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Pubblica amministrazione via libera alla Class action
di Antonio Casa

Il Consiglio dei ministri approva il decreto legislativo che consente i ricorsi collettivi per l’efficienza dei servizi. Accertato l’inadempimento, scattano giudizi disciplinari per i dirigenti responsabili

Tags: Pa, Class Action



Roma - Via libera definitivo dal Consiglio dei ministri al decreto legislativo sulla Class action nella pubblica amministrazione. Il testo aveva ricevuto il parere favorevole della Conferenza unificata e, giovedì, quello delle competenti Commissioni di Camera e Senato. Si completa così - informa un comunicato del ministero guidato da Renato Brunetta - un’altra fase del processo normativo di realizzazione del Piano industriale della Pubblica Amministrazione.

La Class action nella P.A. non prevede risarcimenti, come nel caso dei ricorsi collettivi nel settore privato, ma punta al miglioramento nella produzione del servizio, correggendone le eventuali storture. Le disposizioni contenute hanno lo scopo di garantire il cittadino-cliente da qualsiasi violazione degli standard di qualità del servizio pubblico, a prescindere dalla natura pubblica o privata del soggetto che lo eroga. In via indiretta, poi, si intende fornire alla collettività uno strumento di tutela nonchè di accrescimento del tasso di democraticità e trasparenza nella gestione della cosa pubblica.
Adiconsum è più scettica: si tratta di un’illusione che lascia poche speranze, perché affida ai consumatori l’onere di attivare un’azione collettiva quando hanno già difficoltà a ricorrere al giudice; perché la legge parla di interessi identici invece che di interessi “omogenei” (il vincolo di interessi identici limita la possibilità di ricorrere all’azione collettiva); infine la legge mette il danno a carico non dell’impresa responsabile della pratica commerciale scorretta, ma dei consumatori che avviano l’azione collettiva.

Gli elementi caratterizzanti la disciplina contenuta nel decreto sono: il ricorso consegue alla lesione di interessi giuridicamente rilevanti per una pluralità di utenti provocata dalla violazione di standard qualitativi ed economici così come degli obblighi contenuti nelle Carte di servizi oppure dalla violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti amministrativi generali: l’oggetto del giudizio (lo scostamento da uno standard) si lega quindi strettamente alla previa definizione di standard di qualità organizzativa, che si persegue con il decreto legislativo n. 150/2009 (Riforma Brunetta); la sua proponibilità sia da parte dei singoli aventi un interesse diretto, concreto e attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata sia da parte di associazioni e comitati a tutela degli interessi dei propri associati; la previsione di una diffida preventiva all’amministrazione, che viene così resa edotta tempestivamente della pretesa collettiva e può porre rimedio ai vizi lamentati scongiurando la proposizione dell’azione; il collegamento della sentenza con l’eventuale avvio di procedure innanzi agli organi preposti all’individuazione dei soggetti che abbiano cagionato l’inefficienza, alla loro valutazione e all’avvio del giudizio disciplinare, oltre che la sua comunicazione alla Corte dei conti e alla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche; la previsione di idonee forme di pubblicità del procedimento giurisdizionale, della sentenza e delle misure adottate per ottemperarvi allo scopo di potenziare la funzione di deterrenza; la possibilità di ricorrere al giudice dell’ottemperanza, in base ai principi generali del processo amministrativo, qualora l’amministrazione non adempie alla pronuncia.

Articolo pubblicato il 19 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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