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Agricoltura, la terra è Cosa loro
di Roberto Pelos

Eurispes-Coldiretti: in Sicilia 2° tasso d’infiltrazione criminale più alto d’Italia e 41% di sussidi all’attività non spettanti. Mafia nei mercati ortofrutticoli, distribuzione e packaging. Regione: controlli insufficienti

Tags: Agromafia, Caporalato, Mafia, Agricoltura, Eurispes, Coldiretti



PALERMO – È purtroppo nel Mezzogiorno d’Italia che si concentra la maggiore presenza del fenomeno dei crimini in agricoltura. È quanto emerge dal quinto rapporto #Agromafie 2017 elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare presentato nella Capitale.

Secondo la graduatoria provinciale dell’intensità del fenomeno dell’Agromafia nel settore agroalimentare per l’anno 2016, quattro province siciliane si trovano ad un livello alto; troviamo infatti al quarto posto Palermo, al settimo posto Caltanissetta, in nona posizione Catania e in tredicesima Agrigento. Ad in livello medio-alto si piazzano Messina, Enna, Trapani, Ragusa e Siracusa (ventesimo, ventunesimo, ventiduesimo, ventitreesimo e trentesimo posto). Il triste primato, a livello nazionale, va alla provincia di Reggio Calabria, seguita da Genova e Verona; Trento è la provincia dove il fenomeno è meno diffuso.

Nel territorio siciliano, oltre all’abigeato, sono state rilevate massicce infiltrazioni nel mercato ortofrutticolo (dagli agrumi alla frutta fino agli ortaggi a foglia) e nella pesca (in particolar modo a Caltanissetta). Secondo l’indagine, i settori della distribuzione e dei trasporti dei prodotti agricoli e del pescato subiscono una forte infiltrazione da parte delle organizzazioni mafiose contribuendo, in questo modo, all’artificiale rincaro dei prezzi dal produttore al distributore finale. Significativi i furti di macchinari agricoli e i danneggiamenti alle colture, fenomeni da associare alle fattispecie criminose che ne sono la causa (estorsioni, usura, racket estorsivo); nuovo risulta, invece, essere l’interesse delle agromafie per le plastiche da confezionamento ed imballaggio.

Nei primi sei mesi del 2016 il Consiglio Direttivo dell’Anbsc ha deliberato la destinazione di 140 terreni ubicati per il 48% in Puglia, il 33% in Calabria, il 14% in Sicilia, il 4% in Campania e l’1% in Piemonte. I terreni rientranti nella disponibilità di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata sono 29.689: oltre il 40% di questi risultano concentrati in Sicilia, mentre la restante parte riguarda soprattutto la Calabria e la Puglia (entrambe al 20,4%) e la Campania (9,4%). Sul fronte delle aziende gestite direttamente o indirettamente dai mafiosi, secondo lo Scico, la Calabria presenta un tasso di infiltrazione diretta pari allo 0,93% a cui va sommato il dato delle infiltrazioni indirette per un indice complessivo pari all’1,83%; considerando le infiltrazioni storiche la percentuale si attesta al 2,55%.

In Sicilia il dato globale di inquinamento criminale è pari al 2,08%. Un’altra regione a rischio è la Puglia che presenta un livello di infiltrazione criminale pari all’1,31%; in Campania, il tasso di infiltrazione diretta è pari allo 0,57% che sommato al dato indiretto raggiunge lo 0,98%. Se si va ad analizzare il tasso delle infiltrazioni storiche, il tasso risulta pari all’1,29%. In Basilicata il tasso di infiltrazione risulta pari allo 0,79%.

Per quanto riguarda l’attività di prevenzione e contrasto effettuata dalla Guardia di Finanza, da segnalare la lotta alle indebite percezioni di fondi, stanziati dall’Unione Europea a sostegno dell’agricoltura, che ha portato nel 2016 al sequestro di 2.204.561 euro con prevalenza in alcune regioni come la Toscana (40,1% del totale), Campania (25,3%), Sicilia (15,9%), Veneto (14,3%); la Sicilia, insieme alla Calabria, è stata tra le regioni con più interventi effettuati e soggetti denunciati. In tutta Italia, gli aiuti indebitamente percepiti sono stati pari a 35,5 mln di euro e gli aiuti indebitamente richiesti, pari a circa 6,8 mln di euro. La regione con il maggiore importo di sussidi all’agricoltura non spettanti è la Sicilia con oltre il 41% del totale, seguita dalla Calabria (21%) e dalla Basilicata (7%). Gli importi indebitamente richiesti e bloccati prima dell’erogazione hanno mostrato una maggiore incidenza del fenomeno in Sicilia (52,13%), Lombardia (17,36%), e Toscana (15,79%).
 


In Sicilia il 15,6 per cento di impiegati nel settore
 
Secondo quanto emerge dal rapporto Eurispes – Coldiretti - Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, l’agroindustria ha costituito, negli ultimi anni, un enorme fattore di crescita per l’economia del Mezzogiorno, dove, la quota di unità locali del settore (impianti, depositi, stabilimenti, sedi amministrative, ecc.), esprime una forte incidenza rispetto al totale delle unità locali delle attività economiche.
Al primo posto troviamo la Campania (12,04%), vengono poi la Sicilia e il Molise (entrambe all’11,47%), la Calabria (11,24%) e la Puglia (11,01%). La quota del fatturato regionale dell’agroindustria sul totale della attività economiche risulta particolarmente alto in Campania (27,7%), Puglia (25,5%), Umbria (24,1%), Trentino Alto Adige (23,9%) e Calabria (23,7%); riguardo agli investimenti lordi in beni materiali dell’agroindustria sul totale delle attività economiche, è proprio in Sicilia che si registra la quota più alta (32,0%), seguita dalla Calabria (30,5%), dal Trentino Alto Adige (29,8%), dalla Liguria (28,1%), la Campania (23,5%).
Andiamo adesso alla quota degli occupati regionali in agroindustria sul totale delle attività economiche: la quota più alta si trova in Liguria (18,0%), seguita da Campania (16,6%), Sicilia (15,6%), Puglia (15,1%), Calabria (14,9%).
Nella graduatoria regionale dell’attrattività turistico-culturale della filiera agroalimentare, la Sicilia purtroppo si trova nella parte bassa della classifica che vede ai prime tre posti  Umbria, Toscana e Marche e in ultima posizione la Val d’Aosta; il rapporto evidenzia come, soprattutto in alcune zone del Mezzogiorno, ci sia bisogno di una estesa rete infrastrutturale di supporto per un comparto che rappresenta un importante volano per la crescita e lo sviluppo economico.
 


Controlli anche al di sotto della soglia dei 150.000 euro
 
Quello della mafia nel mondo dell’agricoltura è un tema delicato; importantissimo è il ruolo delle istituzioni nel contrasto al fenomeno.
Sull’argomento abbiamo intervistato l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici.
Assessore, secondo il rapporto Agromafie 2017 le province siciliane sono tra le più colpite dal fenomeno. A suo avviso quali provvedimenti occorre prendere per arginarlo?
“Nei mesi scorsi abbiamo esteso su tutto il territorio regionale gli effetti del protocollo contro la mafia dei pascoli, sperimentato per la prima volta in provincia di Messina, nell’area del Parco dei Nebrodi. Con questo protocollo, sottoscritto ufficialmente lo scorso anno presso la Prefettura di Palermo, abbiamo permesso agli  uffici regionali di accreditarsi per ottenere le password di accesso al Siceant - sistema informatico certificazione antimafia - e fare i controlli anche al di sotto della soglia 150 mila euro, fissata dalla normativa in vigore".
L’assessorato regionale all’Agricoltura ha in mente delle iniziative in tal senso?

“L’assessorato Agricoltura sta facendo la sua parte con atti concreti: quest’anno per la prima volta sono state utilizzate le procedure di gara per l’affidamento dei terreni a pascolo. Inoltre la recente normativa contro il caporalato rappresenta un altro aiuto concreto per contrastare fenomeni di sfruttamento che rappresentano gli strumenti del mestiere della criminalità organizzata".
In che modo si possono sensibilizzare le nuove generazioni di agricoltori a contrastare il problema?
“Chi sta sul mercato non ha interesse a sostenere la mafia, che si combatte con una sana cultura d’impresa. Vivendo di fatturato trasparente, scommettendo su qualità ed export e sconfiggendo una visione protezionistica di un’agricoltura fondata esclusivamente sugli aiuti".

Articolo pubblicato il 14 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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