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Quotidiano di Sicilia

Accoglienza, la Sicilia ospita quasi un migrante su dieci
di Serena Giovanna Grasso

Sono 14.352 gli stranieri presenti nelle strutture dell’Isola. La criticità più grande sono i lunghissimi tempi di permanenza, in media pari a due anni. Il ministro dell’Interno Marco Minniti ha proposto, nel corso dell’audizione in Commissione Affari costituzionali, di ridurre la valutazione ad un solo grado di giudizio

Tags: Migranti, Permesso Di Soggiorno, Asilo Politico, Marco Minniti, Enzo Bianco



PALERMO – Neppure in questi freddi mesi invernali si arresta l’emergenza sbarchi, cui è naturalmente connessa l’emergenza accoglienza. Secondo i dati del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, dal primo gennaio all’8 febbraio dell’anno corrente sono giunti sulle coste italiane 9.359 migranti, oltre il 50% in più del valore registrato nello stesso periodo del 2016 (6.030).
La Sicilia è schierata in prima linea: sono stati 6.876 i migranti sbarcanti sulle coste siciliane, ovvero il 73,5% del totale (distribuiti nei porti di Augusta, Catania, Trapani, Lampedusa, Messina, Pozzallo e Porto Empedocle).

Stessa cosa vale anche nel campo dell’accoglienza: infatti, la nostra regione assorbe ben l’8% dei migranti complessivi, con quota 14.352 (nello specifico, si distribuiscono secondo quanto segue: 4.481 nelle strutture temporanee, 1.315 negli hot spot, 4.491 nei centri di prima accoglienza e 4.065 negli Sprar). Si tratta del sesto valore maggiormente elevato su scala nazionale: solo Lombardia, Lazio, Veneto, Piemonte e Campania ospitano un numero superiore di migranti. Non poche sono le criticità rilevate sul versante accoglienza a causa degli elevati tempi di permanenza dei migranti all’interno delle strutture, tempi che in media si attestano sui due anni.

Proprio a tal proposito lo scorso mercoledì si è espresso il ministero dell’Interno Marco Minniti nel corso dell’audizione di fronte alle Commissioni riunite Affari costituzionali di Camera e Senato: “L’accoglienza non può avere tempi indefiniti ed è per questo che occorre abbattere i tempi per giungere a stabilire se un immigrato ha diritto o meno alla protezione umanitaria”. Per arrivare a questo occorre potenziare e professionalizzare sempre più le Commissioni territoriali che studiano le richieste di asilo. Inoltre, il ministro ha proposto di snellire le pratiche, riducendo la valutazione ad un solo grado di giudizio.

In più, Minniti valuterà la possibilità di inserire i migranti in attesa della valutazione in lavori di pubblica utilità, finanziati con fondi europei. “Per questo – specifica il ministro - c’è l’impegno a non creare concorrenza nel mercato del lavoro, perché le prestazioni svolte non verranno retribuite”.

Ulteriore criticità riguarda i minori stranieri non accompagnati: lo scorso anno se ne sono contati 25.846 (in questo primo mese del 2017 siamo già arrivati a quota 395). Si aspetta per le prossime settimane l’approvazione da parte del Parlamento del disegno di legge sui minori che giungono sulle nostre coste senza i genitori.

Altro punto toccato dal ministero degli interni nel corso dell’audizione ha riguardato l’abolizione dei Centri per l’identificazione e l’esplusione (Cie), cui sopperiranno i Centri permanenti per i rimpatri, piccole strutture distribuite sull’intero territorio nazionale per un totale di 1.600 posti. Secondo Minniti “non c’è accoglienza senza rimpatri. Occorre riportare nei Paesi di provenienza chi non ha diritto o commette reati”. Accanto ai rimpatri forzati, il Governo intende potenziare lo strumento dei rimpatri volontari assistiti per i quali sono stati già raddoppiati i fondi.

Infine, si registrano risultati positivi a proposito del funzionamento degli hotspot. Secondo il dipartimento di Pubblica sicurezza, il 99% dei migranti viene regolarmente sottoposto ai controlli di rito. Attualmente sono quattro le strutture operative: Trapani, Lampedusa, Pozzallo e Taranto. Si sta discutendo la possibilità di aprire altri cinque punti a Messina, Palermo, Crotone, Reggio Calabria e Corigliano Calabro (Cz).
 

 
Ue, il Comitato delle Regioni approva il parere di Enzo Bianco sulla riforma del sistema di asilo
 
CATANIA - Il Comitato delle Regioni dell’Unione europea, riunito in sessione plenaria a Bruxelles, ha adottato a larghissima maggioranza - con soltanto  18 voti contrari su 350 membri - il parere elaborato dal capo della Delegazione italiana Enzo Bianco riguardante il secondo pacchetto sulla Riforma del sistema comune di asilo e un quadro per il reinsediamento dei migranti. Pieno sostegno anche alla creazione di hotspot al di fuori dell’Ue e a partenariati con Paesi terzi da sviluppare, con risorse per 88 miliardi di euro, attraverso una maggiore cooperazione a livello municipale e regionale.

Nel precedente testo sull’argomento, sempre firmato da Bianco e adottato dal Cdr nel dicembre del 2016, si chiedevano modifiche proprio al meccanismo di reinsediamento per renderlo più equo ed efficace sia per i profughi, sia per gli Stati membri, inclusi quei Paesi che preferiscono pagare delle penali piuttosto che accettare il reinsediamento di richiedenti asilo sul loro territorio.
“L’Ue - ha detto Bianco, che è sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale dell’Anci - ha ragione a insistere perché si giunga a un sistema armonizzato, ma regioni e città temono che alcune delle norme proposte siano troppo rigide, limitino i diritti e servano a ben poco per aiutare l’Europa o i migranti che sbarcano sulle nostre coste. Inoltre l’Unione sembra illudersi che quella del Mediterraneo e non solo sia un’emergenza una tantum, mentre quello che abbiamo di fronte è un fenomeno di lungo periodo. Servono dunque risorse economiche per i Comuni che si occupano dell’accoglienza con un sistema più chiaro, semplice e veloce, equo per tutti, che non mortifichi i diritti e la dignità dei migranti. E bisogna intervenire subito per occuparsi principalmente dei minori non accompagnati, il cui numero va rapidamente aumentando”.

Le proposte contenute nel parere di Bianco garantiscono un accesso efficace all’assistenza legale da parte dei migranti, per tutelare meglio proprio i minori non accompagnati e sostenere finanziariamente enti locali e regionali impegnati sul fronte della crisi dei rifugiati. Bianco, a questo proposito, ha citato l’esempio di Catania, gravata da oneri economici e sociali rilevanti nonostante non sia certamente ricca, e che per il suo impegno viene unanimemente riconosciuta come una delle “Città dell’accoglienza” mondiali.
Per quanto riguarda la cooperazione con i Paesi dell’Africa e del Medio Oriente, il Comitato, approvando il parere, ha chiesto all’Ue di puntare di più sulla collaborazione tra città e regioni in modo da coinvolgere direttamente un maggior numero possibile di cittadini.

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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