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Quotidiano di Sicilia

Differenziata, si allarga la forbice. Ronchi: "Nel Sud resta arretrata"
di Rosario Battiato

Ispra: in Italia è salita al 47,6%. Riciclate 83 milioni di tonnellate di rifiuti, fatturato di oltre 50 miliardi di euro. L’ex ministro dell’Ambiente: “Ritardo causato dalle carenze delle amministrazioni”

Tags: Ispra, Ue, Sicilia, Rifiuti, Raccolta Differenziata



PALERMO – A voler raccontare gli ultimi due decenni della gestione dei rifiuti in Italia, si corre il rischio di non poter affrontare un discorso uniforme, perché se il Paese è cresciuto, la Sicilia è rimasta immobile. Lo confermano i dati e le parole contenuti nelle oltre duecento pagine di rapporto stilato dalla Fondazione Sviluppo sostenibile per celebrare i vent’anni dalla più importante riforma dei rifiuti nazionale: il D.Lgs 22/97, cosiddetto “Decreto Ronchi”, che ha innovato i modelli di gestione dei rifiuti e ha attuato una riforma organica e sistemica recependo e coordinando tre direttive europee sui rifiuti, sui rifiuti pericolosi e sugli imballaggi.


Negli ultimi due decenni l’Italia dei rifiuti è cambiata radicalmente. Nel 1997 veniva smaltito in discarica l’80% dei rifiuti urbani (21,3 milioni di tonnellate) con una raccolta differenziata che era al di sotto del 9%, mentre nel 2015 – anche se la produzione è cresciuta di 3 milioni di tonnellate – in discarica ci finisce soltanto il 26% (7,8 milioni di tonnellate) e la raccolta differenziata è arrivata al 47,6% a fronte di un riciclo/recupero di materia dei rifiuti speciali che è aumentato da 13 milioni a 83,4 milioni di tonnellate. Per le 6 mila imprese della green economy dei rifiuti il fatturato arriva a 50 miliardi di euro.

Questi numeri dell’Ispra, che sono stati raccolti dall’ultimo rapporto Rifiuti urbani, confermano una tendenza nazionale abbastanza compatta: secondo un’indagine Ipsos, il 91% fa abitualmente la raccolta differenziata, il 93%  la considera una utile necessità e il 91% che la mette al primo posto tra i comportamenti anti-spreco e tra le buone abitudini ambientali.

Belle notizie, ma non troppo. In questo percorso qualcuno è rimasto notevolmente indietro. Lo spiega proprio Edoardo Ronchi, il padre della riforma, in un suo intervento all’interno del rapporto. “Rimangono, tuttavia, particolarmente arretrate le raccolte differenziate in 5 Regioni meridionali: la Basilicata al 31%, la Puglia al 30%, il Molise e la Calabria al 25% e la Sicilia al 13%”.Negli ultimi mesi del 2016 l’Isola, stando ai dati diffusi dalla Regione, ha fatto registrare una notevole crescita (almeno fino al 20%), ma bisognerà attendere il prossimo rapporto Ispra per verificare diffusione e stabilità dei dati per tutto l’anno. Anche sul riciclo c’è ancora molto da lavorare in vista dell’obiettivo del 50% di avvio a riciclo previsto per il 2020.

Intanto Ronchi prova a rispondere alla domanda del secolo: perché questo ritardo? “Principalmente dalle carenze tecniche e di indirizzo politico di alcune amministrazioni regionali e comunali. Alcune amministrazioni regionali sono in ritardo e carenti sia nella programmazione – in particolare nella localizzazione e autorizzazione degli impianti di trattamento della frazione organica – sia nei sostegni tecnici e finanziari ai Comuni per organizzare buone raccolte differenziate”.

Nell’Isola soltanto a distanza di quasi due decenni dalla prima dichiarazione dell’emergenza – correva l’anno 1999 – si stanno avviando dei tentativi concreti e i numeri sulla differenziata cominciano a dare qualche risultato. Non sarà mai troppo tardi, ma di certo di tempo se ne è perso pure troppo.

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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