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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia l'ipotesi tax compliance rimane di difficile applicazione
di Valeria Arena

È quanto dichiarato dal Garante del contribuente siciliano nella relazione sui rapporti tra fisco e cittadini. Le cause: elevata pressione fiscale e mancanza di chiarezza normativa in materia

Tags: Tax Compliance, Fisco, Agenzia Delle Entrate



PALERMO – In Sicilia non esistono ancora le condizioni economiche per l’applicazione della tanto auspicata tax compliance. Questa è la sintesi della relazione sui rapporti tra fisco e contribuenti nella nostra Isola redatta dal Garante del contribuente della Regione Sicilia, Salvatore Forastieri. Il perdurare di un sistema fiscale troppo oneroso e complesso – si legge nel documento – costituisce un grosso freno all’adesione spontanea dei cittadini verso l’obbligazione tributaria.

Nel 2016, infatti, il quadro economico tracciato dal Censis e dal rapporto Cerved mostra una Sicilia in piena stagnazione economica con livelli di fiducia nelle istituzioni politiche e finanziarie tra i più bassi d’Italia. Pessima situazione anche per i professionisti isolani, i cui redditi medi sono estremamente lontani da quelli dei colleghi del Nord: nel primo caso si registra una media di 25 mila euro, nel secondo caso si sfiorano i 60 mila in regioni come la Lombardia e il Trentino, ai primi due posti della classifica nazionale. A ciò si aggiunge un’elevata pressione fiscale e una confusione normativa che rendono sempre più complicati e difficili i rapporti tra i cittadini e gli uffici fiscali. In particolare, è il prelievo tributario relativo agli immobili ad acuire una situazione fiscale già decisamente complessa, un prelievo che colpisce un bene abbastanza prezioso per i contribuenti, ossia la casa. Tale pressione è aggravata da un’altra abitudine tutta isolana: la mancanza di chiarezza normativa.
 
“La chiarezza delle norme e l’eliminazione di molti adempimenti tributari – si sostiene nel rapporto – servono ad eliminare una vasta ‘zona grigia’ che rappresenta il terreno di coltura nel quale prolificano non solo l’evasione ma anche la corruzione e il malaffare più in generale”.  Al tal proposito il Garante, al fine di fornire le linee guida dell’Amministrazione finanziaria e dello stesso Garante del contribuenti, cita le parola del ministro dell’Economia, Padoan, contenute dentro gli atti di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2016-2018 e 2017-2019:  “La centralità del rapporto con il contribuente attraverso una maggiore trasparenza, una più incisiva semplificazione degli adempimenti […] nonché una maggior qualità dei servizi erogati con la finalità di innalzare il livello di adempimento spontaneo e la percezione della correttezza e della proporzionalità dell’Amministrazione”, sottolineando, tra le altre cose, l’importanza delle segnalazioni in materia fiscale da parte dei cittadini. 

In sintesi, quindi, i punti fondamentali per ridurre l’evasione fiscale sono rappresentati dalla centralità del ruolo del contribuente, dall’innalzamento dell’adempimento spontaneo, dalla fidelizzazione del rapporto tra Amministrazione e cittadini, dalla percezione della correttezza e della proporzionalità dell’Amministrazione, dal riassetto dei servizi di assistenza, consulenza e controllo, dalla facilitazione degli adempimenti tributari, dalla crescente qualificazione dei servizi erogati e della proficua collaborazione dell’Agenzia ai Garanti del contribuente.

Indispensabile, a questo punto, è l’intervento di tutti gli organi interessati: le autorità legislative, che continuano a emanare leggi abbastanza generiche e confusionarie, gli enti deputati alla gestione dei tributi, i professionisti del settore, i cittadini e lo stesso Garante del contribuente, il quale rappresenta una garanzia di trasparenza, semplificazione e affidabilità al fine di evitare eventuali errori. Quest’ultimo, a conclusione della relazione, ha fornito cinque proposte concrete di semplificazione: la previsione di un regime dei minimi più semplice, tale da poter accogliere i contribuenti definiti “evasori necessitati”, la possibilità di estendere agli atti dell’Agenzia delle Entrate la disposizione che prevede la sospensione immediata, su richiesta del contribuente, delle cartelle di pagamento ritenute illegittime e l’obbligo degli uffici che hanno effettuato l’iscrizione a ruolo di fornire tempestivo riscontro, la revisione della misura di tutti gli interessi applicabili nell’ambito tributario, una rivisitazione dell’istituto del ravvedimento operoso (per renderlo più facilmente accessibile) e l’estensione del Credito di imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura anche agli interventi di recupero di beni culturali di proprietà privata.

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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