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Quotidiano di Sicilia

Rifiuti, tasse commisurate a servizi e conferimento: è "rivoluzione"
di Rosario Battiato

In vigore il Decreto ministeriale: i Comuni dovranno misurare la quantità di spazzatura conferita dai singoli. Milazzo (Cisl): “Amministrazioni inchiodate alle proprie responsabilità”

Tags: Rifiuti, Tasse



PALERMO – In vigore da ieri il decreto 20 aprile 2017 del ministero dell’Ambiente, pubblicato sulla Guri del 22 maggio, che prevede “criteri per la realizzazione da parte dei Comuni di sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico o di sistemi di gestione caratterizzati dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio, finalizzati ad attuare un effettivo modello di tariffa commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati”. In altri termini: tariffe commisurate al conferimento e alla qualità del servizio.

Una rivoluzione in dieci articoli. Il provvedimento del ministero dell’Ambiente è adesso nelle mani dei Comuni che dovranno applicarne tutte le misure. I punti chiave della riforma sono contenuti già nell’articolo 1, nel quale si prevede la realizzazione, da parte dei comuni, di “sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti dalle utenze al servizio pubblico” e sistemi di gestione caratterizzanti “dall’utilizzo di correttivi ai criteri di ripartizione del costo del servizio in funzione del servizio reso”. Due misure che dovranno servire ad attuare un effettivo modello di tariffa “commisurata al servizio reso a copertura integrale dei costi relativi al servizio di  gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti  assimilati, svolto nelle forme ammesse  dal diritto dell’Unione europea”.

L’identificazione delle utenze avviene tramite l’assegnazione di un codice personale. Si prevedono le misurazioni puntuali tramite il peso o il volume della quantità di rifiuto urbano residuo, ma anche le quantità di altre frazioni o flussi di rifiuto oggetto di raccolta differenziata. L’identificazione dell’utenza a cui è associata la misurazione avviene in “modalità diretta e univoca, attraverso idonei dispositivi elettronici di controllo integrati nel contenitore o nel sacco con cui il rifiuto è conferito, ovvero mediamente idonee attrezzatura installate in appositi punti di conferimento quali ad esempio i contenitori con limitatore volumetrico”.

I sistemi di misurazione dovranno consentire di identificare l’utenza che conferisce tramite un codice associato e registrare il numero dei conferimenti e misurare la quantità di rifiuti conferiti. Le modalità di misurazione sono molteplici e possono essere effettuate sull’automezzo tramite identificazione del contenitore e del sacco, da un dispositivo in dotazione all’operatore, dal contenitore adibito alla raccolta oppure presso un centro di raccolta. 

Una vera e propria rivoluzione che di fatto imporrà ai Comuni siciliani la necessità di aggiornare il proprio sistema con le tariffe corrispettive, cioè commisurate alla reale quantità di rifiuti prodotta dal singolo utente e alla qualità del servizio reso. Per il segretario generale della Cisl Sicilia, Mimmo Milazzo, è un appuntamento importante perché “il tema degli scarti in Sicilia ha una duplice, ravvicinata scadenza, che inchioda tutti alle proprie responsabilità: i Comuni da una parte, la Regione dall’altra”.

Entro il 20 giugno, infatti, la Regione dovrà comunicare al Ministero le iniziative per la crescita della differenziata nell’Isola (ne abbiamo parlato nel servizio di ieri “Rifiuti, il ministero dà la proroga ma detta le condizioni alla Sicilia”), mentre già da ieri i Comuni dovrebbero essere al lavoro. “In ossequio al decreto del ministero dell’Ambiente che dà corso al principio che chi inquina paga, le amministrazioni locali – ha ricordato il sindacato – dovranno dotarsi adesso di sistemi che, facendo leva sul codice fiscale o su un codice utenza, permettano di associare il contenitore, il sacco o comunque il particolare conferimento, al singolo residente o a un aggregato di utenti (un condominio, appunto)”.

Articolo pubblicato il 08 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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