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Mediterraneo, il mostro è l'uomo. Sicilia prima per pesca di frodo
di Rosario Battiato

Report di Legambiente: un’infrazione su due (il 49,7%) commessa nelle regioni del Mezzogiorno. Dai rifiuti marini alla depurazione assente, il mare dell’Isola è sotto attacco

Tags: Pesca, Sicilia, Pesca Di Frodo, Legambiente



PALERMO – I reati blu scelgono ancora la Sicilia. Stretto tra la presenza dei rifiuti marini, l’assenza di depurazione, la pesca di frodo e le speculazioni edilizie con le costruzioni abusive nelle aree con vincolo di inedificabilità, il mare dell’Isola resta tra i più esposti al pericolo anche nell’edizione 2017 di “Mare monstrum”, il report di Legambiente che registra tutti i reati per regione. Nella classifica dell’illegalità la Sicilia si conferma al secondo posto con il 13% delle infrazioni totali che si traducono in 2.041 infrazioni accertate, 2.269 persone denunciate e arrestate e 380 sequestri effettuati.

Davanti alla Sicilia c’è solo la Campania con il più alto numero di infrazioni accertate (2.594 reati, il 16,5% del totale), di persone denunciate o arrestate (2.912) e di sequestri, 839. Se le prime due posizioni sono stabili ormai da anni, al terzo posto si presenta la Puglia (11,7% del totale), che lo scorso anno era stata quinta. A seguire il Lazio, che invece è in miglioramento, e quindi la Calabria, la Liguria, e la Toscana che si posiziona settima. Fanalino di coda è il Molise con l’1,3%. Un’infrazione su due (7.807, pari al 49,7%) si commette nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa che sono Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Menzione speciale anche per le classifiche regionali per tipologia di reato: la Campania domina il reparto cemento abusivo, l’Isola per pesca di frodo e infrazioni al codice della navigazione.

Assume una valenza del tutto diversa la classifica del mare illegale che stima le infrazioni per chilometro di costa. L’Isola, in questo caso, è solo al quattordicesimo posto con appena 1,4 sanzioni per km, mentre a dominare la classifica c’è un inaspettato Molise con 5,8, seguito dalla solita Campania a 5,5. Sul podio anche la Basilicata che arriva a 4,8.

I numeri dell’associazione del cigno arrivano in seguito a una serie di rapporti che avevano denunciato in maniera netta lo stato rischioso in cui versa il mar Mediterraneo con 250 miliardi di microparticelle di plastica presenti rilevate nella relazione del Centro comune di ricerca della Commissione europea di marzo.

A tutto questo si aggiungono altri due ben noti mali che riguardano da vicino la Sicilia: la depurazione che la vede coinvolta in ben tre procedure di infrazione Ue e la presenza delle costruzioni abusive insanabili lungo la coste, nei confronti delle quali ancora si fatica a trovare un’azione decisa di Comuni e Regione per procedere con le demolizioni.

Il rapporto è stato lanciato nei giorni scorsi in occasione dell’appuntamento con la partenza di Goletta verde, la storica imbarcazione di Legambiente che navigherà, anche quest’anno, lungo tutta la Penisola per monitorare le qualità delle acque marine e per denunciare i crimini che minacciano il mare nazionale. L’edizione 2017 di Goletta verde prevede un viaggio in 21 tappe, con arrivo finale il 12 agosto a Lignano Sabbiadoro (UD), e passaggi in diverse regioni italiane. In Sicilia farà tappa a Palermo. “La salute dei nostri mari – ha dichiarato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – è sempre più a rischio a causa dei rifiuti galleggianti e spiaggiati e delle continue illegalità ambientali, che seguitano a sfregiare coste e territori italiani”.

Articolo pubblicato il 21 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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