine, dall’acqua ai rifiuti alle province, nessuna programmazione infrastrutturale, imprese abbandonate, Crocetta e i suoi hanno inanellato una serie infinita di errori che i siciliani pagheranno negli anni a venire. A pochi mesi dalla fine della legislatura la nostra Isola si ritrova più debole e indebitata”.

Immediata la replica di Crocetta,  che arriva addirittura a parlare di miracolo. A suo parere, gli è andata più che bene: “Conservo sostanzialmente - ha riferito ad una agenzia di stampa - il mio consenso di quattro anni fa e questo nonostante una dura lotta senza quartiere che il mio governo ha imbastito contro le clientele e il malaffare. E tenuto conto degli attacchi contro di me da parte di settori della coalizione”. Insomma “dopo quattro anni di colpi di scure incredibili a sprechi e corruzione e di attacchi continui di certi alleati, posso dire di avere retto. Se ci fosse stata più coesione, avrei avuto almeno 4-5 punti in più..Questo è un messaggio di cui occorre tenere conto. La mancanza di coesione si paga”.

Per tutta la legislatura Crocetta ha dovuto fare i conti con il mancato sostegno di una maggioranza forte. Tutti i quotidiani all’indomani della sua elezione alla più alta carica della regione, avevano titolato “Crocetta presidente senza maggioranza”, proprio per sottolineare la mancanza di un numero di deputati seduti in Parlamento sufficienti a garantirgli la governabilità. Allo stesso tempo esplodeva il fenomeno Cinquestelle, che di fatto all’Ars ha conquistato il titolo di primo partito con una preferenza del 15% del totale dei voti. Giova sottolineare come il presidente Crocetta sia stato eletto con una percentuale veramente esigua: il 30% di coloro che sono andati a votare. Peccato che i votanti siano stati meno della metà degli aventi diritto perché l’astensionismo è stato il vero protagonista delle ultime elezioni regionali, sintomo di una politica in cui il popolo non si è più ritrovato. Di fatto il nuovo governo di quel tempo venne legittimato dalla minoranza dei siciliani (47%).

Nel 2012, a correre per la poltrona di presidente furono: Nello Musumeci del Centrodestra, che probabilmente si riproporrà, Giancarlo Cancelleri del Movimento cinquestelle, il più accreditato candidato dei grillini, anche lui alla seconda elezione. Lo stesso Crocetta ha annunciato che si riproporrà. Davide Faraone del Pd, in questo fine settimana ha inaugurato a Palermo un open space del Pd in una delle vie principali della città chiamandolo “Cambiamenti” ed anche Faraone sarà un probabile candidato alla Presidenza della regione. Ne “Il Gattopardo” Giuseppe Tomasi di Lampedusa faceva pronunciare la frase ad uno dei suoi personaggi: “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente”, intendendo di una Sicilia borbonica al tramonto, che doveva fare spazio ad una nuova classe sociale, la borghesia. Una frase che si può riportare ad oggi, poiché tutti i partiti invocano il cambiamento, per invogliare i cittadini a tornare di nuovo speranzosi alle urne.

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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