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Le imprese innovative in Sicilia ci sono, ma solo il 20,4 per cento
di Maria Rosaria Minà

Risultano del tutto assenti le grandi imprese dagli investimenti in ricerca e sviluppo. Orientate al mercato locale, incapaci di sfruttare le potenzialità di domanda

Tags: Imprese, Innovazione



PALERMO - Chi lo ha detto che in Sicilia non si fa innovazione? La questione è stata sollevata a partire dall’indagine svolta dal comitato scientifico della Fondazione Res, l’Istituto di Ricerca su Economia e Società in Sicilia, contenuta nel Rapporto 2009 “Remare controcorrente. Imprese e territori dell’innovazione in Sicilia”.

Una ricerca puntuale e dettagliata delinea il profilo delle imprese che hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per essere definite innovative. Una qualifica  che possono vantare unicamente le imprese di successo, tanto più se contestualizzate in una realtà difficile come la Sicilia. Dinamiche e competitive, accolgono la sfida del mercato globale, investono in innovazione, dispongono significativi cambiamenti nel modo di produrre, di relazionarsi al mercato o di organizzarsi, spezzando l’andamento lineare, o per meglio dire, statico, delle altre imprese del sistema regionale.

Guidate da imprenditori di istruzione medio-alta, hanno la forma di società a responsabilità limitata e sono state fondate per il 58,9% dopo il 1990. A prescindere dal settore di appartenenza, l’innovazione è maggiormente diffusa tra le imprese di medie dimensioni, con un massimo di 49 addetti, anche se, attraverso i dati Istat, è possibile rilevare  che l’introduzione di nuove tecnologie ha comportato nuove assunzioni e riqualificazione del personale esistente, oltre che elevata performance in termini di fatturato.
Diversi i settori che vantano questo target, a partire dall’agro-alimentare, al manifatturiero, delle costruzioni, o delle fonti di energia, o ancora, il turismo.
Su un campione di 1200 imprese, è stato rilevato che il 63,6%  ha un mercato di riferimento prevalentemente nazionale, contro il 27,2% che si affaccia nell’Unione Europea ed un considerevole 25,9% punta al mercato internazionale.

Tra esse i ricercatori del Res hanno selezionato 100 imprese qualificate altamente innovative, e  che si sono guadagnate il posto nella top list. Nonostante la loro leadership, le differenze con le sorelle minori sono marginali. Rimane il fatto che  per queste imprese è centrale lo sviluppo di relazioni a fini innovativi con nuovi clienti. Elemento importante che insieme agli altri definisce il quadro attraverso cui si esprime il loro successo, anche se relativo.
L’impresa siciliana, infatti, ancora una volta, risente del divario tra Nord e Sud. Esse di fatto raggiungono solo il 20,4% rispetto a quelle presenti  nell’Isola, a fronte di un valore di dieci punti superiore per la media italiana.

Nonostante ciò palesano buoni livelli degli indici di innovazione, soprattutto nei settori dell’agro-alimentare, raffinazione e chimica e della fabbricazione di apparecchi meccanici. È possibile pertanto valutare la posizione della Sicilia nella parte bassa della classifica regionale per uno scarso apporto d’innovazione nelle grandi imprese. A ciò si aggiunge una generale tendenza all’acquisizione di nuovi macchinari e formazione del personale a scapito di investimenti in ricerca e sviluppo. Rimane in coda anche nel confronto rispetto all’esportazione all’estero, perché prevalentemente orientata al mercato locale. Dal rapporto del Res si evince pertanto l’incapacità delle imprese siciliane a sfruttare al meglio le potenzialità di domanda, senza sottovalutare una maggiore importanza affidata alle informazioni per la realizzazione dell’innovazione correlata ai fondi ed ai finanziamenti, piuttosto che agli ostacoli di mercato, come la domanda insufficiente o la mancanza di informazioni sui mercati.

Articolo pubblicato il 12 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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