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Canzio bacchetta gli eccessi delle Procure
di Carlo Alberto Tregua

Porre un freno al tritacarne mediatico

Tags: Giustizia, Magistratura, Giovanni Canzio, Cassazione



Ha un po’ sorpreso la forte sottolineatura che il primo presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio, ha inserito nella sua relazione, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario di giovedì 26 gennaio.
Evidentemente Canzio ha avvertito il sentimento popolare di rifiuto del cosiddetto tritacarne mediatico, dentro cui tanti cittadini vengono infilati per uscirne con le ossa rotte, anche quando vengono riconosciuti estranei alle ipotesi di reato loro imputate.
Bisogna subito sottolineare l’enorme carico di lavoro che hanno i Pubblici ministeri, i quali fanno grandi sacrifici per affrontare le vicende tentando di cercare la verità, in questo coadiuvati da Forze dell’ordine, in cui vi sono investigatori di grande qualità che basano la propria azione sul principio etico della ricerca della verità.
Purtroppo, a guastare questo quadro, vero e diffuso, vi è una quantità modesta di pm e investigatori che invece ricercano la scena mediatica, in ciò collaborati da giornalisti che violano il Testo unico dei doveri non osservando i tassativi principi in esso contenuti.

Infatti, alla libertà d’informazione e di critica vi è il preciso limite della tutela della personalità altrui e l’obbligo inderogabile del rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservando sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede (art. 1 del Tu).
Ma quale rispetto c’è della verità e dell’altrui personalità quando si riportano ipotesi di reato che alcuni pm fanno oggetto di comunicati stampa, trasformando l’Informazione di garanzia, a tutela dell’indagato, in Informazione di colpevolezza?
Su questo ha puntato il dito severo e preciso il presidente Canzio, il quale ha aperto un’altra questione fondamentale: “Occorrono più controlli per le indagini dei pm”, con ciò sottolineando che non sempre esse hanno la qualità fondamentale della ricerca della verità.
Insomma, riassumendo i concetti principali evidenziati da Canzio: nessun trionfalismo, stop alla cosiddetta fuga di notizie (che fuga non è) e ai processi mediatici che si svolgono, paradossalmente, nelle televisioni e sui quotidiani. Una situazione diventata insopportabile.
 
Anche l’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, uomo di sinistra-sinistra e molto vicino ai pubblici ministeri sbilanciati, ha sottolineato che oggi ci sono “troppi presunti colpevoli”. Lapidario.
Qundi, più controlli sulle indagini dei pm e degli investigatori, vera ricerca della verità, condanna ai tempi lunghi delle indagini e dei processi e reprimenda nei confronti dei pm autoreferenziali.
Più volte abbiamo indicato un possibile rimedio a questi eccessi, e cioè rendere non pubblicabile per legge l’Informazione di garanzia, anche perché essa deve tutelare il cittadino, non darlo in pasto agli scorretti giornalisti che per la spasmodica ricerca di notizie portano alla ribalta soggetti che hanno, in quello stadio, solo il diritto di difendersi davanti a ipotesi che spesso sono inconsistenti.
L’istituto dell’obbligo dell’azione penale è ormai superato dai fatti, perché le notizie e le denunce che giungono alle Procure sono talmente tante che i capi degli uffici non possono che metterle in ordine di importanza, con la conseguenza che molte di esse non vengono neanche guardate.

In questo quadro, il presidente Canzio ha sottolineato l’eccessiva lunghezza dei processi, civili e penali, con la conseguenza di un notevole esborso dello Stato, ai sensi della Legge Pinto (89/2001), che risarcisce i soggetti sottoposti a processi più lunghi nel triennio, anche secondo le norme europee.
Riguardo a tale lunghezza, non si può che sottolineare l’inutile complicazione della procedura civile e della procedura penale, fatta di passaggi che hanno il solo scopo di allungare il brodo. Se le due procedure prevedessero percorsi temporizzati, con sanzioni inderogabili per i protagonisti (accusa e difesa, attore e convenuto), probabilmente i tempi si accorcerebbero nonostante i ruoli di ciascun giudice siano enormemente carichi.
La Giustizia è il baluardo della democrazia, ma deve funzionare bene. In caso contrario vìola la democrazia perché non fa giustizia.

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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