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Italia al quinto posto in Ue per dispersione scolastica
di Redazione

Dati Istat sul 2015: il nostro Paese al 17% davanti Romania, Portogallo, Malta e Spagna. L’incidenza maggiore nelle Isole: Sicilia al 25,8% e Sardegna al 24,7%

Tags: Scuola, Dispersione Scolastica



“Se mi lasci non vale...”. Siamo abbastanza certi che se la Scuola potesse oggi dedicare una canzone ai suoi ragazzi, con molta probabilità sceglierebbe questa famosa canzone di Iglesias…Il numero di ragazzi che abbandonano la scuola nello scenario Nazionale ed Europeo è molto elevato, nonostante ad onor del vero, e grazie ad alcuni stimoli Europei la percentuale è in lieve calo.

Formalmente con il termine “dispersione scolastica” si intende la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che non possiedono un titolo di studio superiore alla licenza media e che non sono coinvolti in attività formativa prevista per la loro età.

Giusto per non rimanere indietro, e allinearci al linguaggio Europeo è opportuno sapere che sinonimi di dispersione scolastica sono i termini Drop-uot o più comunemente Early School leavers.
Il concetto di dispersione è però molto aggregante nel senso che racchiude in sé diversi fenomeni che ci occuperemo di chiarire in seguito.

Tale fenomeno è di particolare interesse per gli Stati Europei, non a caso uno dei traguardi principali di miglioramento della strategia Europa 2020 è proprio quello di abbassare la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che abbandona prematuramente gli studi o la formazione; portandolo dal 14,4% del 2009 a meno del 10% entro il 2020.

Se è vero, come spesso si dice, che la partecipazione scolastica rappresenta il bene più prezioso di cui dispone un Paese, si coglie a pieno l’interesse che l’Unione Europea rispetto al fenomeno. 

La riduzione dell’abbandono scolastico contribuisce, infatti, sia alla “crescita intelligente”, migliorando i livelli di istruzione e formazione, sia alla “crescita inclusiva”, agendo su uno dei principali fattori del rischio di disoccupazione e di povertà.
è importante comprendere che quando parliamo di dispersione scolastica non ci riferiamo, come accennato sopra, in modo semplicistico ai soggetti che non vanno più a scuola ma ci riferiamo a 4 specifiche condizioni che concorrono alla nascita del fenomeno.

Per meglio intenderci,  le variabili tenute in considerazione e sistematicamente osservate sono:
EVASIONE: alunni iscritti che, pur essendo in obbligo, non hanno mai frequentato;
 
ABBANDONO: alunni che hanno frequentato ma nel corso dell’anno, hanno abbandonato la scuola;
 
NON AMMISSIONI alla classe successiva, questo avviene o per gli alunni con profitto inadeguato oppure alunni che, a causa delle assenze, non hanno avuto convalidato l’anno scolastico ai sensi dell’art.11 comma 1 legge 59/06 o ancora alunni della scuola secondaria di secondo grado con Giudizio Sospeso;
PROSCIOLTI, cioè gli alunni che pur avendo compiuto l’età limite non hanno conseguito il titolo di studio previsto.
Secondo i dati Istat (2015), con un tasso di dispersione scolastica pari al 17,0%, il nostro Paese si colloca al quinto posto tra i 28 Stati membri dell’Unione europea, lasciandosi alle spalle solo Romania (17,3%), Portogallo (19,2%), Malta (20,8%) e Spagna (23,6%) e posizionandosi ben lontano dalla Croazia che può invece essere orgogliosa del suo 3,7 %.
Un dato da non trascurare, che emerge dalle percentuali, è la differenza di genere. L’abbandono precoce grava infatti sulla popolazione studentesca a seconda del genere. I maschi hanno percentuali più alte di abbandono in tutti i Paesi dell’Unione Europea.
L’Italia risulta tra i Paesi con maggiore squilibrio, riporta infatti una percentuale del 20,2% per i maschi e del 13,7% per le femmine, un dato molto negativo rispetto alla media europea (13,6% maschi, 10,2% femmine).
Allargando la lente d’ingrandimento ed analizzando invece la nostra Penisola troviamo percentuali che penalizzano il Mezzogiorno.
Si può infatti notare dal grafico un’incidenza maggiore nelle Isole di Sicilia (25,8%) e Sardegna (24,7%) , dove circa un giovane su quattro non porta a termine un percorso scolastico/formativo dopo la licenza media; segue la Campania con 22,2%.
All’interno della Sicilia, afferma l’Anief (Associazione Nazionale Insegnanti ed Educatori in Formazione), le province più a rischio dispersione sono Caltanissetta (con quasi il 42%), Palermo e Catania. Confrontando i dati per provincia dell’anno scolastico 2013/14, a Caltanissetta avevano abbandonato, rispetto agli iscritti del 2009-10, il 41,7% degli studenti, a Palermo il 40,1%, a Catania il 38,6%.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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