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Quotidiano di Sicilia

Polveri sottili, la Sicilia soffoca Pm2.5 e Pm10 spadroneggiano
di Rosario Battiato

Secondo una ricerca inglese “più aumenta il particolato, più il cuore si ingrandisce e funziona male”. Troppi veicoli e due procedure d’infrazione, ma spunta il Piano di Tutela dell’aria

Tags: Sicilia, Polveri Sottili, Inquinamento, Ambiente



PALERMO – Le auto a diesel sono tra le più pericolose in circolazione per gli abitanti di una città. Lo rivela una ricerca presentata nei giorni scorsi all’EuroCmr 2017 della Società europea di cardiologia che sottolinea come il particolato emesso principalmente dai veicoli diesel sia associato a un aumento del rischio di infarto, insufficienza cardiaca e morte. Tutto questo a causa di una risposta infiammatoria che deriva dall’inalazione delle polveri sottili (Pm2.5) e che provoca un’infiammazione localizzata nei polmoni, seguita da un’infiammazione più sistemica che colpisce tutto il corpo. Un vero e proprio segnale d’allarme per una Sicilia che ha un parco auto ancora arretrato e superamenti dei limiti di legge registrati proprio nell’ambito del particolato.

Lo studio è stato condotto in Gran Bretagna su un campione di circa 4 mila persone con un’età media di 62 anni e ha utilizzato la risonanza magnetica per valutare il volume sistolico (struttura) e la frazione di eiezione (funzionalità) del ventricolo sinistro. Il risultato è stato abbastanza evidente per gli esperti: rapporto lineare tra il livello di Pm2.5 e struttura e funzione cardiaca. Andando in dettaglio, si riscontra che per ogni aumento dell’esposizione pari a 5 microgrammi per metro cubo di polveri sottili si associa un 4-8% di aumento del volume sistolico e un calo del 2% della frazione di eiezione. “Abbiamo riscontrato – ha dichiarato il cardiologo Nay Aung della Queen Mary University di Londra in un’Ansa – che più il livello di Pm2.5 aumenta, più il cuore diventa grande e peggio funziona” e quindi “entrambe queste misure sono associate ad una maggiore morbilità e mortalità da malattie cardiache”.

Per la Sicilia non sono buone notizie per almeno due motivi. Il primo è dato dai veicoli: nell’Isola soltanto il 3,7% del parco circolante è composto da auto ad alimentazione alternativa (ibridi, elettrici, metano e gpl), contro il 7,9% della porzione italiana. I dati di riferimenti sono dell’Aci, aggiornati al primo gennaio del 2017, e arrivano da un’elaborazione congiunta condotta dall’Osservatorio Autopromotec e dall’Osservatorio Federmetano (struttura di ricerca sul metano per autotrazione). Inoltre, lo dicono i dati Istat, la Sicilia ha un rapporto tre mezzi e cittadini particolarmente elevato (a Catania 647 auto per mille abitanti) e una porzione particolarmente sostanziosa di auto con gli standard emissivi più bassi.

Sull’Isola incombono anche due procedure di infrazione – una per superamenti del Pm10, sempre della famiglia del particolato, e un’altra per il biossido di azoto – e comunque anche le ultime rilevazioni compiute dall’Arpa Sicilia confermano che proprio particolato e biossido di azoto, ai quali si aggiunge l’ozono, hanno fatto registrare i maggiori superamenti dei limiti di legge nel triennio in considerazione (2012-2015).

La buona notizia è che dopo sette lunghi anni di attesa, e tante polemiche, la Sicilia avrà il suo Piano di Tutela della qualità dell’aria. All’inizio di maggio l’Arpa ha comunicato di aver “elaborato al dipartimento regionale dell’Ambiente il rapporto Ambientale e la sintesi non tecnica, al fine di potere dare immediato avvio alla procedura di Vas (valutazione ambientale strategica, ndr) del Piano di Tutela della qualità dell’aria”. Uno strumento che potrebbe contribuire al blocco delle procedure di infrazione e che sarà il riferimento dell’aria isolana per i prossimi dieci anni.

Articolo pubblicato il 31 maggio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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