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Piani emergenza rischio sismico: linee guida
di Rosario Battiato

In giunta apprezzamento per il documento del dipartimento della protezione civile regionale che aiuterà gli enti locali. Solo 1 comune su 2 col piano approvato: l’obbligo era stato fissato per l’ottobre del 2012

Tags: Rischio Sismico, Terremoto, Sicilia



PALERMO – Una spinta decisa verso la redazione dei piani di emergenza comunali che, pur essendo obbligatori per gli enti locali dalla legge n.100 del 12 luglio 2012, sono attualmente aggiornati in appena 190 comuni, cioè il 49% del totale (dati al 17 gennaio 2017 a cura del servizio nazionale di Protezione civile). Anche per accelerare su questo fronte, lo scorso 20 marzo la giunta regionale ha espresso il proprio apprezzamento per le “Linee guida per la redazione dei Piani di protezione civile comunali e intercomunali per il rischio sismico”.

Il provvedimento è decisivo. Lo conferma proprio la legge 100/2012 che, all’articolo 3 bis, prevede l’obbligo per il comune dell’approvazione con deliberazione consiliare del Piano di emergenza comunale da redigere “secondo i criteri e le modalità di cui alle indicazioni operative adottate dal Dipartimento della protezione civile e dalle Giunte regionali”.
 
Le linee guida sono state definite “a supporto dell’attività dei comuni – si legge nella deliberazione regionale – nella redazione del ‘Piano di protezione civile comunale e intercomunale per rischio sismico’, il quale costituisce lo strumento mediante il quale l’Amministrazione comunale, impiegando il proprio Ufficio comunale di protezione civile e con il contributo sinergico delle componenti e delle strutture di protezione civile operanti nell’ambito territoriale, si prepara a fronteggiare e superare, in modo coordinate ed efficace, le calamità e le emergenze che investono il proprio territorio”. Nel piano, infatti, si configurano tutti gli scenari di evento specifico per ogni rischio e le risorse del territorio, precisando, inoltre, ruoli e responsabilità in caso di emergenza.

L’urgenza della redazione dei piani comunali e intercomunali di “protezione civile – leggiamo nella premessa alle Linee guida – è correlata alla portata del rischio sismico che, al pari del rischio idrogeologico, ha la maggiore diffusione sul territorio regionale”. Una conferma data dai numeri – 27 comuni in zona 1 e 329 in zona 2, cioè le due fasce considerate ad “alta sismicità” – e ribadita dall’attenta analisi della vulnerabilità sismica del territorio isolano riportata nel documento del dipartimento regionale. All’interno del lavoro, inoltre, sono contenute tutte le informazioni utili per guidare gli uffici dei comuni nella redazione del piano, a partire dal sistema di contrasto regionale in caso di evento sismico fino al modello organizzativo di gestione delle emergenze di protezione civile.
Dall’inizio di marzo anche l’Anci isolana ha avviato, in collaborazione con il dipartimento regionale della Protezione civile, una serie di incontri nei comuni capoluogo dell’Isola.

“La protezione civile non è un compito assegnato a una singola amministrazione, – si legge nella nota dell’Associazione dei comuni – ma una funzione attribuita a un sistema complesso del quale fanno parte lo Stato, le Regioni, le Province e i Comuni, nel rispetto del principio di sussidiarietà”.

In occasione del primo incontro è stato Calogero Foti, dirigente generale del dipartimento, a precisare che “un piano di protezione civile deve contenere la definizione degli scenari di rischio e il grado di vulnerabilità di quei territori”. Gli appuntamenti, inoltre, sono serviti per presentare la piattaforma G.E.Co.S. (gestione emergenze e comunicazione Sicilia), il nuovo sistema che consente la gestione operativa completa di eventi, emergenze, risorse e missioni sull’intera area geografica della Regione Sicilia.

Articolo pubblicato il 05 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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