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Nuova organizzazione per rilanciare l'Istituto superiore di sanità
di Redazione

Razionalizzazione delle risorse disponibili al fine di evitare sprechi e dispersione di energie, sia umane che finanziarie

Tags: Istituto Superiore Sanità



in collaborazione con ITALPRESS
 
Sei Dipartimenti, sedici Centri nazionali, due Centri di riferimento e un Organismo notificato compongono la nuova area tecnica-operativa dell’Istituto superiore di sanità: queste le principali articolazioni della nuova organizzazione dell’Iss, il più grande Istituto di sanità pubblica in Italia e in Europa.

Accanto alle attività tradizionali di studio e ricerca, controllo e sorveglianza in materie come neuroscienze, malattie infettive, sicurezza alimentare, oncologia, ambiente o malattie cardiovascolari sono stati creati un Centro di valutazione delle tecnologie sanitarie, uno per quelle innovative in Sanità pubblica, un Centro nazionale per l’eccellenza clinica, la qualità e la sicurezza delle cure, uno per la Telemedicina, in modo da fornire indicazioni per supportare le scelte di ciò che è realmente efficace evitando sprechi e dispersioni di energie umane e finanziarie.

“Abbiamo disegnato – ha dichiarato Walter Ricciardi, presidente dell’Iss - un Istituto coerente con la sua missione principale di tutelare la salute pubblica, valorizzando le alte competenze di cui dispone, capaci di produrre in un anno oltre 12 mila interventi tra controlli, valutazioni, pareri e ispezioni. Il nuovo Istituto sarà in grado anche di investire sempre più risorse nella ricerca. È in crescita la previsione del finanziamento di progetti di ricerca scientifici: a fonte del finanziamento di 30 milioni di euro ottenuto lo scorso anno, le entrate previste per il 2017 ammontano a circa 35 milioni. Questa è una delle nostre priorità, perché è una ricerca pensata per tradursi in diagnosi e cura, a diventare tecnologia e a rappresentare uno strumento competitivo per la crescita economica del Paese”.
La ristrutturazione, pur sommando nuove competenze, è riuscita a eliminare molti duplicati. C’è stata una forte contrazione dei reparti che da 123 sono diventati 50 distribuiti in tutte le nuove strutture, aggregati secondo un disegno complesso ma coerente di funzioni trasversali.

“Per conciliare la missione dell’Iss alla sostenibilità economica – ha spiegato Angelo Del Favero, direttore generale dell’Iss - serviva una macchina più efficiente e più snella. Il nostro modello permetterà un recupero in termini di costi/benefici di circa due milioni l’anno, una cifra che reinvestiremo in salute, a vantaggio dei cittadini”.

In questo nuovo contesto, l’Istituto, che nel 2016 ha gestito ben 119 progetti internazionali, riceverà per il 2017 circa 35 milioni di euro finanziamento per progetti di ricerca nazionali e internazionali. Per sfruttare al meglio tutte le possibilità di finanziamento delle attività di ricerca, l’Istituto si è dotato di un Grant office che assisterà i ricercatori nel reperimento dei bandi di ricerca e supporterà i percorsi di brevettazione e di tutela della proprietà intellettuale.
 
Fino a oggi sono circa 78 i brevetti in possesso dell’Iss di cui 53 in condivisione con altri enti di ricerca e riguardano tecnologie per malattie infettive, tecnologie oncologiche, vaccinali o nuovi biomarker diagnostici.
Se le attività di ricerca, controllo e sorveglianza rappresentano il cuore dell’attività dell’Istituto, sarà più marcata anche l’attenzione alla comunicazione e ai canali di dialogo e di informazione con gli utenti per promuovere la conoscenza medico-scientifica su aspetti fondamentali della salute pubblica. Rafforzati e presenti sui social network, i telefoni verdi dell’Iss rispondono a tutti coloro che hanno bisogno di un orientamento, si pensi al fumo e alle malattie a trasmissione sessuale che nell’ultimo anno hanno evaso dalle 500 alle 1.000 chiamate al mese per indirizzare i cittadini su queste tematiche e anche il telefono verde patologie rare evade ogni mese oltre cento richieste di orientamento soprattutto da pazienti e famiglie ma non mancano richieste d’aiuto anche da parte degli stessi operatori sanitari.

Articolo pubblicato il 15 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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