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Quotidiano di Sicilia

Bilanci Enti locali: via Presidente e Ars
di Rosario Battiato

La Legge regionale 6/2017 punisce Consigli comunali e sindaci, ma nel Palazzo non paga mai nessuno. Regione in esercizio provvisorio colpevole dei ritardi accumulati dai Comuni

Tags: Enti Locali, Ars



PALERMO – È molto complesso il dibattito sorto sull’applicazione della norma che prevede la decadenza dei sindaci in seguito allo scioglimento dei Consigli comunali che non hanno approvato nei tempi previsti i Bilanci consuntivi o di previsione. Le responsabilità, infatti, non ricadono soltanto su sindaci e consiglieri, ma bisognerebbe obbligare la Regione a fare un sontuoso mea culpa, perché l’ormai consueta tendenza a violare i termini per la definizione degli strumenti finanziari dei Comuni ha origini lontane ed è figlia anche dei clamorosi buchi dell’Ars nell’approvazione degli strumenti finanziari regionali. Un effetto domino dalle conseguenze disastrose.

Per ricostruire tutti i passaggi della vicenda bisogna rifarsi al Tuel, il Testo unico degli Enti locali, dove si rintracciano le scadenze per l’approvazione dei due principali strumenti finanziari dell’Ente, cioè il Rendiconto e il Bilancio di previsione. L’articolo 227 precisa come “la dimostrazione dei risultati di gestione avviene mediate il rendiconto della gestione, il quale comprende il conto del bilancio, il conto economico e lo stato patrimoniale” e deve essere deliberato entro “il 30 aprile dell’anno successivo dall’organo consiliare” (articolo 151). L’articolo 162, invece, riporta che “gli Enti locali deliberano annualmente il bilancio di previsione finanziario riferito ad almeno un triennio” e che deve essere approvato entro il 31 dicembre dell’anno precedente (articolo 151), se così non dovesse essere (articolo 163) la gestione finanziaria dell’ente “si svolge nel rispetto dei principi applicati della contabilità finanziaria riguardanti l’esercizio provvisorio o la gestione provvisoria”. In altri termini, l’ente sarà costretto a operare in dodicesimi. Quest’anno ci sono state ben tre proroghe per i Comuni italiani, operazione permessa dallo stesso Tuel (il comma 1 dell’articolo 151 prevede che “i termini possono essere differiti con decreto del ministero dell’Interno”), l’ultima delle quali, lo scorso 31 marzo, ha riguardato soltanto le Città metropolitane e le Province, che avranno tempo fino a tutto giugno.

Per tutti gli altri, che hanno visto la scadenza il 31 marzo, il Tuel (comma 2 dell’articolo 141) prevede che, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l’organo regionale di controllo, in questo caso il dipartimento della delle Autonomie locali della Regione siciliana, nomina un commissario “affinché lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al Consiglio”. In questo caso e “comunque quando il Consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla Giunta, l’organo regionale di controllo assegna al Consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all’amministrazione inadempiente”. Del provvedimento sostitutivo è data comunicazione alla Prefettura, che a quel punto avvia la procedura per lo scioglimento del Consiglio.

Il nodo della vicenda delle ultime settimane sta proprio in questo passaggio. Lo scioglimento del Consiglio comunale, così come riportato nella legge Lr 35/97 modificata dall’articolo 5 della legge 11 agosto 2016 n.17, prevederebbe la decadenza del sindaco per qualunque causa di cessazione del Consiglio comunale. La norma, tuttavia, era stata considerata applicabile senza valore retroattivo, quindi a partire dalla prossima tornata amministrativa, almeno secondo una prima interpretazione del Cga dello scorso anno. A tal proposito la Regione si era adeguata con la circolare n.3 del 15 febbraio scorso, passando allo scioglimento di cinque Consigli comunali, ma senza procedere alla decadenza di sindaci e giunta. Tutto è cambiato dopo l’approvazione della Lr del 29 marzo 2017 n.6, pubblicata sulla Gurs del 31 marzo, che di fatto, tramite una “norma autoqualificantesi – si legge nel testo del parere del Cga, chiamato in causa dalla Regione lo scorso 10 aprile in merito al provvedimento dell’Ars – come di ‘interpretazione autentica in materia di cessazione delle cariche negli enti locali’”, ribadisce l’applicabilità della decadenza dei sindaci sin da subito. La Regione, in altri termini, ha dovuto adeguarsi, perché, secondo il Cga, non avrebbe potuto disapplicare la norma, e, infatti, il governatore Crocetta, su proposta dell’assessore alle Autonomie locali, Luisa Lantieri, ha firmato i decreti di decadenza di sette sindaci (San Piero Patti, Castiglione di Sicilia, Valdina, Monforte San Giorgio, Monterosso Almo, Calatafimi Segesta e Casteldaccia) che avevano già visto lo scioglimento dei consigli.

Il Cga, nel suo parere, aveva spiegato che la Regione non può disapplicare la norma, ma che i sindaci, invece, avrebbero potuto valutare “se attivare i rimedi giurisdizionali consentiti dall’ordinamento, sollecitando, mediante ricorso giurisdizionale, anche eventuali questioni di costituzionalità”. È questa una delle strade percorse da alcuni sindaci: nei giorni scorsi, per esempio, la prima sezione del Tar di Palermo ha accolto il ricorso del sindaco di San Piero Patti, Ornella Trovato.

Le responsabilità, tuttavia, partono da Palermo. L’Ars sta ancora approvando la Finanziaria che era stata già rinviata a dicembre e febbraio – fino al 25 aprile è stato votato solo un articolo su 45 – mentre soltanto una settimana prima erano stati approvati i bilanci di Regione e quello interno dell’Assemblea. Tutto questo quattro mesi dopo i tempi previsti dallo Statuto della Regione che, all’articolo 19, precisa che l’Ars approva il Bilancio della Regione per i prossimi nuovi esercizi “non più tardi del mese di gennaio” e che “l’esercizio finanziario ha la stessa decorrenza di quello dello Stato”. In altri termini, la Legge finanziaria andava approvata entro il 31 dicembre scorso, proprio per dare la possibilità ai Comuni di procedere in tempi utili all’utilizzo delle risorse regionali. Se dunque la legge addossa le responsabilità su sindaci e Consigli comunali, altrettanto dovrebbe fare con presidente della Regione e Ars, anch’essi da mandare a casa per ritardi che non sono più giustificabili.
 

 
Leoluca Orlando: “Fra i sindaci c’è preoccupazione”
 
PALERMO – Un appuntamento per discutere degli effetti della norma che prevede la decadenza di sindaco e giunta in tutte le ipotesi di scioglimento del Consiglio comunale, così come previsto dall’articolo 11 comma 2 bis della lr 35/97, ma anche di trasferimenti agli Enti locali locali per l’anno 2017 e del ruolo delle Autonomie locali. L’evento, che si è tenuto nei giorni scorsi e ha visto la partecipazione di 200 sindaci siciliani e dei presidenti della Regione e dell’ Ars, Rosario Crocetta e Giovanni Ardizzone, nonché di Luisa Lantieri, assessore regionale alle Autonomie locali, Alessandro Baccei, assessore regionale al Bilancio, e Salvatore Cascio, presidente I Commissione Ars, è stato determinate per fare il punto della situazione.
Ardizzone, in particolare, ha “invitato i sindaci – si legge nella nota dell’Anci – a non enfatizzare la norma sulla decadenza di sindaco e Giunta”, precisando, in particolare, che “si troverà, attraverso la buona politica, una soluzione condivisa per procedere alla modifica della norma in questione”.
Il presidente dell’associazione dei Comuni isolani, Leoluca Orlando, ha tenuto a precisare che “i sindaci sono sempre più preoccupati per la continua mortificazione del ruolo delle Autonomie locali, la norma della Legge regionale 35/97, di fatto, snatura i rapporti politico-istituzionali all’interno dei consigli comunali. Non si può trasformare la volontà degli elettori in una sorta di continuo Risiko”.
Il punto è sempre l’effetto a cascata che sorge dai ritardi nell’approvazione dei provvedimenti regionali. “Il naufragio della nave – ha spiegato il sindaco di Palermo – trascina via non solo i Comuni decaduti che non posso approvare i bilanci, ma distrugge anche e soprattutto le poche certezze dei cittadini”.
 

 
Commissariamenti in rampa di lancio
 
PALERMO – Il Dipartimento delle Autonomie locali è al lavoro. Lo scorso 20 aprile è stata diffusa la circolare n.8 del servizio 3 in relazione all’adozione del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2017 degli Enti locali. Il Dipartimento, in particolare, evidenzia che “il termine per la definitiva adozione del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2017 è scaduto” e che l’assessorato “è tenuto ad attivare la conseguente procedure sostitutiva, mediante la nomina dei commissari ad acta presso le amministrazioni inadempienti”.
I tempi sono strettissimi e probabilmente già scaduti in quanto nel documento, inviato lo scorso 19 aprile, si invitano i Comuni all’invio, tramite posta certificata, degli estremi delle deliberazioni consiliari di adozione dei bilanci di previsione per l’esercizio finanziario 2017 che sono da considerarsi “adempimenti obbligatori, indifferibili ed urgenti”. A tal proposito “la mancanza di informazioni” determinerà una presunzione di inadempienza che darà avvio alla procedura sostitutiva.
Intanto, i primi provvedimenti di nomina sono già stati avviati. I decreti assessoriali di aprile hanno previsto l’invio di poco più di una decina di commissari ad acta. Per alcuni Enti locali sono già avviate le procedure di applicazione della sanzione dello scioglimento, mentre per altri il commissario dovrà valutare se ci sono le condizioni per l’approvazione del bilancio nei termini stabiliti.

Articolo pubblicato il 28 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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