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Quotidiano di Sicilia

Ars, stop vitalizi da 18 mln: che bufala!
di Paola Giordano

Solito ddl destinato al dimenticatoio. Oltre trecento privilegiati che continuano a percepire i soldi dei siciliani. Predisposta una norma a binario morto che fissa tetto mensile di 5.000 €

Tags: Ars, Vitalizi



PALERMO – In Sicilia la politica degli annunci e del rinvio sistematico ha una lunga tradizione, soprattutto quando di mezzo ci sono i privilegi. È il caso dei vitalizi: dopo la bocciatura, passata quasi in sordina, dell’emendamento M5S alla Finanziaria che avrebbe consentito un risparmio di dieci milioni di euro grazie a significativi tagli a vitalizi e indennità, i pentastellati sono tornati alla carica proponendo al Consiglio di Presidenza dell’Ars l’applicazione in Sicilia della cosiddetta delibera Di Maio che sostanzialmente equipara le pensioni dei parlamentari a quelle dei comuni cittadini non prevedendo trattamenti pensionistici aggiuntivi rispetto a quelli derivanti da contributi rigorosamente versati.

La politica, siciliana e non solo, ha imparato che lo strumento migliore per tenere a bada l’opinione pubblica è l’annuncio di un qualcosa che si farà. Chissà come e chissà quando.
Sulla scia della reintroduzione da parte della Camera di un nuovo contributo di solidarietà sulle pensioni erogate ai parlamentari, il Consiglio di Presidenza all’Ars ha depositato un ddl da sottoporre al Parlamento nazionale per ridurre i vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Il ddl prevede che l’assegno di vitalizio o di reversibilità non possa superare i cinquemila euro netti al mese, comprensivo anche di eventuali altri trattamenti pensionistici derivanti da funzioni pubbliche elettive.

Il ddl dovrà essre prima sottoposto al voto di Sala d’Ercole. Sì, ma quando? La domanda è d’obbligo dal momento che siamo già al quarto mese di esercizio provvisorio, deve ancora concludersi la sessione di bilancio ma la nostra classe politica è già in piena campagna elettorale, in vista delle amministrative di giugno e delle regionali del prossimo 5 novembre.

È facile intuire quale sarà la sorte di questo ddl: finirà nel solito dimenticatoio, laddove sono finite tutte quelle riforme che la Sicilia attende disperatamente da anni. Ex-Province, turismo, codice etico, vaccini: la lista dei disegni di legge prima sbandierati poi dimenticati è lunga.

Sui privilegi duri a morire e sull’impegno profuso (a parole) per contrastarli o comunque ridurli non conosce eguali abbiamo interpellato Giancarlo Cancelleri (M5s).
L’incontro con il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, per presentare la vostra delibera sull’eequiparazione delle pensioni dei deputati regionali con quelle dei comuni mortali c’è stato?
“L’incontro è avvenuto lo scorso 29 marzo. Abbiamo presentato la nostra proposta di delibera, adesso sta a loro. Non abbiamo fatto alcuna conferenza stampa a riguardo perché, essendoci la finanziaria nel mezzo, la notizia sarebbe annegata in mezzo alle altre. Torneremo alla carica sull’argomento nel momento in cui verrà liquidata la questione della finanziaria. La fatidica scadenza del 4 anni 6 mesi e un giorno alla Regione siciliana è il 6 giugno: hanno ancora tutto il tempo per poter agire. Bisognera però intervenire prima di tale scadenza: dopo sarebbe una cosa pressoché impossibile perché si appellerebbero a diritti acquisiti e scusanti che non hanno né testa né coda”.

La vostra proposta verrà accolta o sarà l’ennesima delibera che andrà a finire nel dimenticatoio?
Sono convinto che loro della nostra proposta non se ne faranno assolutamente nulla. Molto di questa storia, però, dipenderà da voi giornali e, più in generale, dell’opinione pubblica: più forte sarà la pressione che verrà esercitata su questo tema, più saranno messi in difficoltà. Se i giornali ne parleranno poco, sarà più semplice per loro insabbiare tutto. Noi non ne facciamo segreto: questa sarà una delle prime questioni che affronteremo se dovessimo andare alla guida della Regione. Insieme a quella dei vitalizi, un privilegio che va eliminato non essendo frutto di alcuna contribuzione. Molti Consigli regionali, come quello del Trentino, lo hanno già fatto: nel momento in cui si è verificato che i soldi percepiti dal deputato erano più di quelli versati è stata disposta la cessazione dell’erogazione del vitalizio e in alcuni casi è stato chiesto di restituire l’eccedenza. Ciò ha innescato vari contenziosi di fronte alla Corte costituzionale e ai Tribunali ordinari che si devono ancora pronunciare. Qui, invece, si annunciano sempre grandi sforbiciate però quando vanno ad agire usano sempre il tagliaunghie”.

Un’ultima domanda. La delibera che avete proposto ad Ardizzone non ha valore retroattivo?
No, la nostra proposta riguarda l’attuale legislatura. A proposito dei vitalizi passati stiamo elaborando una proposta di legge che, essendo a fine legislatura, non presenteremo adesso ma terremo nel cassetto. Qualora dovessimo vincere, sarà una delle prime iniziative di legge che porteremo in Parlamento, assieme ai tagli degli stipendi dei deputati. Vogliamo fare una legge che elimini la reversibilità, che riduca almeno del 50% le erogazioni in atto e che vada a monitorare il versato e il corrisposto di ogni singolo deputato. Qualcuno dei miei colleghi quando la leggerà commenterà che quello che diciamo è incostituzionale, non si può fare. Bene, lo andremo a vedere di fronte alla Corte costituzionale: voglio proprio vedere di fronte all’opinione pubblica ci metterà la faccia facendo ricorso su un privilegio odioso. Sant’Agostino  diceva che quando una legge è ingiusta non è una legge: per me quella dei vitalizi è una legge ingiusta per cui la devo combattere”.
 

 
Il vitalizio ai condannati cancellato nel 2014
 
Per la serie al peggio non c’è mai fine, i vitalizi venivano erogati sino a pochi anni fa anche ai condannati per reati gravi.
Nessuno prima del 2014, come nota Sergio Rizzo nel suo ultimo libro La Repubblica dei brocchi, si era mai posto il problema di revocarli a coloro che fossero stati condannati definitivamente per reati gravi come la corruzione o l’associazione mafiosa.
In seguito al clamoroso caso del vitalizio pagato all’ex Presidente Totò Cuffaro anche dopo la condanna in via definitiva a sette anni per favoreggiamento a Cosa nostra, l’Ars ha approvato una delibera “gincana che consente di superare ogni ostacolo”.
Tale norma, infatti, dispone la revoca dei vitalizi ai condannati ad una pena superiore ai due anni, esclude i condannati per reati comuni come l’abuso d’ufficio e il finanziamento illecito dei partiti e prevede la riassegnazione del vitalizio qualora l’ex parlamentare condannato ottenga la riabilitazione.
 


Quanto ci costano
 
PALERMO – 18 milioni di euro all’anno: è quanto mamma Regione sborsa per i vitalizi degli ex deputati regionali e dei loro eredi.
Dai dati pubblicati sul sito dell’Ars e aggiornati al 31 dicembre 2016, emerge che ad usufruire di tale privilegio sono ben 310 soggetti. La maggior parte di questi percepisce assegni “diretti”, integralmente maturati precedentemente al 1° gennaio 2012 con il sistema retributivo. Poi vi sono coloro che, invece, percepiscono pensioni dirette “pro-rata”, calcolate cioè in parte secondo il sistema retributivo e in parte secondo l’attuale sistema contributivo. Alla prima categoria appartengono 163 ex deputati e 127 tra mogli e figli di titolari di reversibilità; alla seconda 17 ex deputati e 3 vedove.

Nel dettaglio, il gruppo più folto costa mensilmente ai siciliani la bellezza di 801.407,78 euro di assegni vitalizi diretti e di 572.830,29 euro di pensioni di reversibilità; per la categoria relativa al sistema “pro-rata” si spendono invece 98.384,79 euro per le pensioni dirette e 9.788,21 euro per quelle di reversibilità. Ciò vuol dire che in totale i 310 percettori di vitalizio - avendo diritto ad assegni che vanno da 2.400 euro a 11.000 euro lordi – alleggeriscono ogni mese le casse della Regione di ben 1.482.411,07 euro. Una cifra enorme che moltiplicata per dodici mensilità arriva a circa 18 milioni di euro.

Il Regolamento delle pensioni dei deputati - approvato dal Consiglio di Presidenza il 28 febbraio 2012 e aggiornato con le modifiche apportate dall’Aula il 23 aprile 2014 - ha previsto l’abolizione del vitalizio a decorrere dal 1° gennaio 2012. La normativa, però, “salva” gli assegni erogati ai beneficiari che ne avevano maturato il “diritto” prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina. E salva anche coloro che sono diventati deputati dopo l’entrata in vigore dello stesso, perché se è vero che il vitalizio è stato abolito, è anche vero che esso è stato soppiantato dall’istituzione di una nuova “rendita”, vale a dire un sistema previdenziale contributivo in base al quale il deputato cessato dalla carica riceve una pensione commisurata all’ammontare dei contributi versati.
Vecchi e nuovi ex deputati possono, dunque, continuare a dormire sogni tranquilli. E ben remunerati.
 

 
Le proposte di Fi e M5s
 
PALERMO – Risale a poche settimane fa il no dell’Ars all’emendamento relativo alla riduzione dei vitalizi proposto dal M5s siciliano. Se tale provvedimento fosse stato approvato, sarebbe stato applicato un taglio ai vitalizi del 30% - che avrebbe fatto recuperare circa 5 milioni e 100 mila euro - e una decurtazione degli stipendi dei parlamentari in carica da 11 mila e 100 a 7 mila euro lordi, che avrebbe procurato un risparmio di circa 4 milioni e 400 mila euro all’anno. Tra le due mosse, si sarebbero risparmiati ben di 10 milioni di euro. Mica bruscolini. La storia, però, non si fa né con i se, né con i ma. Con quel no all’emendamento dei pentastellati quel risparmio di 10 milioni di euro è sfumato.

I pentastellati siciliani, però, non mollano: nell’intervista pubblicata sul QdS lo scorso 8 marzo, il presidente del gruppo parlamentare del M5S all’Ars, Giancarlo Cancelleri, ha dichiarato di avere già pronta una delibera che, sulla scia di quanto proposto a livello nazionale da Di Maio, equipara le pensioni dei parlamentari a quelle dei comuni cittadini per porre fine allo scandalo delle rendite a vita percepite dai deputati regionali.

La proposta dei pentastellati è chiara: gli anni di attività parlamentare devono essere valutate al pari di tutte le altre attività lavorative e i contributi versati durante un mandato devono essere versati nell’istituto previdenziale scelto dal deputato come per qualsiasi altro lavoro. Ciò vuol dire che per andare in pensione bisognerà lavorare 40 anni come lavorano tutti gli altri e che quei cinque anni da deputato saranno una porzione della pensione e dei contributi ma non daranno diritto ad un’altra pensione aggiuntiva. Fino ad oggi, invece funziona in modo: la legislatura in corso - che il 6 maggio farà 4 anni sei mesi e un giorno – si porterà a casa vitalizi travestiti da pensioni avendo versato contributi solo per pochi anni.

Nell’Isola, il M5s non è solo in questa battaglia: anche Forza Italia sta portando avanti un progetto per colpire i tanto contestati vitalizi. La proposta del capogruppo all’Ars, Marco Falcone – mai messa al voto e neanche esaminata dalla Commissione Affari istituzionali – si snoda su tre punti principali. Il primo prevede che i vitalizi di importo superiore a 5.500 euro siano decurtati della metà della somma eccedente tale soglia; vale a dire che se ad un ex deputato venisse assegnata una pensione superiore a 5.500 euro, l’eccedenza verrebbe dimezzata.

Il secondo punto riguarda il divieto di cumulo: può essere percepito un solo vitalizio.
L’ultima sforbiciata tocca al sistema della reversibilità a favore degli eredi: la proposta di Falcone è che essa sia ammessa solo per un importo massimo del 60% dell’originario vitalizio.
A Palazzo dei Normanni, però, al momento tutto tace.

Articolo pubblicato il 29 aprile 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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