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Il Cara di Capo Rizzuto gestito dalla 'ndrangheta
di Redazione

Operazione coordinata da Dda di Catanzaro: arrestato anche parroco

Tags: Migranti, Ndrangheta



CROTONE - Non solo ‘ndranghetisti e imprenditori collusi con la ‘ndrangheta che, di fatto, usava il Cara di Capo Rizzuto come fosse un ‘bancomat’, ma anche Leonardo Sacco, il capo dell’associazione di volontariato Fraternità di Misericordia di Isola di Capo Rizzuto, nonché presidente della Confraternita Interregionale della Calabria e Basilicata e un parroco, Don Scordio Edoardo, della Chiesa di Maria Assunta che, solo nel corso del 2007, per servizi di assistenza spirituale resi ai profughi, ha ricevuto 132mila euro.

È solo una delle tante spigolature che emergono dall’indagine dei carabinieri del Ros e dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Crotone che hanno proceduto al fermo di 68 persone per associazione mafiosa, malversazione ai danni dello stato, truffa aggravata, ricettazione, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale.

Dalle indagini è emerso che la cosca Arena era capillarmente infiltrata nel tessuto economico crotonese e che controllava da almeno un decennio tutte le attività imprenditoriali connesse al funzionamento dei servizi di accoglienza del C.A.R.A. “Sant’Anna” di Isola Capo Rizzuto, il più grande d’Europa.

La cosca Arena, proprio attraverso l’operato di Leonardo Sacco, si è aggiudicata gli appalti indetti dalla Prefettura di Crotone per la gestione dei servizi - in particolare quello di catering - relativi al funzionamento del centro di accoglienza richiedenti asilo “Sant’Anna” di Isola di Capo Rizzuto e di Lampedusa, affidati in sub appalto a favore di imprese appositamente costituite dagli Arena e da altre famiglie di ‘ndrangheta per spartirsi i fondi destinati all’accoglienza dei migranti.

Le indagini hanno documentato come le società di catering riconducibili ai cugini Poerio Antonio e Fernando, nonché a Muraca Angelo, dal 2001 abbiano ricevuto, inizialmente con la procedura dell’affidamento diretto e successivamente in subappalto, la gestione del servizio mensa del centro di accoglienza isolitano la cui conduzione era stata ottenuta dall’associazione di volontariato Fraternità di Misericordia sino al 2009 in via d’urgenza, in ragione dello stato di emergenza dovuto all’eccezionale afflusso di extracomunitari che giungevano irregolarmente sul territorio nazionale e dal 2009 a seguito di tre gare d`appalto vinte.

è stato documentato l’imponente flusso di denaro pubblico percepito dalle imprese riconducibili alla cosca nell’arco temporale 2006 - 2015 per la gestione del CARA di Isola di Capo Rizzuto, pari a 103 milioni di euro, dei quali almeno 36 milioni di euro utilizzati per finalità diverse da quelle previste (quelle cioè di assicurare il vitto ai migranti ospiti nel centro) e riversati invece, in parte nella cosiddetta “bacinella” dell’organizzazione per le esigenze di mantenimento degli affiliati, anche detenuti, e in parte reimpiegati per l’acquisto di beni immobili, partecipazioni societarie e altre forme di investimento in favore del sodalizio.

Le ingenti somme da destinare all’organizzazione mafiosa venivano fatte confluire alla cosca sia con ripetuti prelievi in contante dal conto della Misericordia e delle società riconducibili agli indagati, sia attraverso erogazione di ingenti somme a fini di prestito, sia ancora attraverso pagamenti di inesistenti forniture, false fatturazioni, acquisto di beni immobili per immotivate finalità aziendali.
In tale quadro, una somma consistente è stata distribuita indebitamente a don Scordio Edoardo, parroco della Chiesa di Maria Assunta, a titolo di prestito/contributo e pagamento di asserite note di debito: solo nel corso dell’anno 2007, per servizi di assistenza spirituale che avrebbe reso ai profughi, ha ricevuto 132 mila euro.

In particolare, don Scordio, gestore occulto della Confraternita della Misericordia, è emerso quale organizzatore di un vero e proprio sistema di sfruttamento delle risorse pubbliche destinate all’emergenza profughi, riuscendo ad aggregare le capacità criminali della cosca Arena e quelle manageriali di Leonardo Sacco al vertice della citata associazione benefica, da lui fondata.

L’operazione è stata eseguita nel corso della notte da 500 tra agenti della Polizia di Stato appartenenti alle Squadre Mobili delle Questure di Catanzaro e Crotone, Carabinieri del ROS e del Reparto Operativo - Nucleo Investigativo di Catanzaro e Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria e della Compagnia di Crotone, con il concorso dei rispetti Uffici e Comandi centrali. Sono stati inoltre sequestrati beni ed imprese riconducibili agli indagati per ottantaquattro milioni di euro.

Articolo pubblicato il 16 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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