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Con il cibo gettato nei cassonetti si possono riscaldare 46 mila case
di Rosario Battiato

Domani la Giornata nazionale contro gli sprechi: quelli degli italiani potrebbero sfamare una nazione. Enea: “Le verdure scartate potrebbero produrre 41 mln di m3 di biometano”

Tags: Ambiente, Rifiuti, Enea, Spreco



PALERMO – Si terrà domani la quarta giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, un evento promosso dal ministero dell’Ambiente nell’ambito della campagna “Spreco Zero”. Numerose le iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica al rispetto dei consumi, passaggio determinante anche per ridurre la produzione di rifiuti e agevolare la produzione energetica sostenibile.
Consumare meglio sarebbe innanzitutto un grande successo per le tasche degli italiani. La ricerca dell’Osservatorio nazionale Waste watcher di Last minute market/swg ha stimato lo spreco in 145 kg all’anno per famiglia, il 75% dello spreco complessivo del Paese, che vale 360 euro per nucleo. Inoltre, sempre secondo la ricerca, sono veramente in pochi (solo 6 italiani su 10) a conoscere i contenuti della legge antispreco, la norma entrata in vigore lo scorso agosto che semplifica le procedure per la donazione di cibo, consente la raccolta dei prodotti agricoli rimasti sul campo e la loro cessione a titolo gratuito e promuove l’utilizzo della family bag nel settore della ristorazione per permettere ai clienti l’asporto dei propri avanzi.

L’Enea, che giovedì sul proprio sito (enea.it) ha diffuso un decalogo di buone pratiche, è in prima linea ormai da anni per contrastare numeri impressionanti: un solo anno di spreco alimentare italiano potrebbe sfamare circa 44,5 milioni di persone. Lo spreco nazionale vede 5,5 milioni di tonnellate di cibo/anno nel cassonetto, cioè 42 kg di cibo a persona sotto forma di avanzi non riutilizzati e alimenti scaduti o andati a male, un patrimonio che vale intorno ai 13 miliardi di euro all’anno. A livello mondiale i numeri sono ancora più dolorosi: un terzo della produzione mondiale di cibo all’anno si perde o si spreca lungo la filiera, circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti solo considerando la frazione commestibile.

Non mancano comunque le buone pratiche, come quelle dell’associazione Banco alimentare della Sicilia, che quotidianamente recupera cibo cotto e in eccedenza e lo dona gratuitamente in sette province siciliane per oltre 490 strutture caritative, ha distribuito oltre 4 mila tonnellate di cibo per un valore di 12,5 milioni di euro (dati 2014).

Lo spreco alimentare si traduce anche in sfumate potenzialità energetiche. Per l’Enea 10 dei 42 kg gettati nei cassonetti o nella pattumiera da un italiano sono costituiti da verdure e prodotti ortofrutticoli per un totale di circa 1,3 milioni di tonnellate. “Con i prodotti vegetali che gettiamo nella spazzatura – si legge in una nota dell’Agenzia –, oltre a fitosanitari e nutraceutici, potremmo produrre 41 milioni di m3 di biometano, l’equivalente dell’energia necessaria per riscaldare 46mila appartamenti, con un risparmio di circa 2 milioni di tonnellate di CO2”.

Gli scarti possono essere inoltre trasformati in “in cibi ‘Superfood’ per mantenerci in forma, cosmetici per farci belli o nuovi alimenti per la zootecnia”. L’Enea vuole trasformare lo scarto di un settore in materia prima di un altro, nel nome dei principi dell’economia circolare. Le stime comunitarie prevedono grandi cose entro il 2030: con il riciclo dei rifiuti al 70% e lo smaltimento in discarica al 5%, grazie all’economia circolare si possono creare 580 mila posti di lavoro e risparmi per le imprese pari all’8% del fatturato annuo.
L’Enea è già al lavoro con alcune innovazione: dal brevetto per la trasformazione delle acque di scarto della lavorazione delle olive in prodotti per la conservazione degli alimenti o in antiossidanti ricchi di polifenoli, alla valorizzazione degli scarti dell’industria lattiera con lo sviluppo di prodotti ad alto valore aggiunto.

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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