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Scuola, in Sicilia pensionamenti docenti con il contagocce
di Michele Giuliano

Miur: per il 2017/2018 sono attese 1.507 quiescenze tra scuola primaria, d’infanzia e superiore. Troppo pochi considerando che nell’isola sperano di tornare in 10 mila siciliani

Tags: Scuola, Miur, Docenti, Pensione



PALERMO - Poche le speranze per chi, docente fuori regione che ha fatto domanda di rientro in Sicilia, contava sui pensionamenti dei colleghi anziani. Dai primi dati provvisori forniti dal Miur emerge che i pensionamenti dei docenti per il prossimo anno scolastico saranno solo 1.507 in tutto, suddivisi in 1.074 per la secondaria, 297 per la scuola primaria e 136 per la scuola dell’infanzia.
Il 60 per cento di questi posti saranno destinati alle immissioni in ruolo, mentre il restante 40 per cento andrà alla mobilità, suddivisi per il 30 per cento alla mobilità interprovinciale e il 10 ai passaggi di ruolo e di cattedra.

Appena 452 posti, quindi, una inezia, se si pensa che saranno oltre 10 mila i docenti siciliani che produrranno domanda di mobilità interprovinciale, di cui almeno la metà proveniente da altre regioni. Briciole per un numero enorme di siciliani che, faticosamente, hanno scelto di lasciare la propria terra per poter finalmente uscire da un precariato lungo anche decenni, e che adesso sperano di poter rientrare tra i propri affetti.

Le condizioni peggiori si presentano per la scuola primaria e per l’infanzia, per la quale hanno superato la prova scritta per il concorso a cattedra in circa 700, mentre i posti disponibili potrebbero essere appena 180. “Paradossale — dice Leonardo Alagna docente di sostegno assunto a Roma e coordinatore del gruppo Osservatorio diritti scuola - che soltanto il 30 per cento dei posti venga destinato al trasferimento lasciando fuori provincia migliaia di siciliani”.

Eppure, la speranza potrebbe ancora avere un senso per molti. Dopo una lunga attesa andata avanti per settimane è stata trovata l’intesa sul numero di insegnanti che passeranno dall’organico di fatto all’organico di diritto, da supplenti a titolari di cattedra. La trasformazione, confermata dalla norma inserita in legge di bilancio, riguarda 15.100 posti in tutta Italia. Un numero importante, a metà strada tra quella che era la richiesta del Miur, di circa 25 mila  posti, e quella che era la controproposta del ministero dell’Economia, che si fermava a 10 mila stabilizzazioni. Tutte cattedre che verranno coperte con contratti stabili “favorendo - spiegano dal Miur - la continuità didattica e dando una risposta alle legittime aspettative delle precarie e dei precari storici e delle vincitrici e dei vincitori del concorso”.

Le assunzioni avverranno nel corso di questa estate con decorrenza dei contratti dal primo settembre. L’intesa raggiunta tra i due ministeri “conferma - sottolinea una nota congiunta - il continuo impegno del Governo in favore dell’istruzione scolastica”. Tutto avverrà attraverso un monitoraggio continuo dell’evoluzione dell’organico “con l’obiettivo di contenere il fenomeno del precariato e garantire continuità nello svolgimento dell’attività didattica”. “La scuola merita questo riconoscimento. Trasformare ciò che oggi è organico di fatto in organico di diritto significa - sottolinea la ministra Fedeli - scegliere di continuare a investire sulla qualità della formazione delle e dei docenti, mettendo al centro gli interessi di studentesse e studenti, famiglie, insegnanti. L’intesa - aggiunge - è frutto dello sforzo comune compiuto dal Miur e dal Mef. Andremo avanti con le assunzioni” prosegue la ministra facendo riferimento ai posti derivanti da turnover e concorsi “e continueremo a operare trovando le condizioni per rendere l’insieme degli organici scolastici sempre più formati”.

Articolo pubblicato il 23 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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