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Quotidiano di Sicilia

I tempi infiniti della Burocrazia malata
di Carlo Alberto Tregua

Ma i dirigenti devono controllare

Tags: Burocrazia



Il Consiglio dei ministri ha approvato in prima lettura cinque Dlgs in attuazione della Legge delega Madia (124/2015). Ci vorrà un iter di alcuni mesi affinché essi tornino al Cdm per l’approvazione definitiva.
Di fatto, dall’approvazione della legge alla sua iniziale attuazione passeranno almeno due anni. Poi ce ne vorranno altri due per iniziare a vedere i primi effetti. In ogni caso, i succitati Dlgs sono tenui e non risolvono il problema di fondo di questa Burocrazia malata.
Perché? Perché essi non prevedono la misurazione dei servizi, che ogni settore pubblico dovrebbe mettere in atto, in modo da determinare preventivamente sia il percorso che i tempi di ogni atto amministrativo che ciascun provvedimento deve necessariamente contenere.
Non misurare i tempi delle procedure significa non ragguagliare il valore economico dell’attività pubblica al suo costo. Ora, è evidente che uno dei principali valori etici che devono informare il settore pubblico è quello di correlare i costi ai servizi. Mentre, oggi, manca questo anello di congiunzione, con la conseguenza che i servizi resi hanno costi molto superiori a quelli che dovrebbero essere se il rapporto ci fosse.

Chi ha la responsabilità di far funzionare in modo efficiente le varie strutture della Pubblica amministrazione? I dirigenti, i quali occupano quei posti di vertice proprio per dirigere e controllare: lapalissiano. Invece, gran parte di essi fa come le tre scimmiette e chiude gli occhi per non vedere.
Ma come, 55 operatori sanitari devono essere arrestati e mandati ai domiciliari perché non andavano a lavorare, pur timbrando il cartellino, e nessun dirigente viene mandato in galera? Ma com’è possibile che colui o coloro che sovrintendevano ai 55 furbetti non si sono mai accorti che un contingente così elevato di personale non era presente, anche per lunghi periodi?
Suvvia, non scherziamo con le cose serie: quei dirigenti erano conniventi come se quei comportamenti non li interessassero, facendo venire meno il loro dovere che non solo comporta l’organizzazione dei servizi per farli funzionare con efficienza, ma e soprattutto controllare che i risultati vi siano e in proporzione alla spesa occorrente all’intera struttura da loro governata.
 
In Italia, manca la cultura del controllo, senza di che ognuno fa quello che vuole. E siccome l’uomo è egoista, farà sicuramente ciò che più gli converrà: gli affari propri. Bene ha detto il senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino, secondo il quale anche dirigenti e dipendenti pubblici dovrebbero correre il rischio dell’interruzione del rapporto di lavoro.
La spesa pubblica corrente, centrale, regionale e locale, non è di per sé eccessiva rispetto al Pil, anche se una sua razionalizzazione organizzativa potrebbe farla ridurre di un quarto o di un terzo. Ciò che non va bene è il disordine generale e il menefreghismo imperante contro cui si è scagliata ormai l’opinione pubblica, la quale rovescia giustamente le responsabilità di questa disfunzione sulla classe politica che ha il dovere di indirizzare, e controllare a sua volta, l’intera burocrazia che essa sovrintende.
Ma quando i cittadini si accorgono che la classe politica non esercita questi doveri di indirizzo e controllo non protestano adeguatamente e preferiscono, disgustati, allontanarsi dal voto. Invece, Papa Francesco ammonisce: Cittadini, immischiatevi, partecipate e controllate.

Come si fa a girare la testa dall’altra parte, a restare indifferenti di fronte alle iniquità che sono sotto gli occhi di tutti? Più passa il tempo e più gli italiani si dividono in due categorie: i privilegiati e i vessati; quelli che esercitano il potere per il potere e gli altri che lo subiscono.
Non c’è più destra, sinistra o centro, ma la ripartizione dovrebbe essere tra politici, cioè uomini di cultura preparati e onesti, e politicanti, cioè soggetti senza preparazione, spesso analfabeti di questioni politiche e amministrative, dediti alla cultura del favore e dello scambio anziché servitori dell’interesse generale.
Ci sembra noioso ripetere questi concetti, ma è nostro dovere continuare a testimoniare questo disordine istituzionale e indurre i lettori-cittadini a reagire. Vorremmo ricevere in redazione centinaia di mail di protesta sulle cose che non vanno, ma ne riceviamo poche unità.
Svegliatevi cittadini, è ora di cambiar musica per eliminare le stonature

Articolo pubblicato il 02 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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