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Niente assegno divorzile se autosufficienti
di Redazione

Sentenza “rivoluzionaria” della Corte di Cassazione: non conta il “tenore di vita matrimoniale” ai fini della concessione del beneficio. Gassani, presidente associazione matrimonialisti: “Elevata l’asticella culturale. Le nozze non sono un affare”

Tags: Gian Ettore Gassani, Matrimonio, Divorzio



ROMA - Niente più assegni di divorzio proporzionati al “tenore di vita matrimoniale”. Con una sentenza che farà discutere - la numero 11504/17, pubblicata ieri - la Cassazione ha stabilito nuovi parametri di riferimento per il riconoscimento del beneficio. La Prima Sezione civile, superando il tradizionale orientamento, ha indicato come criterio di spettanza dell’assegno, avente natura “assistenziale”, “l’indipendenza o autosufficienza economica” dell’ex coniuge che lo richiede.

Addio dunque, forse, alle cifre astronomiche e ai maxi assegni come, per esempio, quello dovuto da Silvio Berlusconi all’ex moglie Veronica Lario. Le nozze, afferma la Cassazione, non vanno più intese come la “sistemazione definitiva”. Il messaggio dei giudici è rivoluzionario e “piccona” circa cinquant’anni di italiche convinzioni: sposarsi è un “atto di libertà e autoresponsabilità”.

I supremi giudici, confermando la decisione della Corte d’appello di Milano (nel 2014 aveva rigettato la richiesta di assegno divorzile avanzata dall’ex moglie di Vittorio Grilli, già ministro dell’Economia nel Governo Monti), hanno stabilito che è necessario verificare se sia dovuto o meno l’assegno di divorzio chiesto dall’ex coniuge, se la domanda di quest’ultimo “soddisfi le condizioni di legge” (mancanza di “mezzi adeguati” o comunque “impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive”), con esclusivo riferimento “all'indipendenza o autosufficienza economica dello stesso”.

Tra i criteri di cui va tenuto conto vengono indicati anche “il possesso di redditi di qualsiasi specie/o cespiti mobiliari e immobiliari”, ma anche le “capacità e possibilità effettive di lavoro personale” e la “stabile disponibilità di una casa di abitazione”.

Come spiega l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente dell’associazione matrimonialisti italiani, “potrebbe scomparire d’ora in poi un principio cardine della legge sul divorzio”.

“La storia dei soldi dati per la separazione è una storia lunga - afferma Gassani - Ma la decisione dei giudici della Suprema corte può fare scuola, bisogna ammetterlo. Anche se negli ultimi anni c’è stata una tendenza chiara. Perché negli anni Ottanta la concessione dell’assegno era per il 60 per cento delle coppie”. Oggi le cose stanno diversamente, con gli assegni ridotti al lumicino. “Nell’ultimo anno”, è stato attribuito solo “nel 19 per cento” dei casi.

“In questo senso - continua Gassani - la Cassazione spesso è un termometro della situazione sociale del Paese. Perché le donne, spesso, lavorano e guardagnano più degli uomini. Inoltre questo verdetto è in linea con la realtà europea”.

Stante il fatto che il criterio dell’assegno divorzile “è stato spazzato via”, conclude l’avvocato, va ricordato che “le coppie con stipendi fissi hanno solo l’assegno per i figli; sono quelle ricche, fatte di vip, professionisti e commercianti a giovarsi di questa pronuncia. La Cassazione comunque eleva l’asticella culturale, il matrimonio non è un affare. Se si vive insieme è un conto, insomma, ma l’assegno viene concesso con oculatezza”.

Nel 2015, secondo i dati dell’Istat, anche per effetto della legge sul divorzio breve, si è assistito a un’impennata di divorzi in Italia, con 13,6 casi ogni 10 mila abitanti (era 8,6 un anno prima). In Sicilia l’incidenza è decisamente più bassa con 9,8 casi per 10 mila persone, comunque in crescita rispetto al 2014 (quando se ne contavano 8,6).

Articolo pubblicato il 11 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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