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Riscossione Sicilia, Fiumefreddo: "Chiuso il Bilancio 2016 con 38 milioni di attivo"
di Valeria Arena

L’amministratore unico in Commissione parlamentare per l’Attuazione del Federalismo fiscale: “Politica di risparmi molto severa e riorganizzazione delle attività”. Negativo però il giudizio della Corte dei conti: “Pesanti perdite nei Bilanci negli ultimi anni e criticità nel contesto economico”

Tags: Riscossione Sicilia, Antonio Fiumedreddo, Corte Dei Conti



ROMA - Ieri l’amministratore unico di Riscossione Sicilia, Antonio Fiumefreddo, è stato sentito a Roma dalla commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale in merito all’attività della partecipata regionale e al sistema di fiscalità della Regione Sicilia. “Quando mi sono insediato c’era un consiglio di amministrazione - ha dichiarato Fiumefreddo durante l’audizione - solo dopo la riforma si è passato all’amministatore unico. Nel 2014 la riscossione era pari a 480 milioni di euro su un totale di più di 5 miliardi, un dato veramente agghiacciante, pari all’8% di ciò che avremmo dovuto riscuotere. Non esistevano procedure di verifica, ma esisteva un principio: rifugio nella cosiddetta inesigibilità. .L’inesigibile era pari a 150 miliardi di euro, c’erano costi assolutamente enormi e assenza totale di studi di settore che avrebbero consentito di individuare le sacche più propense ad eludere ed evadere”.
“In Sicilia - ha continato - abbiamo rottamato 3 miliardi e mezzo di cartelle, che porteranno un flusso molto importante nei prossimi anni, che intendiamo investire nell’infrastruttura tecnologica. Dal punto di vista organizzativo un’organizzazione regionale, se funziona, è più  attenta al territorio e non c’e’ dubbio che questa attenzione può portare maggiori entrate per la Regione e per lo Stato. Trattare però la Sicilia allo stesso modo di come si trattano le altre regioni, non fa giustizia per gli sforzi che vengono compiuti”.

“Per incrementare la riscossione - ha concluso l’au in audizione - abbiamo implementato l’infrastruttura tecnologica, abbiamo molto investito su questo, anche cercando di stabilire un rapporto con Equitalia, abbiamo poi avviato una ristrutturazione interna delle risorse umane, abbiamo ristrutturato gli ambiti regionali e la politica degli immobili ma soprattutto abbiamo imposto una serie di procedure relative ad acquisto di beni e servizi, con grandi risparmi.  “Abbiamo attivato una politica di risparmi molto severa e riorganizzato le attivita, tutto questo ha portato degli incrementi molto importanti: dopo due anni di attività abbiamo portato la riscossione a un miliardo e 100, un risultato importante ma ancora lontano dalla performance che dobbiamo avere. Il raddoppio della riscossione per la prima volta ha riportato in attivo la società, chiudiamo il Bilancio con 38 milioni di attivo”.

Fiumefreddo ha inoltre presentato alla commissione un progetto concreto che prevede la detassazione mirata degli investimenti nell’isola e un’esenzione decennale contributiva per quanti, investendo in Sicilia, creeranno nuovi posti di lavoro e ha chiesto l’impegno al varo di una norma che consenta la compensazione dei crediti in sede di definizione agevolata delle cartelle (rottamazione) per essere effettivamente d’aiuto alle tante imprese siciliane costrette a versare i tributi pur vantando crediti milionari nei confronti della Pubblica amministrazione.

Sulla partecipata, però, piomba il giudizio della Corte dei conti
di qualche giorno fa: “Il quadro complessivo delle entrate regionali non risulta confortato dall’andamento della riscossione coattiva, esercitata attraverso la società in house Riscossione Sicilia Spa, che nel corso del 2016 ha conseguito un tasso di riscossione sul carico netto procedibile del 7,7% per complessivi 416 milioni di euro, al lordo del rimborso degli oneri e dei compensi spettanti all’Agente”.

Nonostante Riscossione Sicilia abbia raggiunto il proprio obiettivo, - l’incremento del 5% rispetto al 2015 delle somme versate all’Erario - “permangono le criticità legate al contesto economico e ad una legislazione che, nell’intento di accrescere le tutele dei contribuenti (…) ha inciso sull’operatività degli agenti della riscossione e in definitiva ha indebolito la posizione creditoria dei soggetti pubblici”. “Queste sezioni - continuano i giudici contabili - non possono non rilevare che le pesanti perdite dei bilanci societari negli ultimi anni hanno portato il patrimonio netto di Riscossione Sicilia da una consistenza di 40,7 milioni di euro alla data del 31 dicembre 2010 ad un valore negativo di 562 milioni di euro al 31 dicembre 2015. I risultati operativi dell’esercizio 2016 e i dati previsionali del 2017, confermano la situazione illustrata, con un reddito netto negativo nel 2016 di 10,4 milioni di euro; peraltro il risultato del 2017 è previsto anch’esso negativo per circa 7,7 milioni di euro”. Pertanto “il valore della partecipazione detenuta dalla Regione diciliana, risulta azzerato”. La stessa Regione, per altro, non sembra avere ancora assunto una posizione strategica sul futuro dell’Ente.
 

Articolo pubblicato il 20 luglio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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