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Imprese under 35, nel 2016 bassi tassi di crescita in Sicilia
di Andrea Uzzo

Unioncamere e InfoCamere: saldo tra apertura e chiusura aziende dell’8,8% (Isola terzultima in Italia). In generale la nostra regione si posiziona al terzo posto per quota totale (13,1%)

Tags: Impresa, Sicilia



PALERMO - La Sicilia è una delle regioni italiane in cui nel 2016 il tasso di crescita di imprese under 35 è stato più basso: il saldo tra aperture e chiusure di imprese “giovani” - cioè di imprese la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da persone di età inferiore ai 35 anni - è stato infatti di 5.389, pari a un tasso dell’8,8%; hanno fatto peggio solo l’Abruzzo (7,1%) e la Valle d’Aosta (8,5%). La Basilicata è la regione in cui le imprese giovanili hanno particolarmente accelerato il passo nel 2016 rispetto al 2015: 16,7%; a seguire ci sono il Molise (14,7%) e il Trentino Alto Adige (13,8%).

Guardando al dato nazionale, a fine dicembre 2016 il Registro delle Camere di commercio contava 608.204 imprese guidate da giovani meno che trentacinquenni. Nei dodici mesi da poco trascorsi, i giovani imprenditori dello Stivale hanno messo a segno un saldo di 63.646 unità in più tra aperture e chiusure di imprese (10,2%). A rivelarlo è l’analisi delle nuove imprese di under 35 create nel 2016, realizzata da Unioncamere e InfoCamere. A livello provinciale, in Sicilia la più virtuosa per tasso di crescita nel 2016 è Ragusa (10,8%, dato superiore a quello nazionale pari al 10,2%); seguono Catania (10%), Messina (9%), Agrigento (8,9%), Trapani (8,7%), Enna (8,3%), Siracusa (8,3%), Caltanissetta (7,6%); fanalino di coda è il capoluogo (7,3%), che tra le province italiane si colloca al sestultimo posto (in testa c’è Matera con il 18,3%; ultima Chieti con il 6,3%).

Secondo il reporto di Unioncamere e Infocamere, la Sicilia, comunque si dimostra una regione di capitani d’azienda giovani, con una quota del 13,1% di imprese under 35 sul totale delle imprese. L’Isola si colloca al terzo posto di questa speciale classifica che vede collocarsi ai primi sette posti tutte regioni del Sud: in testa ci sono la Calabria (14,3%) e la Campania (13,7%); dopo la Sicilia seguono Puglia (11,8%), Molise (11,4%), Basilicata (11,2%) e Sardegna (10%). Agli ultimi posti ci sono Marche (8,5%), Trentino Alto Adige (8,5%), Veneto (7,9%), Emilia Romagna (7,7%) e Friuli Venezia Giulia (7,6%).

In tutta Italia su 100 nuove imprese che si occupano di telecomunicazioni e di servizi di accesso a Internet, nate lo scorso anno, il 52,4% ha alla guida giovani di meno di 35 anni. Lo zoccolo duro dell’imprenditoria giovanile restano però quattro settori tradizionali: oltre il 60% delle attività giovanili registrate si concentra infatti nel commercio, nelle costruzioni, nel turismo e in agricoltura. Vanno forte tra gli under 35 anche il settore finanziario e le attività di parrucchieri, barbieri, estetisti. “Innovazione ma anche riscoperta e valorizzazione delle tradizioni del nostro Paese sembrano guidare le scelte d’impresa dei giovani - dice il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello -. Se il digitale è il futuro delle economie avanzate, la ricchezza delle produzioni agricole e agroalimentari sono una peculiarità dell’Italia che i giovani stanno riscoprendo. Questo avrà effetti positivi sotto molti punti di vista. Non ultimo, la cura del territorio”. Analizzando il peso percentuale delle imprese giovanili sul totale delle aziende esistenti a fine 2016, tra le attività di lotterie, scommesse e case da gioco i giovani imprenditori sono 1 su 4, mentre nei servizi postali e attività di corrieri 1 su 5. Nel 2016, infine, sono aumentate di quasi il 16% le società di capitali. Aumenti superiori al 9% interessano anche le società di persone e le ditte individuali, che restano comunque la forma giuridica più diffusa anche tra i giovani.

Articolo pubblicato il 09 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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