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Cara di Mineo, il sottosegretario Castiglione chiede e ottiene il rito immediato
di Redazione

“Sicuro di poter smentire l’ipotesi accusatoria, dimostrandone l’infondatezza”

Tags: Cara Di Mineo, Giuseppe Castiglione, Migranti



CATANIA - Ha chiesto e ottenuto dal Gip di Catania, Santino Mirabella, il giudizio immediato il sottosegretario all’Agricoltura, Giuseppe Castiglione, che esce così dall’udienza di rinvio a giudizio del 28 marzo prossimo sugli appalti per la gestione del Cara di Mineo.
“Ho scelto io stesso il rito immediato - spiega Castiglione - perché ritengo che questa vicenda debba essere sottoposta, al più presto e nel più breve tempo possibile, al vaglio del Tribunale con tutte le garanzie difensive previste dal codice di rito e dalla Costituzione, per pervenire a una sentenza di assoluzione”. Castiglione si dice “sicuro di poter radicalmente smentire l’ipotesi accusatoria, dimostrando l’infondatezza di tutte le contestazioni” e che “al termine di questa dolorosa vicenda, la mia dignità morale e la mia attività amministrativa, sempre improntata alla legittimità e alla trasparenza, riceveranno giustizia”.

La Procura distrettuale di Catania aveva chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone per turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sul Cara di Mineo. Castiglione è indagato, in qualità di allora soggetto attuatore, insieme al suo grande accusatore Luca Odevaine, presidente della commissione aggiudicatrice, per avere fatto in modo di “predisporre il bando di gara con la finalità di affidamento all’Ati appositamente costituita”.

A Castiglione è contestata anche la corruzione “per la promessa di voti per loro e i gruppi politici nei quali gli stessi militavano (Pdl, lista Uniti per Mineo e Ncd)” in cambio di “assunzioni al Cara”. “Per quasi due anni - afferma il sottosegretario - le cesellature mediatiche degli interrogatori di Odevaine - che è stato riscontrato al 100 % solo quando ha sostenuto le ipotesi accusatorie e non anche quando ha escluso qualsiasi ipotesi di reato - mi hanno sottoposto a un inaccettabile processo mediatico, il cui unico interesse è stato quello di emettere una sentenza ‘preventiva’ di condanna che avesse un rilevante impatto sulla mia attività politica, al di là, invece, della ricerca della verità dei fatti”.

Il sottosegretario definisce “fantasiose alcune contestazioni addebitate, prima fra tutte - spiega - quelle di aver fatto un accordo illecito, nel 2011, per ricevere un beneficio elettorale a favore di un partito che sarebbe venuto a esistenza solo due anni dopo nel novembre del 2013”. Il giudizio immediato, ritiene il sottosegretario gli permetterà “finalmente di controesaminare il mio accusatore”. “Potrò, se è il caso - aggiunge - chiedere un confronto con chi, non lo dimentichiamo, era considerato, purtroppo a torto con il senno di poi, uno degli uomini più affidabili della pubblica amministrazione. Lo stesso soggetto che oggi, da imputato, è diventato il delatore più attendibile della pubblica accusa. Dimostrerò che, anche in questo caso, è l’ennesimo bluff”.

“Finalmente - osserva Castiglione - potrò produrre tutta quella copiosa documentazione che dimostra senza ombra di smentita la mia condotta improntata ad assoluta correttezza e trasparenza. Finalmente potrò sottoporre al vaglio del giudice tutti quei soggetti - testimoni che ben conoscono la vicenda e il mio operato. Finalmente - conclude il sottosegretario - potrò nella sede giusta ed esclusiva, il Tribunale, riscattare la mia immagine e di tutti coloro che nella vicenda degli immigrati hanno, senza lesinare energie e con instancabile abnegazione, lavorato”.

Articolo pubblicato il 25 marzo 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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