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Quotidiano di Sicilia

Dire "No" alla plastica per difendere il mare
di Redazione

Tutelare l’ambiente per difendere la qualità dei prodotti della nostra terra

Tags: Unci



I grandi cambiamenti in atto nell’economia globale, sotto la spinta dell’imperversante innovazione tecnologica e della internazionalizzazione dei mercati, stanno imponendo una velocizzazione nell’organizzazione aziendale.

Questa Unione è avocata al sistema datoriale di tipo Cooperativo, perche la formula cooperativa consente di rendere più facile e meno rischiosa la possibilità di diventare imprenditore. Attraverso la cooperazione le idee imprenditoriali, i progetti, il lavoro, le esperienze, interagiscono e si arricchiscono fra di loro, mettendo a frutto le conoscenze di un’organizzazione più complessa che, in molti casi, ha dimostrato la capacità di fare sistema. La democraticità e fare impresa nella cooperazione non fanno distinzione tra chi ha il mandato a rappresentarla e il lavoratore dipendente. Essere cooperatori vuol dire essere un insieme in una struttura dinamica, in cui al tempo stesso si è nella funzione di imprenditore e lavoratore, fondendo doti di managerialità e di mutualità sociale. Quindi, con un mercato del lavoro e la globalizzazione che velocizzano l’andare dei giorni e le scadenze, è opportuno non confondere le produzioni primarie e le industrie.

L’azienda di produzione è conosciuta anche con il nome di impresa, per distinguersi dalle aziende di consumo. Alla grande azienda di tipo fordista si è ormai sostituito un modo di produrre incardinato sulle piccole e medie imprese, posizionate sulle nuove frontiere della tecnologia e capaci di mobilitare le risorse locali, sia di tipo immateriale che materiali. Tutto ciò impone una riflessione sul valore che assume il contesto locale in un quadro generale nel quale la concorrenza non è più tra singole unità operative, quanto piuttosto tra intere “filiere” produttive e tra moderne forme di aggregazione di tutti gli attori afferenti a specifici settori merceologici.

Il riconoscimento del valore strategico che assumono le nuove forme di organizzazione della produzione e i contesti locali e regionali, non rappresentano un risultato di poco conto, in particolare se si pensa che l’approccio economicistico tradizionale si è ostinato a lungo nell’espungere dal discorso sulla competitività e sulla produzione il valore aggiunto delle tipicità e la qualità dell’ambiente locale, confinato troppo spesso al ruolo di variabile esogena e non considerato come fattore in grado di fare la differenza tra singoli sistemi economico  territoriali. L’ambiente non può costituire un dato asettico, ma parte integrante della produzione.

Molte volte sentiamo parlare di pesca sostenibile e sostenibilità ambientale, di pesca illegale o eccessiva. Ma chi è che paga per tutto il petrolio e i veleni di ogni tipo riversati ogni giorno nel mare? I nostri pescatori? Nessuno parla di un inarrestabile e indistruttibile fenomeno che si insinua, anche nella catena alimentare dell’uomo: la plastica, che ogni anno nel mondo viene prodotta per oltre 280 milioni di tonnellate e si stima che potrà arrivare a 400 milioni di tonnellate entro il 2050. Attraverso l’azione erosiva del mare, la plastica si sminuzza in porzioni più piccole di un’unghia che vengono confuse con il plancton dai pesci e ingerite .Uno studio della Fondazione “Ellen MacArthur”, ha previsto che entro il 2050 ci saranno in mare più plastiche che pesci. Ecco perche abbiamo deciso di alzare la voce, attraverso i nostri produttori, e di inserirci un uno scenario più ampio e senza plastiche, adottando nuovamente nelle varie marinerie le cassette di legno. Abbiamo anche invitato i consumatori a non chiederci la busta di plastica.

Noi che amiamo l’ambiente e dall’ambiente del mare traiamo risorsa economica, diciamo “No” alla plastica e si a un pesce senza plastica.

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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