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Quotidiano di Sicilia

In Sicilia solo un comune è libero dai rifiuti
di Rosario Battiato

Legambiente: in Italia 500 città hanno ridotto la produzione di spazzatura indifferenziata a meno di 75 kg l’anno. Nell’Isola “premiato” solo San Michele di Ganzaria, centro di 3 mila abitanti in provincia di Catania

Tags: Rifiuti, Sicilia, Legambiente



PALERMO – Sui rifiuti la Sicilia resta ancora molto indietro: c'è un solo comune “rifiuti-free” sugli oltre 500 nazionali che hanno ridotto la produzione di immondizia, portandola a meno di 75 kg di rifiuto secco indifferenziato per abitante all'anno. Lo rivelano gli ultimi numeri contenuti nel rapporto “Comuni ricicloni 2017” di Legambiente, presentato nei giorni scorsi a Roma durante la giornata conclusiva del IV Ecoforum organizzato dall'associazione del cigno in collaborazione con La Nuova Ecologia e Kyoto Club e in partnership con il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati.

Ci sono più di 3,2 milioni di cittadini italiani considerati “rifiuti-free” che vivono in 486 comuni. Nel complesso diminuisce il numero dei municipi, nell'edizione 2016 erano stati 525, ma crescono gli abitanti che erano poco meno di 3 milioni nella scorsa rilevazione. La distribuzione delle amministrazioni premia in maniera decisa il Nord del Paese (82% del totale), seguita dal Sud (10%) e dal Centro (8%). Circa un terzo dei comuni virtuosi si trova in Veneto (29,2%), seguito dal Friuli Venezia Giulia (27,8%) e dal Trentino Alto Adige (18,7%).

Cresce anche il numero dei comuni capoluogo liberi dai rifiuti con Trento che va ad aggregarsi a Pordenone, Treviso e Belluno.
Tra gli enti locali vincitori per Regione, la Sicilia conferma una vecchia conoscenza come San Michele di Ganzaria, piccolo comune da circa 3 mila abitanti in provincia di Catania, ma non c'è nessuno nome tra i comuni sopra i 10 mila abitanti. La distribuzione dei comuni rifiuti free, pertanto, conferma il gravissimo ritardo del sistema isolano con appena un comune che rientra in questa graduatoria, cioè lo 0,3% del totale. Riescono a fare peggio della Sicilia soltanto due regioni che restano congelate a zero: Puglia e Valle d'Aosta. In grande crescita c'è la Lombardia che ha toccato quota 90 (+14 rispetto ai 76 della scorsa rilevazione) con oltre 20 comuni oltre i 10 mila abitanti.

La strada è segnata: le migliori esperienze confermano che l'unione fa la forza, anche nella gestione del rifiuto. “Il sistema di gestione dei rifiuti consortile – scrivono da  Legambiente – consolida la propria validità garantendo servizi omogenei su tutto il territorio servito” e “l’83% dei Comuni a bassa produzione di rifiuto indifferenziato, infatti, fa parte di un consorzio o di una comunità montana”.

Si attendono segnali anche dalle grandi città. In Sicilia si stanno sperimentando ormai da qualche mese le prime forme di raccolta porta a porta anche nei centri metropolitani che restano particolarmente in ritardo anche nei numeri della differenziata, a fronte di una crescita complessiva degli ultimi mesi che ha portato la media isolana a superare il 20%, comunque in ritardo di circa trenta punti percentuali rispetto alla media nazionale.

Proprio nei grandi centri bisogna vincere la sfida dei rifiuti. Lo ha confermato Rossella Muroni, presidente di Legambiente, spiegando che “sull'economia circolare anche le grandi città possono fare la differenza, ce lo dimostra la città di Milano, prima metropoli italiana ad aver superato la soglia del 50% di raccolta differenziata che, con un milione e trecentomila abitanti serviti dal 'porta a porta', è la prima metropoli in Italia e la seconda in Europa dopo Vienna”.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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