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Riscossione Sicilia, dubbi sul futuro della partecipata
di Raffaella Pessina

I giudici contabili: “Le pesanti perdite hanno portato il patrimonio netto da una consistenza di 40,7 mln (2010) a un valore negativo di 562 mln nel 2015”. Ardizzone: “Il quadro complessivo delle entrate regionali non risulta confortato dall’andamento della riscossione coattiva”

Tags: Riscossione Sicilia, Antonio Fiumedreddo, Corte Dei Conti



PALERMO - Sui conti non in ordine della Regione siciliana e sui relativi rilievi fatti dalla Corte dei Conti si trova d’accordo il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone: “Molte delle considerazioni del procuratore generale Zingale nella sua requisitoria finale non mi sorprendono e anzi sono condivisibili. Alcuni di questi rilievi sono stati posti, al governo regionale, anche dalla presidenza dell’Ars. Fin dall’inizio della legislatura, in tantissime occasioni, per esempio, abbiamo dovuto sollecitare l’invio delle relazioni tecniche di accompagnamento ai disegni di legge governativi e parlamentari. Nei rapporti con il governo, questo è stato, ed è, un continuo tormento”.

La relazione della Corte dei Conti prende in considerazione l’attività della partecipata regionale Riscossione Sicilia, da tempo al centro di polemiche perché si ventila la sua chiusura. “Il quadro complessivo delle entrate regionali non risulta confortato dall’andamento della riscossione coattiva, esercitata attraverso la società in house Riscossione Sicilia Spa, che nel corso del 2016 ha conseguito un tasso di riscossione sul carico netto procedibile del 7,7% per complessivi 416 milioni di euro, al lordo del rimborso degli oneri e dei compensi spettanti all’Agente”.

Nonostante Riscossione Sicilia abbia raggiunto il proprio obiettivo, e cioè di incrementare del 5% rispetto all’anno precedente l’ammontare delle somme versate all’Erario, “permangono le criticità legate al contesto economico e ad una legislazione che, nell’intento di accrescere le tutele dei contribuenti (…) ha inciso sull’operatività degli agenti della riscossione e in definitiva ha indebolito la posizione creditoria dei soggetti pubblici”. è emerso inoltre il grave stato di crisi in cui versa la partecipata regionale: “Queste sezioni non possono non rilevare che le pesanti perdite dei bilanci societari negli ultimi anni hanno portato il patrimonio netto di Riscossione Sicilia da una consistenza di 40,7 milioni di euro alla data del 31 dicembre 2010 ad un valore negativo di 562 milioni di euro al 31 dicembre 2015. I risultati operativi dell’esercizio 2016 e i dati previsionali del 2017, confermano la situazione illustrata, con un reddito netto negativo nel 2016 di 10,4 milioni di euro; peraltro il risultato del 2017 è previsto anch’esso negativo per circa 7,7 milioni di euro”. Pertanto “il valore della partecipazione detenuta dalla Regione Siciliana, risulta azzerato”.

La Corte rileva che la Regione non ha assunto ancora una decisione strategica in ordine all’assetto della Riscossione Sicilia a seguito della riforma nazionale e in merito ai provvedimenti da intraprendere per assicurare l’efficienza del servizio da parte della società in house. Infatti con il decreto legge 193 del 2016 ha mutato lo scenario del sistema di riscossione del territorio e a partire da oggi le società del gruppo Equitalia sono sciolte (tranne Equitalia Giustizia) e nasce l’ente pubblico economico, Agenzia delle entrate-Riscossione che adotterà nuovi sistemi digitali per facilitare l’utenza.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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